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STATI
DI COSCIENZA
Vincenzo
Di Marco
Gli stati di
coscienza possono essere paragonati a softwares o programmi operativi
mediante i quali il cervello, o meglio, la corteccia cerebrale, elabora le
informazioni che le arrivano dall'ambiente esterno o da quello interno.
Tale paragone è molto utile per capire la natura e la struttura dei vari
stati di coscienza e con ciò capire i rapporti che li collegano tra loro,
capire la loro fenomenologia e, probabilmente, capire come usarli
appropriatamente.
Per Charles Tart, la coscienza è il prodotto finale di un apprendimento
progressivo, la prima tappa del quale è l'acquisizione dell'identità:
quando un bambino dice "Io" rivela di essersi riconosciuto come
un individuo e di avere capito che esiste un "dentro", una
interiorità, e un "fuori", la realtà esterna. La seconda tappa
dell'ontogenesi della coscienza consiste nella progressiva costruzione,
attraverso le esperienze dei sensi di un modello mentale della realtà
fisica, che Roland Fischer chiama "mondo interno di riferimento"
e la codificazione delle percezioni elementari, tipo caldo/freddo,
liscio/ruvido, buio/luce, in strutture cognitive che Fischer chiama
"costanti interne di riferimento". La realtà di questi processi
è dimostrata sia dalla sinaptogenesi guidata, secondo il modello del
darwinismo neuronaie di Gerard Edelman, che da quegli esperimenti in
natura che sono i "bambini lupo" e cioè da quei bambini che,
rapiti in tenerissima età da animali selvatici, vengono poi da questi
allevati e sviluppano, come dimostrò per primo Jean Itard studiando il
bambino selvaggio dell'Aveyron, una coscienza simile a quella degli
animali presso i quali sono cresciuti senza poter più recuperare una
coscienza umana.
Il mondo interno di riferimento è un modello convenzionale della realtà,
nelle sue linee generali valido universalmente (un albero è tale per un
europeo quanto per un indiano o un aborigeno australiano, il ghiaccio è
freddo anche per gli esquimesi, il concetto che ha di un fiume un cinese
è uguale a quello che ne ha un tuareg, e così via), leggermente
differenziato in qualche dettaglio di cultura in cultura.Se lo si immagina
come un programma operativo informatico si capisce non solo che serve a
dare un significato alle informazioni dei sensi, collocandole
appropriatamente nel modello di realtà (l'erba può essere verde o
gialla, mai blu o rossa, una legnata in testa fa male, gli uomini non
possono volare, e cosi via) e cioè che serve a elaborare informazioni, ma
anche che può elaborarle in modo limitato e stereotipato. Gli studi di
Roger Sperry, Joseph Bogen e Michael Gazzaniga sui cosiddetti
"cervelli divisi" e cioè su quei pazienti nei quali, per curare
gravissime forme di epilessia, era stato sezionato il corpo calloso e cioè
il fascio di fibre nervose che collegano tra loro i due emisferi del
cervello dimostravano abbastanza chiaramente che le due metà
dell'encefalo elaborano le informazioni in modo differente: solo il
sinistro, l'emisfero dominante, possiede un preciso modello di realtà ed
è in grado di fare sintesi concettuali, cioè connettere le informzioni
in costrutti logici, mentre l'emisfero destro, detto anche emisfero
minore, usa rappresentazioni di realtà gestaltiche o olistiche, nel senso
che tende a interpretare il senso globale o emotivo di una situazione
senza prestare troppa attenzione ai dettagli.Secondo Gazzaniga la
superiorità dell'emisfero sinistro sul destro, detta dominanza, deriva
dal fatto che in esso risiede il centro di Broca, il centro del
linguaggio, il che significa che lo sviluppo e l'educazione di questa
funzione, che non è limitata alla capacità di parlare ma si estende a
tutte le funzioni collegate al linguaggio (comprensione delle parole,
possibilità di leggere e scrivere, possibilità di collegare le parole in
frasi, e così via), sono i processi attraverso cui viene costruito il
mondo interno di riferimento.Un altro motivo di superiorità consiste nel
fatto che l'emisfero sinistro mediante il linguaggio, al contrario del
destro che è muto, può comunicare con gli emisferi sinistri di tutti gli
altri esseri umani condividendo con essi esperienze, interpretazioni e
modelli di realtà.
