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PET THERAPY: QUANDO L'AIUTO HA QUATTRO ZAMPE

Un affetto del tutto speciale per superare solitudine e disagio

Nunziata Calbi

 

Cenni storici

Le prime tracce che confermano l’esistenza di una forte intesa affettiva ed emotiva fra uomini e animali, risalgono a circa 1200 anni fa quando, durante il processo di addomesticamento, si intuisce come gli animali da compagnia siano in grado di fornire un valido supporto terapeutico nella cura di patologia o disabilità. Ippocrate 2400 anni or sono aveva valutato gli effetti benefici che si potevano ottenere in seguito ad una lunga cavalcata e la consigliava agli amici per combattere insonnia e ritemprare il fisico e lo spirito. Per osservare l’effetto benefico che cani e gatti avevano sui malati di mente, bisogna, però, arrivare al XVIII secolo, quando, in alcune scuole anglosassoni, fu possibile constatare come la presenza di questi animali apportava miglioramenti in quei pazienti che se ne potevano occupare  e restituiva equilibrio ai malati di mente. Nella seconda metà del XIX° secolo un medico francese sperimentò l'ippoterapia in pazienti portatori di handicap neurologici e ne riportò dei risultati soddisfacenti.Durante l'ultima guerra mondiale, animali da compagnia vennero utilizzati come supporto per ridurre i danni psicologici causati a molte persone dagli eventi bellici.
Più recentemente, agli inizi degli anni '60, Levinson verificò scientificamente l'efficacia terapeutica degli animali d'affezione impiegati per il recupero di persone con gravi turbe psichiche e coniò il termine "Pet Therapy”.

Nel 1981 negli Stati Uniti d'America nasce la Delta Society, un gruppo di volontari che,  mettendo a disposizione il loro amico animale, inizia il percorso che li porterà a studiare e ad applicare questa nuova scienza chiamata "Pet Therapy".I risultati provenienti dagli Stati Uniti, in questo ambito, sono convincenti al punto che etologi di tutto il mondo approfondiscono gli studi e conoscenze relativi a questo approccio.In Italia bisognerà attendere la prima metà degli anni ’90 perché venga riconosciuta la scientificità degli interventi con gli animali.

 

Che cos’è la Pet Therapy

La Pet Therapy, termine inglese traducibile con le parole "Terapia dell'animale domestico", è una terapia di supporto che utilizza i benefici psicologici derivanti dalla vicinanza e dal contatto, tattile e visivo, tra uomo e animale. I molteplici studi e le numerose esperienze hanno dimostrato come la relazione con gli animali possieda effetti benefici, sia sui soggetti sani, sia su quelli affetti da patologie e disagi (è attualmente al vaglio delle Commissioni Parlamentari una proposta di legge per introdurre la Pet Therapy negli ospedali italiani).Gli animali d'affezione, famigliari, sono riconosciuti come componenti essenziali di un rapporto equilibrato tra l'uomo e l'ambiente di vita. Tale principio è stato chiaramente enunciato e difeso in quella che si può oggi definire la "dichiarazione di Ginevra" (7° conferenza internazionale, 1995, Ginevra: "Animali, Salute e qualità della vita"), nel corso dello quale sono stati presentati 5 principi fondamentali, vediamoli:

  1. Accettare il diritto universale non discriminatorio ad avere un animale domestico in tutti i luoghi e in tutte le circostanze, se l’animale viene adeguatamente curato e non inficia i diritti dei non proprietari di animali.

  2. Prendere le misure più idonee per assicurare che l'ambiente umano sia pianificato e progettato in modo da tenere conto dei bisogni e delle caratteristiche degli animali da compagnia e dei loro proprietari.

  3. Incoraggiare la presenza regolamentata degli animali da compagnia nelle scuole e nei curricoli scolastici. Convincere gli insegnanti e gli educatori dei benefici prodotti do questa presenza attraverso appropriati programmi di addestramento.

  4. Assicurare l'accesso regolamentato degli animali da compagnia negli ospedali, case di riposo e altri centri di cura per tutti coloro che, a qualsiasi età, hanno bisogno di questo tipo di contatto.

