Benvenuti! Telefonateci ai n. 0622796355 - 3473157728.  Siamo a ROMA in Piazza Sempronio Asellio 7 (metro A Giulio Agricola/Tuscolana/Don Bosco/Cinecittà)

Il C.I.S.P. ti offre la possibilità di avere a disposizione gratuitamente per trenta minuti uno Psicoterapeuta a cui poter fare qualsiasi tipo di domanda riguardante il potenziamento del tuo BENESSERE. Per usufruire del servizio...

Prospettive costruttiviste in psicologia e psicoterapia.

Una riflessione epistemologica

di Edy Trazzi

 

Descrizione: L’articolo si propone di provare a delineare un quadro concettuale di matrice costruttivista, atto a favorire una riflessione sulle forme di conoscenza, considerata necessaria per chi si interessa al comportamento umano. Si intende, inoltre, individuare alcune semplici applicazioni operative utili per l’intervento in psicologia e psicoterapia.                 

Il panorama scientifico moderno sembra attraversato da alcune prospettive teoriche che trovano specifiche articolazioni in diversi campi disciplinari. Il costruttivismo è una di queste.In ambito psicologico e sociale, per esempio, oltre a fornire metodi di indagine e forme di intervento, il costruttivismo ha portato ad un ripensamento epistemologico e ad un serrato confronto tra teorie e metodi un tempo distanti e poco correlati.Scopo di questo contributo è delineare un quadro concettuale di matrice costruttivista, atto  a cogliere, problemi e soluzioni, favorire una riflessione sulle forme di conoscenza ed individuare alcune semplici applicazioni operative di impostazione costruttivista, utili per l’intervento in psicologia e psicoterapia.La maggior parte delle visioni filosofiche, scientifiche, sociali, fino al senso comune, anche se molto diverse le une dalle altre, hanno in comune un importante elemento: l’idea che una realtà vera, unica e stabile esista. Sui banchi di scuola si insegna agli studenti che il mondo è stato creato, è fuori di noi e dobbiamo imparare a scoprirlo.Il senso comune considera i fatti sempre derivanti da una causa, la scienza classica considera oggetto di scienza quello che è ripetibile, oggettivo, spiegabile, assoluto; l’osservatore osserva da una posizione privilegiata, esterna e neutrale e può spiegare attraverso verità oggettive gli accadimenti.Il costruttivismo rinuncia a tutto ciò e mette in crisi il rapporto univoco con la realtà e la possibilità di avere un’unica rappresentazione del mondo, non condivide l’idea, ancora oggi consolidata,  di una causalità necessariamente deterministica e lineare e mette in discussione l’oggettività e l’osservazione neutrale.Dal punto di vista costruttivista le teorie scientifiche sono “metafore esplicative” utili ma relative e storicamente condizionate.Come diceva Einstain “è la teoria che determina ciò che osserviamo”, che indica il modo in cui decodificare gli accadimenti e quindi, a creare l’oggetto che descrive, l’osservatore, infatti, stabilisce un ordine fra i tanti possibili e costruisce una realtà.Tra ciò che vediamo e la nostra epistemologia esiste un rapporto circolare e, quindi, una continua e reciproca influenza, in questo senso la conoscenza è il risultato di un rapporto attivo con il mondo.Per Piaget l’organizzazione è sempre il risultato di una necessaria interazione tra intelligenza cosciente e ambiente e, come Neisser spiega, esiste uno schema che guida la percezione; la percezione a sua volta modifica lo schema, il quale riorienta la percezione.Riflessioni su questo nuovo rapporto tra osservatore e fenomeno osservato si rendono necessarie a chi si occupa di sistemi umani.In materia di psicologia, psichiatria e psicoterapia, il costruttivismo capovolge l’ipotesi di fondo delle scuole di pensiero classiche, quella secondo cui la conoscenza dell’origine del problema nel passato sia sempre il requisito necessario per la sua soluzione nel presente; tale concezione è impressa nel modello del pensiero e della ricerca scientifica basata su una casualità strettamente deterministica e lineare  ma chi si occupa di sistemi umani non studia fenomeni semplici e banali.Tuttavia, ancora oggi, molti dibattiti “scientifici” hanno lo scopo di “dimostrare” che considerato che il proprio modo di vedere la realtà è quello giusto, chi ha un punto di vista diverso ha torto oppure è malato.