Da queste scoperte nascevano due grossi interrogativi e cioè che tipo di
programma operativo usasse l'emisfero destro e, giusta l'idea che la
coscienza dell'emisfero sinistro sia il frutto di un apprendimento, come
questo si fosse formato. Una parziale risposta a queste domande è stata
data da un'altra scoperta fatta sui pazienti con il cervello diviso: molti
di essi dichiaravano che dopo l'intervento di deconnessione emisferica
avevano smesso di sognare, Un controllo elcttroencefalografico dimostrò
che nel cervello destro si aveva il normale svolgimento dell'ipno-gramma,
che prevede circa cinque episodi di sonno REM e cioè cinque sogni per
notte, mentre nel sinistro il sonno REM mancava. In altre parole,
l'emisfero destro continuava a sognare ma essendo tagliate le vie di
comunicazione con l'altra metà dei cervello, il sogno non poteva essere
vissuto anche nell'emisfero sinistro.Questa osservazione implica due
conseguenze straordinarie: innanzitutto che durante il sogno la dominanza
emisferica si inverte e in secondo luogo che l'emisfero destro potrebbe
essere la sede dell'inconscio.L'inversione della dominanza rivela il tipo
di programma operativo che utilizza l'emisfero destro e cioè un programma
dove non esiste un modello di realtà preciso e rigoroso come quello del
cervello sinistro, ma è possibile qualunque modello, così che l'erba può
essere blu, gli umani possono volare, una legnata in testa può smorzarsi
in un "poff morbido e gommoso e gli animali possono parlare.E' un
programma operativo che elabora le informazioni secondo le regole dei
cosiddetto "processo primario" e cioè del pensiero onirico, così
come lo ha descritto Signumd Freud. Ciò potrebbe significare che
l'emisfero destro sia la sede dell'inconscio e che la sua funzione
principale sia quella di fabbricare i sogni così che si avrebbero due
coscienze, quella diurna facente capo all'emisfero sinistro che serve per
vivere nella realtà fisica e quella notturna facente capo al destro che
dovrebbe servire per destreggiarsi nell'irrealtà o a realizzare lo scopo
del sogno, qualunque esso sia, visto che finora non lo abbiamo ancora
capito.
Tuttavia, se la lateralizzazione a destra dell'attività onirica fornisce
forti indizi su quale sia il programma operativo dell'emisfero minore,
nulla dice riguardo l'ontogenesi di tale tipo di coscienza.Mentre quella
dell'emisfero sinistro è guidata dai sensi, e cioè dalle informazioni
sensoriali che provengono dall'ambiente, quella del destro dovrebbe
formarsi attraverso sensazioni interne durante il sonno, quando il
cervello è isolato dalla realtà esterna, ma non è molto chiaro quali
possano essere queste sensazioni né a quale modello di realtà interna
possano dare luogo e neppure se questi processi avvengano durante il sonno
NREM o quello REM.L'esistenza di due programmi operativi con le
caratteristiche appena descritte, però, indicherebbe quale sia la
struttura della trance ipnotica, e cioè di uno stato di coscienza ancora
oggi ritenuto da molti misterioso e indecifrabile ma che potrebbe
rivelarsi il papà o la mamma di molti stati modificati dì coscienza.Infatti
se lo si considera una condizione di più o meno profonda inversione della
dominanza emisferica si potrebbe spiegare come, in trance, qualunque
suggestione venga accettata purché suggerisca anche un modello di realtà.Si
potrebbe così spiegare, per esempio, il meccanismo dell'analgesia o
dell'anestesia ipnotiche che, come è noto, possono essere talmente
profonde da permettere anche interventi chirurgici notevolmente dolorosi.Supponiamo
che un soggetto debba essere operato ad un ginocchio: in questo caso
l'ipnotizzatore gli dirà: "Tra poco dal tuo ginocchio giungeranno ad
una parte profonda della tua mente varie sensazioni ma non si tratterà di
vero dolore, saranno sensazioni di calore e bruciore simili a quelle che
ti potrebbe causare il sole'. L'ipnotizzatore, dunque, non solo dirotta il
dolore "in una parte profonda della mente" ma suggerisce anche
un modello di realtà (una esposizione al sole) e una falsa
interpretazione delle sensazioni dolorifiche che sono possibili solo in
una coscienza che non può collocarle in un modello di realtà che le
riconoscerebbe come dolore. Molti studiosi dell'ipnosi oggi sono convinti
che lo stato di trance consista proprio nell'inversione della dominanza
emisferica anche se purtroppo non è stato ancora possibile produrre prove
sperimentali di tale fatto. Si parla di "dissociazione
fisiologica" o di "neo-dissociazione", tornando al concetto
di trance che aveva formulato Pierre Janet e cioè al concetto di "désagregation
mentale" con il quale l'acuto studioso francese spiegava molti
"automatismi psicologici" quali, per esempio, il fenomeno della
scrittura automatica o della levitazione degli arti, ipotizzando che una
parte della coscienza si "disaggregasse" dalla coscienza
ordinaria e potesse comportarsi autonomamente da essa. La possibilità di