  5. Riconoscere ufficialmente quali validi interventi terapeutici quegli animali che sono specificamente addestrati per aiutare le persone a superare limiti e disabilita; promuovere lo sviluppo di programmi per addestrare tali animali e assicurare che la conoscenza della loro capacità sia inclusa nell'insegnamento base delle professioni sanitarie e sociali.

Il termine pet-therapy indica una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. Secondo il Centro di collaborazione OMS/FAO per la sanità pubblica veterinaria e l'Istituto Superore di Sanità è possibile effettuare una distinzione tra:

1.      Animal-Assisted Activities (AAA) è l’attività svolta con l'ausilio di animali.
Le attività in oggetto hanno come obiettivo  quello di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone (anziani, ciechi, malati terminali,ecc.). Sono interventi di tipo educativo e/o ricreativo che possono essere erogati in vari ambienti da professionisti opportunamente formati, para-professionisti e/o volontari, insieme con animali che rispondono a precisi requisiti. Le AAA sono costituite da incontri e visite di animali da compagnia a persone, in strutture di vario genere. Non sono necessari obiettivi specifici programmati per ciascuna visita, anche se è opportuno prevedere sempre obiettivi di miglioramento. É opportuno, inoltre, raccogliere e conservare dati sulle visite effettuate. Le visite sono gestite con spontaneità e la loro durata non è prestabilita.

2.      Animal-Assisted Therapy (AAT): è la terapia effettuata con l'ausilio di animali da compagnia. Si tratta di una attività terapeutica vera e propria, con precise caratteristiche e finalizzata a migliorare le condizioni di salute di un paziente.È una terapia di supporto che integra, rafforza e coadiuva le terapie normalmente effettuate per il tipo di patologia considerato.
Può essere impiegata, con pazienti affetti da varie patologie al fine di ottenere miglioramenti cognitivi ( miglioramento di alcune capacità mentali, memoria, pensiero induttivo), comportamentali (controllo dell'iperattività, rilassamento corporeo, acquisizioni di regole) psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali, di interazione) e psicologici in tempo stretto (trattamento della fobia animale, miglioramento dell'autostima).
Sono interventi con obiettivi specifici predefiniti, in cui gli animali rispondenti a determinati requisiti sono parte integrante dei trattamenti volti a favorire il miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive nonché della salute del paziente. Si tratta di terapie che affiancando i consueti trattamenti, si rivelano efficaci, anche laddove questi non riescono, grazie soprattutto alla presenza dell'animale.

 

