CORSO
ECM DI ADDESTRAMENTO ALLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA
(per apprendere a gestire
i conflitti in maniera efficace)
Obesità psicogena e ipnosi di Vincenzo Di Marco
L’obesità è uno dei problemi più diffusi nella società contemporanea; si calcola che circa il 20% della popolazione abbia una obesità patologica. Molti anni fa l’obesità era considerata come derivante da trasgressioni alimentari e non, come oggi, una malattia a patogenesi ignota che coinvolge comunque il metabolismo energetico, responsabile di una riduzione della spettanza di vita e di un peggioramento della qualità della vita stessa.Mancano a tutt’oggi dati sicuri sia per l’identificazione del meccanismo patogenetico dell’obesità, sia sul significato clinico di base, che sia in grado di spiegare la tendenza a un eccessivo accumulo di energia.E’ comunque certa la multifattorialità etiopatogenetica in cui entrano in gioco componenti biologico-genetiche, biologico-costituzionali, neurochimiche, psicologiche, di personalità, socio-culturali e di abitudini alimentari.E’ importante identificare la personalità in generale e le caratteristiche psicopatologiche che possono contribuire allo sviluppo e al mantenimento di questo disturbo.Le ricerche che valutano le caratteristiche di personalità dei bulimici suggeriscono la presenza di vari tipi di problemi interpersonali e di psicopatologia.Altre ricerche rilevano come le pubblicazioni sulla percezione delle persone soprappeso tendono ad enfatizzare il negativo; l’obesità è un marchio, gli obesi sono spesso rifiutati e molte persone obese interiorizzano le abitudini negative e conseguentemente hanno una cattiva immagine di sé.Una maggiore frequenza, durante la vita, di episodi depressivi in pazienti obese con bulimia rispetto a pazienti obese non bulimiche.Inoltre nella maggioranza dei casi il disturbo depressivo, nelle pazienti obese con bulimia ha preceduto l’inizio della condotta bulimia. I dati sembrerebbero suggerire che, perlomeno in un consistente sottogruppo di pazienti obese con bulimia, la depressione sia primaria al disturbo del comportamento alimentare.Un consistente sottogruppo di obese bulimiche mostra invece una depressione secondaria o comunque strettamente associata con la problematica alimentare. Infine circa un terzo delle obese bulimiche non riporta né disturbi affettivi pregressi né sofferenze depressive attuali. E’ evidente che la bulimia si associa con l’intero spettro della depressione.Insieme alla depressione, i bulimici riportano generalmente anche sensi di colpa conseguenti al ciclo Abbuffata – Vomito.Sembra che ci sia un consenso generale sul ruolo degli affetti negativi nell’eziologia e nel mantenimento del suddetto ciclo.Una auto valutazione negativa, in generale, insieme alla insoddisfazione per il proprio corpo, in particolare, sono stati notati come fattori primari nell’eziologia e nel mantenimento del suddetto ciclo.Una auto valutazione negativa, in generale, sono stati notati come fattori primari nell’eziologia del comportamento bulimico.Esistono tre tipi di disturbi emotivi associati con l’obesità: 1) Le condotte alimentari compulsive come la sindrome del mangiar di notte e la sindrome bulimia. 2) I disturbi della percezione dell’immagine corporea che si riscontrano prevalentemente negli obesi con caratteristiche nevrotiche. 3) Le complicazioni psicologiche della dieta che sono caratterizzate dalla comparsa di lieve ansia depressione e irritabilità. Il pattern bulimico degli obesi si accompagna a tratti di personalità propri della “sindrome di impulsività” la quale presenta numerose analogie con i disturbi di dipendenza da alcool o sostanze psicoattive.Le diete, inoltre, creano una vulnerabilità ai comportamenti tesi alle abbuffate (in accordo con la teoria della restrizione).Le ricerche suggeriscono che sia coloro che si contengono nel mangiare sia coloro che sono sempre a dieta sono associati con la sovralimentazione.Riguardo la personalità degli obesi, i livelli di ansia e di depressione - unitamente alle paure, i viaggi e agli spostamenti – fanno intravedere tratti di personalità passivi, docili, iperfemminili. L’ossessività viene ricondotta alla presenza di pensieri intrusivi. Che cosa rappresenta di così importante il cibo per essere una costante compagna di viaggio nei vari processi di crescita? La risposta è semplice: affetto, conforto, compagnia.Si sostiene che gli innamorati mangiano poco, vivono d’aria. Nella realtà la fase iniziale di una piacevole transazione d’amore offre tali e tante gratificazioni in termini affettivi da compensare il coinvolgimento abituale del cibo legato all’emotività. Inoltre ci si bacia frequentemente. Il bacio altro non è che il tentativo di ritrovare il nirvana tipico della fase orale (0 – 2 anni), l’estasi del bambino nell’atto di suzione con il seno della madre. Un altro importante motivo per non ricercare avidamente un rapporto labiale con il cibo o con la sigaretta. Per il bambino affetto