tale dissociazione fisiologica, e cioè naturale e reversibile, è
rivelata da fenomenologie semplici, di comune esperienza, quali la
possibilità di recarsi in un luogo leggendo contemporaneamente un libro e
delegando al "pilota automatico" l'esecuzione dei movimenti
della deambulazione e la corretta osservanza del percorso oppure dalla
possibilità di conversare con un passeggero mentre si guida un'automobile
delegando ad un'altra parte della coscienza l'esecuzione dei gesti e dei
movimenti che richiede la guida. Sfruttando opportunamente questo
dispositivo mentale naturale e cioè intensificandolo e approfondendolo,
si possono provocare o possiamo autoprovocarci importanti modificazioni
dello stato di coscienza che possono cumulativamente essere definite
trances o vari stadi di essa.Come sosteneva Janet, così si possono
spiegare le trances medianiche, le trances sciamani-che, le doppie
personalità, gli stati di possessione, gli stati di coscienza che si
sviluppano durante riti a forte impatto emotivo, vari stati di coscienza
mistici e perfino l'estasi religiosa.Il fatto che tali stati possano
svilupparsi all'improvviso senza che chi lì subisce abbia fatto nulla per
provocarseli, potrebbe indicare un meccanismo di dominanza emisferica
debole ovvero una bassa soglia di dissociazione suggerendo un
rovesciamento del paradigma interpretativo di tali fenomeni: invece che
giudicare i medium e gli sciamani degli isterici o dei nevrotici, vederli,
secondo quanto sostiene George Lapassade, come dei maestri di autogestione
della dissociazione e con ciò passare dal paradigma "dell'isteria o
della dissociazione patologica" a quello che, sempre Lapassade, ha
chiamato il "paradigma della trance".
La trance ipnotica, dunque, merita di essere studiata a fondo ma già da
quanto è stato possibile stabilire sperimentalmente è chiaro che la sua
essenza va cercata a livello neuropsicologico e cioè a livello delle
strutture cerebrali che ricevono, riconoscono, interpretano ed elaborano
le informazioni: la trance non comporta modificazioni dell'hardware ma un
cambiamento del software.Ciò spiega bene l'elusività degli studi sulla
neurofisiologia e la psicofisiologia della trance: non è esistito un
elettroencefalogramma peculiare dello stato di ipnosi, come invece esiste
per i vari stadi del sonno e se una suggestione di anestesia in alcuni
soggetti provoca delle modificazioni dei potenziali evocati mentre in
altri fallisce, occorre spiegare come delle semplici parole, che poi non
sono altro che una bugia, siano in grado di influenzare il funzionamento
dei neuroni e non l'inverso. Anche se gli studi di De Benedictis hanno
dimostrato che ad un livello profondo (elettroencefalogramma in
stereotassia, ovvero con dei sensori posti nella parte libica del cervello
di pazienti da commissurotomizzare) l’ipnosi è uno stato caratterizzato
da onde beta (veglia) mentre nella corteccia si verificano le onde tipiche
del rilassamento. Questi parametri non hanno eguali nella veglia, nel
sonno o nel rilassamento(ipnosi come stato di concentrazione del cervello
emotivo?).
La differenza dei programmi operativi dei due emisferi emerge con
chiarezza anche in un altro stato di coscienza che meriterebbe studi più
approfonditi: lo stato ipna-gogico, e cioè lo stato di transizione dalla
veglia al sonno, uno stato che tutti noi, ogni sera della nostra vita,
sperimentiamo mentre ci stiamo addormentando. Se si riesce a prolungarlo
per periodi di tempo più lunghi dei due o tre minuti abituali, è facile
vivere esperienze allucinatene tanto curiose e divertenti quanto
interessanti: sì possono vedere immagini vividamente colorate che
compaiono come diapositive proiettate per pochi secondi, avere sensazioni
di deformazione del corpo, di perdita del peso, di essere toccati o anche
udire voci, suoni o melodie che non provengono dall'esterno ma bensì
dall'interno del cervello. Sono allucinazioni. Gli studiosi che si sono
interessati a fondo a questo stato della coscienza, parlano di "sogni
abortivi", di "stato nel quale si può assistere alla nascita
dei sogni", di possibilità "di studiare i sogni alla loro
fonte", e così via senza essere in grado di spiegare sia la precisa
provenienza dei materiali allucinateti, che i meccanismi attraverso i
quali si formano. Alla luce della scomparsa del sonno REM nell'emisfero
sinistro dei cervelli divisi, è ragionevole ipotizzare che lo stato
ipnagogico sia il momento nel quale si ha l'inversione della dominanza
emisferica e il cervello sinistro "passa le consegne" al destro.Se
ciò è vero, le immagini che vengono viste, i suoni che vengono uditi o
le false sensazioni corporee che vengono avvertite, sono 'informazioni'
che, proiettato dal cervello destro nella coscienza di sinistra, essendo
incongruenti con il modello di realtà della coscienza ordinaria, vengono
riconosciute come "allucinazioni".