L'animale che diventa terapeuta

Secondo la Delta Society (organizzazione internazionale che favorisce l'impiego degli animali per il miglioramento dello stato di salute, l'indipendenza e la qualità della vita dell'uomo), solo gli animali domestici possono essere inseriti in programmi di attività e terapie assistite dagli animali, escludendo quindi tutti gli animali selvatici, esotici ed i cuccioli.
Tutti gli animali impiegati nella Pet-Therapy devono superare una valutazione che ne attesti lo stato sanitario, le capacità e l'attitudine: il Pet Partner Aptitude test (PPAT) della Delta Society costruito per valutare le abilità, le capacità, la disposizione e il potenziale della coppia conduttore/animale. Bisogna tenere presente che l'animale, messo a contatto con persone che possono manifestare comportamenti iperattivi o stereotipie, può vivere situazioni stressanti e deve essere, quindi, particolarmente equilibrato così da evitare reazioni indesiderate a stimoli eccessivi e a manipolazioni maldestre. Fra gli animali maggiormente impiegati nella Pet-therapy vi è sicuramente il cane, in quanto da sempre protagonista, insieme all’uomo di  un rapporto privilegiato. Anche il gatto è utilizzato nella Pet-Therapy;  per la sua indipendenza e facilità di accudimento, lo si preferisce per persone che vivono sole e che, a causa della patologia o dell'età, non sono agevolate negli spostamenti. Criceti e conigli sono diffusi nelle abitazioni. Osservare, accarezzare e prendersi cura di questi animaletti, infatti, può arrecare grande beneficio. Il cavallo, attualmente, oltre ad attività sportive o ricreative, viene utilizzato per l'ippoterapia, medica, psicologico-educativa, riabilitativa, che viene praticata generalmente in strutture attrezzate, con il supporto di personale specificatamente preparato ed addestrato. A beneficiare dell'ippoterapia sono soprattutto i bambini autistici, i bambini Down, disabili, persone con problemi motori e comportamentali. Altri animali frequentemente utilizzati sono uccelli e pappagalli (prendersene abitualmente cura ha un effetto benefico), i pesci degli acquari  (la loro l'osservazione può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress), delfini (la delfino-terapia è utile anche per i pazienti autistici che li aiuta, in molti casi, ad uscire, almeno parzialmente dal proprio isolamento)
Nell’ambito della Pet-Therapy, tra la persona e l’animale, vi è uno scambio reciproco di emozioni e di stimoli che provocano cambiamenti ed effetti positivi in entrambi. Con persone disturbate gli animali trovano un canale preferenziale, una sorta di accesso più facile per entrare in contatto riuscendo a volte a sbloccare condizioni patologiche cronicizzate negli anni.L'animale costituisce uno stimolo nuovo alla curiosità rendendo possibile il contatto e una comunicazione non convenzionale.La comunicazione con l'animale, che avviene nelle forme più svariate, garantisce un effetto calmante con conseguente diminuzione della pressione del sangue. Il prendersi cura dell'animale, favorisce il senso di responsabilità, quanto mai auspicabili nel caso di bambini e di adulti che hanno perso la fiducia in se stessi, garantendo un'immagine valida e positiva della propria persona e del proprio valore individuale. Dare da mangiare all'animale rappresenta il primo passo per stabilire un rapporto di fiducia poichè grazie al cibo si creano tutta una serie di informazioni ed emozioni che legano vicendevolmente uomini ed animali.

 

Le figure professionali coinvolte nella pet-therapy: il gruppo di lavoro

Nella pet-therapy, l'attività svolta dal "terapeuta animale" nei confronti del "paziente uomo" è molto complessa e per il suo funzionamento richiede contributi provenienti da diverse discipline. Per questo motivo, ogni esperienza di pet-therapy è il risultato di un lavoro sviluppato da un team interdisciplinare composto da numerose figure professionali che interagiscono sul campo, ciascuna con il proprio specifico ruolo, ma in modo complementare. I membri del gruppo di lavoro partecipano direttamente sia alla progettazione e alla valutazione dei programmi sia allo svolgimento della attività e delle terapie in qualità di operatori. Un’equipe tipo per lo svolgimento di programmi di pet-therapy è composta generalmente da: medico, psicologo, terapista della riabilitazione, assistente sociale, infermiere, insegnante, pedagogista, veterinari, etologo, addestratore. Poiché la terapia si effettua su persone affette da varie patologie relative ad aspetti fisici e/o mentali, è fondamentale innanzitutto la presenza del medico e/o dello psicologo.
È loro compito, avvalendosi naturalmente della consulenza degli altri professionisti, valutare e indicare le modalità secondo cui impiegare gli animali. Qualora i pazienti presentino handicap fisici, è necessario anche il supporto del terapista della riabilitazione.
Al veterinario che collabora con il gruppo di lavoro, è richiesta una specifica formazione nel settore: deve, innanzitutto, selezionare l'animale più adatto al tipo di terapia da attuare e in secondo luogo, sorvegliarne in modo costante ed accurato lo stato di salute non solo fisico ma anche psicologico e verificar, nel corso del tempo, come l’animale sopporti il lavoro intrapreso.
Gli animali sono sottoposti a controlli periodici ponendo particolare attenzione a segni clinici relativi a patologie trasmissibili all'uomo, infatti, gli animali che manifestino sintomi di malattia o segni di malessere vengono esclusi dal programma di pet therapy, anche se avviato. Il veterinario è affiancato da un etologo ( o biologo o comunque un professionista con adeguate conoscenze in materia di comportamento animale), che in primo luogo, contribuisce alla scelta dell'animale in base ad una analisi accurata delle caratteristiche attitudinali e comportamentali. Successivamente, si occupa di istruire i pazienti (laddove sia possibile), i loro familiari e gli altri operatori, in merito al comportamento degli animali utilizzati, al tipo di intervento che sono in grado di effettuare e, soprattutto, a quale mole di lavoro possono sostenere. L'etologo, inoltre, fornisce criteri per valutare e salvaguardare il benessere dell'animale "lavoratore". Nella pet-therapy, è cruciale il peso dell'addestramento dell’animale affidato ad addestratori ed istruttori con specifica preparazione. .
Infatti, poiché la pet-therapy è finalizzato alla cura e al raggiungimento di risultati precisi, è importante, in via preliminare, addestrare adeguatamente l'animale ad interagire con il paziente e poi curare il rapporto che si viene a creare nella coppia co-terapeuta e paziente.
In particolare la fase dell'addestramento è importante qualora l'animale assista pazienti con particolari handicap fisici.