e nutrimento non sono unità indivise e la mamma spesso è “troppo” contenta quando il bambino mangia. E’ contenta a tal punto da sorridere in modo particolare al bambino quando mangia tanta pappa. Può capitare che questo particolare sorriso non si ripeta con altre esperienze di vita, ad esempio quando il bambino fissa negli occhi la mamma, quando comunica con i suoi gorgheggi, quando inizia a stare seduto, quando muove i primi passi ecc. Questa parziale esclusiva strutturerà nel bimbo una sorta di “rinforzo” a mangiare per incontrare quel meraviglioso e radioso sorriso che gli trasmette amore, sicurezza, serenità e gioia di vivere. Anche questa è ipnosi. L’ipnosi non è una pratica strana ma un fenomeno naturale e quotidiano. IPNOS dal greco indica Sonno, dormire, tutto ciò che nel sonno avviene. E’ bello abbandonarsi alla vita onirica l’attimo prima di addormentarsi, è altrettanto bello staccare un interruttore e delegare, alterare il proprio stato di coscienza. L’ipnosi altro non è che un sonno profondo e cosciente. La catarsi post ipnotica è una liberazione, vincere un condizionamento profondo (mangia e sarai felice).Nel regno animale un animale non riesce a sostenere lo sguardo se non quando attacca. Nel caso in cui l’animale sostenga lo sguardo, è inesorabilmente ipnotizzato da colui che ritiene sia il capo branco, quindi degno di piena fiducia, al quale consegnare se stesso.Il bambino che è in noi mangiando ricerca quel particolare sorriso, con tutte le sensazioni piacevoli che esso rammenta. E’ un meccanismo abituale al quale difficilmente prestiamo attenzione, ad esempio un odore può evocare tutti i ricordi a lui collegati, un luogo può sembrare familiare. Non è casuale che si mangi prevalentemente dopo le 18,00. Prima di quell’ora siamo assorti dalla vita professionale, la nostra parte adulta è attivata, indaffarata, creativa, riflessiva. Spento l’interruttore con le cose da fare, ecco che il giusto relax richiede la compagnia di gratificazioni. Spesso è proprio la vita sentimentale analizzata analogicamente (amici, parenti, amanti..) a dimostrarsi insufficiente. Ricorre una sorta di condizionamento collegato agli ingranaggi di famiglia, processi educativi, gesti e comportamenti eccessivi ecc., scardinano il naturale eqilibrio della nostra intelligenza emotiva. I conflitti impediscono una spontanea, sincera vita sociale, le censure amplificano il nostro sentimento d’inadeguatezza e ci sentiamo soli, al punto da attivare quel bambino affamato d’affetto. La mente crea un mondo d’astrazioni, una profonda suggestione pervade la mente e la voracità orale prende possesso di noi. Voracità, le noccioline sono catapultate in bocca con gesti precisi, i morsi si fanno rapidi, la masticazione non è adeguata, non gustiamo il cibo. Pochi morsi frettolosi e giù nel cavo orale, quante persone in sovrappeso masticano pochissimo? Ti sei mai chiesto chi altro non mastica adeguatamente il cibo? Chi non ha denti! E’ il bambino che è in te.Proprio per questo motivo qualsiasi dieta, anche la più corretta fisiologicamente, sarà rapidamente accantonata se nel profondo non è stato preparato il terreno fertile utile alla sua sopravvivenza (accettazione). Non è raro che persone in sovrappeso collezionino numerose diete redatte da diversi dietologi, senza che il proprio peso corporeo abbia registrato cali durevoli.Perché i bodybuilder riescono a definirsi mostrando sui palchi addominali evidenti e definiti?Sono auto ipnotizzati. L’evento agonistico, il confronto, la costruzione di se stessi, la possibilità di plasmare un corpo rendendolo plastico, bello, perfetto, forte, “invincibile”, sono gli ingredienti per creare un’illusione, un’astrazione mentale. L’allenatore diventa l’uomo di fiducia per antonomasia ed un processo di delega incondizionata sovrintende questa speciale transazione.Stranamente questa dieta, sicuramente meno tecnica e corretta di quelle compilate da specialisti, si dimostra perfetta, eccellente e rispettarla non produce particolari stress. Nella realtà gli allenatori sono persone molto sensibili alle quali piace sentirsi importanti aiutando il prossimo e…ce la mettono tutta. Per questo motivo si crea quel legame emozionale che consente di elevare la motivazione ai massimi livelli. I risultati offrono sufficienti gratificazioni. Spesso da un sano rapporto ad uno patologico, il passo è breve, sempre a danno dell’allievo. Il delirio d’onnipotenza di un allenatore può provocare “catastrofi” nel suo allievo! E’ mia opinione che una formazione culturale di base, orientata alla Psicologia quale conoscenza dell’animo umano, dovrebbe fare parte del percorso didattico in tutti i corsi di formazione per allenatori, istruttori e personal trainer di body building e fitness (wellness, cardiofitness, body sculpture ecc.).Una suggestione ipnotica a scopo dimagrante è di competenza di ipnoterapeuti esperti, nonostante questo, può dimostrarsi un buon inizio.
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