Anche i sogni, ricordati al risveglio, vengono riconosciuti dal cervello
sinistro come "irreali" rivelando, con chiarezza, che certi
materiali psichici provenienti dal cervello destro quando entrano nella
coscienza della veglia vengono analizzati, o meglio, confrontati con il
modello della realtà fisica e possono essere classificati come "non
appartenenti alla realtà" perché non risultando coerenti con esso.
Similmente, le molecole allucinogene provocano l'intrusione nella
coscienza vigile di percetti incongruenti con il modello dì realtà e,
giusto il paragone tra stati di coscienza e programmi operativi, agiscono
come virus informatici. Nella trance ipnotica si verifica l'inverso:
l'ipnotizzatore, assumendo il ruolo di cervello sinistro, può suggerire
al cervello destro, teoricamente, qualunque cosa con la certezza che la
coscienza ipnotica l'accetterà perché non ha nessun modello di realtà
con il quale confrontarla. A questo punto diventa molto interessante la
condizione del sogno lucido e cioè la condizione che si viene a creare
quando si sogna avendo coscienza di stare sognando e cioè quando la
coscienza del cervello di sinistra resta accesa durante il sogno e ha
consapevolezza di star assistendo all'attività del cervello destro. Noi
siamo abituati a pensare i sogni come avvenimenti mentali sui quali non
abbiamo alcun potere di intervento. In altre parole, siamo abituati a
"subire' i sogni senza poterne decidere la trama, senza poterla
modificare, senza poter interrompere un sogno sgradevole oppure senza
poter scegliere se agire all'interno del sogno come protagonisti o, al
contrario, restarne fuori come spettatori. Sognare lucido significa
acquisire appieno questo potere di intervento e cioè imporre alla
coscienza di destra qualunque modello di realtà sicuri che, come nella
situazione della trance, esso verrà accettato e "messo in
scena" con la massima fantasia, la massima libertà e la massima
creatività.
Converrà ricordare che il sogno lucido, per lungo tempo, è stato
considerato dalla psicologia accademica come un'illusione: Hai sognato di
stare sognando veniva detto agli sprovveduti onironauti che riferivano
entusiasticamente le loro esperienze. Oggi dopo che una ventina d'anni or
sono Stephen La Berge riuscì a dimostrarne sperimentalmente la possibilità,
il sogno lucido è stato inserito nel "catalogo ufficiale" della
fenomenologia della coscienza ed è attivamente studiato in molti
laboratori del sonno. Il fatto è che questo fenomeno infrange una
convinzione dogmatica della neurofisiologia classica e cioè la mutua
esclusività degli stati dì coscienza: o si è svegli, o si dorme o si
sogna, ma non si può essere contemporaneamente in due stati. E, d'altra
parte, se materiali onirici potessero intrudere nella coscienza diurna si
finirebbe in pronto soccorso e lo psichiatra di guardia non avrebbe nessun
dubbio nel diagnosticare una sindrome dissociativa. Dunque il sogno
lucido, la trance e lo stato ipnagogi-co portano in primo piano il
fenomeno della dominanza emisferica, una barriera funzionale
provvidenziale, sull'essenza dei quale non si sa praticamente nulla.
La scomparsa dei sonno REM nei com-misurotomizzati, tuttavia, induce a
focalizzare l'attenzione sulla neurofisiologia del tronco encefalico nel
quale, come è abbondantemente noto, risiedono le strutture responsabili
della veglia, del sonno e del sogno.Nessun onirologo sperimentale ha mai
segnalato una asimmetria emisferica nell'inizio del sonno REM,
probabilmente perché nel cervello intatto tale asimmetria dura pochi
secondi e cioè una volta che la dominanza si è invertita, il cervello
sinistro viene invaso dal sogno e la sua attività elettrica (il suo EEG)
diventa indistinguibile da quello dell'emisfero destro. Nel cervello
diviso, invece, ciò non può più avvenire e l'emisfero sinistro resta in
sonno NREM. Poiché lo stato di veglia e la progressiva riduzione del
livello di vigilanza che precede il sonno sono regolate da strutture
troncoencefaliche, così come l'innesco dei sonno NREM e l'avvio del sonno
REM dipendono da aggregati di neuroni che risiedono nella stessa zona, è
probabile che l'inversione di dominanza venga comandata da queste stesse
strutture.