 

 

Indicazione della Pet-therapy

Nei bambini con particolari problemi, negli anziani, in alcune categorie di malati e di disabili fisici   e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono avere perduto. È necessari che suddetti bisogni siano soddisfatti per far sì che l’equilibrio psico-fisico degli individui si conservi, e uno degli scopi della pet-therapy  è proprio quello di migliorare la qualità della vita e dei rapporti umani di questi pazienti.
La pet-therapy può, affiancando ed integrando le terapie mediche tradizionali, portare al miglioramento dello stato di salute di chi si trova in particolari condizioni di disagio, attraverso interventi mirati a favorire il raggiungimento di funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive.
Studi condotti negli scorsi anni (oggi confermati da numerose esperienze) hanno dimostrato che il contatto con un animale, oltre a garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offrendo spunti di conversazione, di  gioco, l'occasione,cioè, di interagire con gli altri.  Il contatto con un animale, in situazioni di intenso stress, funge da tampone, ammortizzando le conflittualità e rivelandosi di straordinaria validità per l’aiuto di quei pazienti con disagi nelle relazioni sociali o con ritardi mentali. Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio dalla vicinanza di un animale: è stato, infatti,dimostrato che accarezzare un animale, oltre ad aumentare la coscienza della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca. La presenza di un animale, nella terapia, risveglia l'interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di relazioni affettive e canali di comunicazione privilegiati con il paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore. I bambini ospedalizzati, spesso, soffrono spesso di depressione responsabile di frequenti disturbi del sonno, del comportamento, del sonno, dell'appetito e dell'enuresi causati da uno stato di ansia, paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di salute, dal fatto di essere costretti al ricovero, lontani dai loro familiari, dalla loro casa, dalle loro abitudini.Alcune recenti esperienze condotte in Italia su bambini ricoverati in reparti pediatrici nei quali si è svolto un programma di Attività Assistite dagli Animali, dimostrano che la gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita in quella particolare contingenza. Anche esperienze svolte con anziani ospiti di case di riposo, hanno permesso di osservare come i periodi di convivenza con gli animali sono stati seguiti da un miglioramento del tono dell’umore, una spiccata socievolezza e una facilitazione nel contatto con gli operatori sanitari. Nel campo delle Terapie Assistite dagli Animali, invece, la pet- therapy propone terapie da affiancare alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso protocollo terapeutico, è diretta a pazienti colpiti da disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi d’ansia, depressione, sindrome di Down, autismo, demenze senili di vario genere e grado, patologie psicotiche, ma anche a quanti necessitano di riabilitazione motoria come chi è affetto da sclerosi multipla o reduce da lunghi periodi di coma.
L’intervento degli animali stimola l’attenzione, facilita il contatto visivo e tattile, migliora l’interazione comunicativa ed emozionale, favorisce il rilassamento e facilita il controllo dell’ansia. Stimola, inoltre,  ad esercitare la manualità anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando l’animale, o di quelli inferiori attraverso la deambulazione con conduzione dell’animale la cui presenza rende gli esercizi riabilitativi meno noiosi e più stimolanti.
Nell'aprile del 1990, in Italia,  nasce l'AIUCA (Associazione Italiana Uso Cani d'assistenza), un'associazione che si occupa dell'addestramento di cani per aiutare disabili fisici nelle azioni del quotidiano. La Pet-Therapy può essere usata con soggetti affetti da handicap fisici, molti studi, infatti, dimostrano come l'uso del cane da compagnia aiuta anche il mantenimento dell'aspetto fisico: lo spazzolare, lanciare la pallina, lavare il cane, ecc., sono tutte attività che chiedono un impegno motorio, decisamente più piacevole di un esercizio imposto da uno specialista.