Mentre un biologo molecolare o un fisico delle particelle possono evitare di interrogarsi sul paradigma che consente loro la convinzione di lavorare sui mattoni della natura, ovvero sui dati di una realtà indipendente dai propri asserti teorici, uno psicologo (ma anche antropologo, sociologo ecc.) e quanti altri si interessano al comportamento umano non possono mettere tra parentesi questo tipo di riflessioni. Le loro strategie conoscitive si intersecano con gli eventi osservati e le loro scelte teoriche, se ipotizzano una certa realtà come spiegazione assoluta, possono perdere quei fenomeni la cui complessità rivendica la loro appartenenza a diversi domini della ragione (A. Salvini 1988)

Facendo nostro il presupposto di Salvini, le teorie scientifiche o personali che siano, da verità irrinunciabili diventano, per psicologi, psicoterapeuti, ecc., ipotesi, punti di vista parziali, riferimenti utili per organizzare dati, per porsi obiettivi ed adottare strategie, ma di cui, necessariamente essere costantemente consapevoli.Il rapporto tra teorie e azioni o rappresentazioni, il livello semantico, il linguaggio che usiamo, le domande che facciamo esprimono, come direbbe Watzlawick, il nostro modo di punteggiare la realtà e determinano le risposte che avremo, l’emergere di alcuni dati e non di altri.Il linguaggio, per esempio, appare come elemento fondamentale nella relazione psicoterapeutica perché costruisce visioni del mondo, la capacità dialogica consiste nel riuscire a combinare il proprio punto di vista con quello dell’altro, attraverso il dialogo si esplorano mondi e si costruiscono nuove cornici e, quindi, nuove prospettive.Appare importante studiare il linguaggio per le premesse che lo strutturano, il terapeuta dovrà utilizzare domande che permettano alla persona di uscire dal proprio copione più volte sperimentato e disfunzionale per far intravedere la possibilità di autocreazione e la possibilità di scollegare passato, presente e futuro, sequenza spesso data per scontata da che va in terapia.Il terapeuta che utilizza un modello costruttivista-cognitivo è consapevole di far parte del campo di osservazione e il suo primo obiettivo è quello di giungere ad un dominio condiviso, teso a ristrutturare le descrizioni, fornire nuove prospettive, favorire connessioni che re-inneschino il processo evolutivo, giungere ad un nuovo ordine che permetta molteplici letture delle realtà proposte.Come sostengono Nardone e Watzlawick nel libro “L’arte del cambiamento” (1991), il focus dell’attenzione del terapeuta è la relazione o meglio le relazioni interdipendenti che ognuno vive con se stesso, con gli altri e con il mondo.L’obiettivo è il loro buon funzionamento, non in termini generali e assoluti di normalità, ma in termini di realtà del tutto personali e diverse da individuo a individuo e da contesto a contesto.Il punto di vista del soggetto fa si che egli percepisca o costruisca una realtà alla quale risponde con un comportamento disfunzionale o cosiddetto psicopatologico, tale comportamento, spesso, è la risposta migliore che la persona crede di poter dare in una determinata situazione (in questo senso la reazione appare funzionale).L’intervento terapeutico consiste, allora, nello spostare il punto di osservazione del soggetto, da una posizione rigida e disfunzionale, ad una posizione elastica e che fornisce più possibilità percettive e reattive.Partendo da questo presupposto il terapeuta lavora non per la scoperta di verità profonde e segrete, ma sul funzionamento e  mantenimento di una situazione di disagio di una persona, coppia o famiglia e su come sia possibile favorire il cambiamento.

Il terapeuta che fa suo l’approccio costruttivista può essere considerato, a ragione, l’eretico della psicoterapia, nel senso etimologico del termine, ossia, “colui che ha possibilità di scelta”in quanto egli non si lascia ingabbiare né all’interno di un modello rigido di interpretazione della “natura umana”, né all’interno di una rigida ed ortodossa modellizzazione psicologica e psichiatrica. (G.Nardone, P.Watzlawick 1990)                 

 

  P S I C   T V  La Web Tv per la Psicologia e La Psicoterapia   

 


CISP

www.psic.tv  www.cisp.info  www.attacchidipanico.it  www.psicoterapie.org  www.tossicodipendenze.net
 www.disturbisessuali.it  www.ossessioniecompulsioni.it  www.terapiadicoppia.it  www.prevenzione-psicologica.it www.psicosi.net  www.fobia.it  www.depressioni.it  www.ansie.it  www.infanziaeadolescenza.info  www.terapiedigruppo.info  www.psicoterapie.info  www.lavorodigruppo.eu www.disturbialimentari.com

ritorna alla homepage

Copyright © CISP