Oltre alla scomparsa del sonno REM nei cervelli divisi, questo sospetto
nasce anche dallo studio dell'estasi mistica, uno stato di coscienza raro
e misterioso. Analizzando gli avvenimenti psicofisiologici che precedono
l'innesco dell'estasi e cioè il comportamento delle sensibilità tattile
e dolorifica, la progressiva perdita di contatto con l'ambiente, il
trasferimento dell'attenzione dall'ambiente esterno in quello interno
nonché la concentrazione dell'attenzione su contenuti mentali, è
risultato chiaro che gli eventi che preparano la caduta in estasi sono
simili a quelli che precedono la caduta nel sonno, nonché a quelli che
precedono l'entrata in trance ipnotica e, probabilmente anche a quelli che
caratterizzano il raggiungimento di uno stato di meditazione profonda. Si
può allora ragionevolmente pensare che le operazioni psicomentali che
compiamo per addormentarci, quelle che suggerisce un ipnotizzatore per
sviluppare lo stato di trance, quelle che si svolgono prima della caduta
in estasi e quelle che vengono messe in atto da un meditatore portino
tutte a una startingline dalla quale si possono sviluppare il sonno, la
trance o l'estasi. Il tronco encefalico, in questo caso, sarebbe la
regione dalla quale originano i comandi per modificare lo stato di
coscienza, per invertire la dominanza emisferica e, quindi, per cambiare
il software mentale.
In questo caso, l'estasi si configurerebbe come la situazione
simmetricamente opposta al sogno lucido, nel senso che l'attivazione dei
software dell'emisfero destro senza lo spegnimento della coscienza vigile
permetterebbe alla coscienza onirica di invadere quella diurna.Questa, non
potendo controllare la provenienza degli eventi che vive e cioè
riconoscerli come allucinatori, li riterrebbe reali e, finita l'estasi,
racconterebbe di essere "uscita da se stessa" ed essere
"volata in un'altra dimensione" e cioè fornirebbe l'unica
spiegazione che conserva la validità dei mondo interno di riferimento. Ciò
significa che, nel caso dell'estasi, la coscienza del cervello destro può
imporre il suo "modello di irrealtà" e che la coscienza
razionale la accetta.Formalmente e psicofisiologicamente ci sono molte
somiglianze tra estasi e ipnosi, tanto che se invece che
"estasi" la si chiamasse "trance estatica" si
costituirebbe una categoria fenomenologica che può contenere le
esperienze estatiche di tutti i popoli, dì tutte le culture e dì tutte
le religioni. Tuttavia, gli estatici, a qualunque confessione religiosa
appartengano, negano con vigore tale parentela e probabilmente il percorso
processuale attraverso cui si sviluppa, e cioè l'attivazione della
coscienza onirica con la contemporanea piena funzionalità della coscienza
critica, da loro ragione. Al di la di ciò, qualunque sia la
configurazione funzionale della coscienza estatica, simil-ipnotica o
simil-onirica, andrà spiegato il fatto che l'estasi induce quasi
costantemente esperienze mistiche mentre la trama dei sogni, come tutti
sappiamo, è mutevole e bizzarra.
Paragonare gli stati di coscienza a programmi di elaborazione dati
significa certamente utilizzare una metafora riduttiva e limitante, come
tutte le metafore tecnologiche che sono state inventate per
spiegare/spiegarci come funziona, il cervello.Nell'era dei computers era
fatale che le metafore si ispirassero a questi strumenti e al loro modo di
funzionare, stando, però, molto attenti a non dimenticare che i computer
imitano il cervello umano e non l'inverso.
Nondimeno la metafora mi sembra utile a trarre due importanti conclusioni:
prima di tutto che gli stati di coscienza fondamentali sono e restano
effettivamente tre, il sonno, il sogno e la veglia, e, in secondo luogo,
che a questi corrispondono due differenti modalità di elaborazione dei
dati le cui combinazioni reciproche sono in grado di spiegare buona parte
della fenomenologia della coscienza.
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