L'attività ludica svolta con un animale, generalmente risulta essere un qualcosa di piacevole, aumentando il buon umore, sviluppando la socializzazione, rinforzando l’attività fisica. Anche gli animali amano giocare molto e possono risultare degli ottimi compagni di gioco, là dove l’isolamento e la solitudine dominano. L’animale, inoltre, risulta essere un perfetto tramite per lo sviluppo delle relazioni: uscire al parco con il proprio cane é fonte di incontri, di discussioni, ecc. Accudire una animale richiede attenzione e responsabilità obbligando a svolgere il compito in maniera adeguata perché in questo caso le conseguenze del disinteresse potrebbero essere molto dannose.

 

Problemi legati alla pratica della Pet-Therapy

Chi é interessato a questo mondo, e pensa di iniziare a conoscerlo meglio per poi proseguire oltre, non deve sottovalutare alcuni problemi. Innanzitutto non è possibile coinvolgere persone affette da fobie per gli animali. Gli animali coinvolti come supporto alla Pet-Therapy, inoltre, devono possedere delle precise qualità fisiche e caratteriali (livello di reattività molto basso alla presenza di altri animali o di altre persone o di gruppi numerosi, agli stimoli, soprattutto a quelli negativi), buona capacità di memoria, consequenzialità e direzione. Gli animali devono essere accuditi in maniera adeguata e il ruolo del medico veterinario nei loro confronti è di garantirne la salute, eventualmente di individuare che nel proseguo delle varie esperienze i soggetti impiegati non abbiano a modificare in senso patologico il loro comportamento. Quando si utilizza un cane di grosse dimensioni, inoltre, è indispensabile assicurarlo. Se coinvolta una struttura pubblica o privata, bisogna lavorare con il personale che si occuperà del progetto stabilendo delle regole precise, valutando la loro reale motivazione e il grado di impegno. Qualsiasi progetto deve essere monitorato da una équipe di tecnici, allo scopo di non iniziare un lavoro "fai da te" poco attendibile.

 

ESPERIENZE E PROGETTI IN ITALIA

Nel corso del tempo anche in Italia l'interesse per le attività di pet-therapy è cresciuto ed è aumentata la richiesta sul territorio. Associazioni, centri di riabilitazione, scuole, case di riposo sono interessate a nuove terapie di supporto, a nuove modalità ricreative da inserire nei propri programmi per aumentare il livello qualitativo della vita all'interno delle proprie strutture. Progetti di ricerca rivolti a chi beneficiare dei programmi di pet-therapy sono stati condotti a livello scientifico da Istituti di rilievo, Università e istituzioni locali e hanno consolidato le esperienze in questo campo, anche se la sperimentazione è aperta verso sempre nuove possibilità.

Di seguito è possibile  conoscere due progetti svolti in Italia.

1) Bambini Ospedalizzati

L'Associazione di volontariato Petra, Onlus, propone interventi di Pet Therapy nei reparti ospedalieri in cui sono ricoverati dei bambini. Il fine è quello di rendere il soggiorno in ospedale più piacevole ed educativo nei confronti degli animali. L'interazione con piccoli animali in un ambiente controllato serve a divertire, svagare ma soprattutto potenziare le capacità relazionali dei bambini, partendo proprio dal presupposto che il rapporto animale-bambino è carico di valenze affettive, di sostegno, formative e didattiche .Sempre più ci si rende conto che le prime fasi della vita hanno bisogno di una pluralità di referenti educativi e che la ricchezza di stimoli si traduce in una ricchezza di opportunità per il bambino. L'animale è un referente non surrogabile, perchè gli stimoli che apporta sono unici e caratterizzanti. La Pet-Therapy non può certo guarire un bambino con un tumore al cervello o ammalato di leucemia, ma di sicuro allevia la sofferenza e rende la degenza meno sofferta. L'ospedale non deve sospendere la terapia e tutte le normali attività del piccolo: se su 24 ore ne dorme otto, e ne impiega altre due nelle visite mediche, ne rimangono ancora molte da impiegare in attività che gli permettono di liberare le sue energie positive. E' importante fargli vivere momenti stimolanti attraverso i quali il bambino possa rielaborare l'esperienza della malattia attraverso nuovi canali di comunicazione che si creano spontaneamente nell'iterazione bambino animale.

Obiettivi
Gli obiettivi finalizzati di questi incontri percorso sono quelli di far entrare nella routine dei bambini ospedalizzati una nota allegra e stimolante. Proponendo questo tipo di terapia, si innesca tutta una serie di meccanismi che portano a miglioramenti non limitati al tempo di permanenza dell'animale in reparto. Gli obiettivi quindi sono:

  • Il miglioramento della qualità della vita in ospedale e dello stato generale di benessere

  • Coinvolgimento dei bambini in un momento di maggior integrazione ed aggregazione

  • Divertire in maniera costruttiva

  • Stimolare l'attenzione

  • Incrementare la voglia di esprimersi sia a parole che con disegni

  • Riportare alla mente episodi piacevoli che hanno coinvolto il bambino e l'animale

  • Stimolare la voglia di migliorare e guarire per tornare presto a casa dal proprio animale

  • Organizzazione di una cultura delle bio-diversità attraverso la valorizzazione delle caratteristiche dei singoli soggetti (bambino e animale) che interagiscono nel rapporto di gioco

  • Coinvolgimento di bambini portatori di handicap fisico e psichico in un momento di maggior integrazione ed aggregazione
     

Destinatari
Il progetto è rivolto a bambini ospedalizzati nei reparti di neuropsichiatria infantile, pediatria ecc., nonchè al personale paramedico ed ai genitori per la condivisione del messaggio educativo-terapeutico.

Strumenti e modalità
Il momento di interazione è a carattere ludico-teorico-interattivo. Possono essere previsti momenti sa all'interno della struttura sia all'aperto.
Diversi studi stanno mettendo in evidenza il ruolo globale giocato dal referente animale nel processo di crescita del bambino, soprattutto nei primi anni di vita. Il rapporto animale-bambino è carico di valenze affettive, di sostegno, formative e didattiche. Sempre più ci si rende conto che le prime fasi della vita, come fondamenta della storia dell'individuo, hanno bisogno di una pluralità di referenti educativi e che la ricchezza di stimoli si traduce in una ricchezza di opportunità per il ragazzo. L'animale è un terapeuta non sostituibile, perchè gli stimoli che apporta sono unici e caratterizzanti.

2) Il caso di Cheyenne

Cheyenne è un Husky femmina, di otto anni e da febbraio a maggio 1998 è stata la protagonista di sedute di Pet-Therapy che si sono svolte presso la Scuola Elementare "Lambruschini" di Padova.
Fruitori di queste sedute, sono stati quattro bambini di classi differenti, affetti da diverse patologie: dal ritardo mentale all’impaccio motorio. L'esperienza è stata possibile grazie a diversi fattori: la disponibilità dei genitori, dei colleghi e della Direttrice della scuola.

Inizialmente, il Dott. Aldo Giovannella, che si occupa anche di Pet-Therapy, ha tenuto una lezione introduttiva a tutti i bambini delle classi in cui insegno parlando dei cane in generale utilizzando prima delle diapositive e poi facendo vedere e toccare Cheyenne. Alla fine anche i paurosi volevano accarezzare e portare in giro Cheyenne: durante la lezione, circondata da 40 bambini che la toccavano, chiamavano e accarezzavano, Cheyenne ha mostrato di essere perfettamente a proprio agio, sottoponendosi di buon grado a tutto ciò che 40 bambini possono fare ad un cane, divertendosi (al punto che, imparato quale era il giorno in cui si andava a scuola, già di buon mattino era pronta al cancello). Gli incontri successivi si sono svolti con cadenza settimanale della durata di due ore: ad un momento iniziale in classe, seguiva il lavoro individuale coi bambini in situazione di handicap per sviluppare gli obiettivi:

  • favorire l'integrazione dei bambini con handicap

  • aumentare la produzione linguistica

  • stimolare l'autonomia personale del bambino

  • migliorare la coordinazione motoria.

Le loro reazioni sono state differenti, ma tutti erano attratti dal cane e volevano stare con lei: c'era chi aveva paura quando la sentiva abbaiare, chi era intimorito nel darle il biscotto, chi continuava a darle ordini per poterle dare il biscotto - premio, chi, quando la accarezzava, rideva. Cheyenne si è rivelata un'ottima co-terapeuta: ha accettato di buon grado di ripetere gli esercizi diverse volte, cioè di sedersi, abbaiare a comando, portare la palla, correre, sdraiarsi, mangiare biscotti, farsi portare a guinzaglio, farsi toccare ed accarezzare, sempre con molta pazienza, delicatezza, adattando i suoi tempi di risposta al comando e attesa del premio a quelli più lenti dei bambini. I bambini, dopo alcuni incontri in cui hanno vinto la diffidenza mano a mano che si rendevano conto che Cheyenne era docile, hanno beneficiato della sua compagnia: si è infatti notata una pronuncia sempre più chiara delle parole ordine (Seduta – Terra – Abbaia - Porta), determinata dalla necessità di farsi comprendere chiaramente per ottenere obbedienza; i tempi di attesa, normalmente ridotti a pochi minuti per le attività scolastiche e ludiche, hanno subito un notevole incremento, arrivando a circa un'ora di attenzione continua verso Cheyenne e gli esercizi da fare con lei; hanno imparato a prendersene cura, facendola riposare e portandola a bere.

Cheyenne è riuscita a stabilire con questi bambini una relazione piacevole, rilassante ma soprattutto gratificante, dando loro la possibilità di gestire e vivere autonomamente a livello operativo - ma soprattutto emozionale - un rapporto interpersonale con un altro essere umano, questo perché per Cheyenne, M., L., A. e G. non sono "bambini con handicap", ma bambini e basta.

                                                                                                                    

Bibliografia

1.   Del Negro Elide, Pet therapy, Franco Angeli, 2004

2.   Natoli, E., Attività e terapie con l'ausilio di animali: quadro internazionale e stato dell'arte in Italia, in “Annali dell'istituto superiore di sanita'”, 1997

3.   Ragnetti E., Redazione Ministerosalute.it Centro di collaborazione OMS/FAO per la sanità Pubblica Veterinari; Laboratorio di fisiopatologia di organo e di sistema dell'Istituto Superiore di Sanit; Istituto Zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e Molise; Ministero della salute- Direzione generale della sanità pubblica veterinaria , degli alimenti e della nutrizione - Ufficio X,  gennaio, 2003

4.   Furiozzi F., Redazione Ministerosalute.it Centro di collaborazione OMS/FAO per la sanità Pubblica Veterinari; Laboratorio di fisiopatologia di organo e di sistema dell'Istituto Superiore di Sanit; Istituto Zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e Molise; Ministero della salute- Direzione generale della sanità pubblica veterinaria , degli alimenti e della nutrizione - Ufficio X,  gennaio, 2003

5.   "La Pet Therapy: gli animali e la salute dell'uomo", in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale", giugno 1996.

6.      La Conferenza Internazionale sulle interazioni uomo-animale "Animals, Health and Quality of Life", settembre 1995.

7.      “Animali e uomini imparano insieme". PET MAGAZINE, novembre 1997.

 

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