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Aspetti
similari tra ipnosi e psicopatologia
Vincenzo
Di Marco
Si
è tanto discusso della natura dell’ipnosi, ma, tale problema è tuttora
insoluto, come del resto la genesi e il significato della malattia
mentale.
La coscienza del soggetto ipnotizzato, più o meno dissociata, si
manifesta con una fenomenologia spesso simile a quella della malattia
mentale, da indurre un certo numero di studiosi a considerare questa come
una forma di autoipnosi patologica.
Sono impressionanti le somiglianze tra fenomeni ipnotici e stati di
coscienza morbosi: amnesie, paresi indotte ipnoticamente, stati
catalettici, allucinazioni richiamano sintomatologie psicotiche o
nevrotiche.
Aspetti regressivi o di rivivificazione che si verificano in stato
ipnotico sono riscontrabili nell’epilessia focale, ma anche in alcuni
esperimenti di elettrostimolazione celebrale effettuati da Panfield e
Jasper (1954).
Infatti stimolando elettricamente la corteccia occipitale e temporale di
un soggetto epilettico, il tracciato neuronale sembrerebbe il medesimo sia
per il recupero mestico dell’evento scatenante in ipnosi, sia per gli
incubi legati a questo che per la vera e propria crisi epilettica.
Lo stesso ghepardi mette in evidenza interessanti similitudini tra le
situazioni attivanti l’epilessia, l’ipnosi e l’esperienza psicotica
connessa a fenomeni di amnesia, ipermnesia e rivivificazione legate a
esperienze memorizzate ad elevato contenuto simbolico.
Fenomeni
come la sordità ipnotica, scoperta essere del tutto identica alla
anacusia neurologica (Erickson, 1938), hanno permesso di scoprire che il
quadro operativo in ambedue le situazioni è un meccanismo fisiologico di
inibizione emozionale dell’attività corticale (Gherardi, 1982).
D’altra parte, sul piano del rapporto interpersonale, l’ipnosi si
presenta come una relazione fortemente emozionale (Meares, 1960), che
normalmente facilita ed accelera il trattamento psicoterapico, proprio
perché si basa, in maniera privilegiata, sulla comunicazione non verbale
e su meccanismi simbolici fortemente regressivi e facilmente innescatori
di transfert.
Un modello neuropsicologico che utilizza la differenza tra i due emisferi
cerebrali è implicito per esempio negli studi di M. Erickson; e, anche se
egli elaborò le sue idee molto prima che venissero sviluppate le ricerche
sulla lateralizzazione emisferica, Erickson tendeva a facilitare la trance
tramite il depotenziamento della funzione emisferica sinistra.
In
particolare Hilgard (1977) ha constatato, durante l’ipnosi, che le
funzioni emisferiche sinistre sono diminuite; mentre quelle
dell’emisfero destro sarebbero potenziate. Erickson, pur riconoscendo
che le funzioni emisferiche destre sarebbero, in ipnosi, più facilmente
alterabili di quelle di sinistra, era comunque propenso a credere che
nella trance vi sia una
depressione di entrambi gli emisferi (Erickson, Rossi e Rossi, 1979).
Ed è nell’emisfero destro che secondo Ghepardi andrebbero a depositarsi
le memorie di un io “spaziale o analogico” riattivabili dalla
situazione ipnotica, ma anche di vita che possono rievocarle(una
fotografia, un luogo, un brano musicale). Era questa, infatti, una delle
tecniche induttive favorite di Erickson.
Questo processo, dunque, di continua specularità biemisferica tra «Io-indistinto»
ed «Io-distinto» è, allo stato di veglia, per un uomo adulto normale,
un processo all’infinito. Nel sonno, invece, il processo cambia: perché
tutto si ritirerebbe nelle strutture encefaliche più profonde del tronco
(Bertini e Violani, 1982).
Nel sogno, da queste profondità encefaliche e corporee, il tutto
prenderebbe a svolgersi nell’emisfero destro (non vocale e sede del
cosiddetto «Io indistinto»). Nell’ipnosi, infine, le cose avverrebbero
come nel sonno, ma con una continua co-presenza dell’«Io distinto»
(emisfero vocale) pronto ad intervenire attivamente: come infatti accade
nell’ipnosi, più o meno «profonda» o «leggera», fino alla
deipnotizzazione spontanea (Gherardi, 1982; Hull, 1933).
In
sintesi, secondo Levy-Agresti e Sperry (1968) le funzioni specifiche
dell’emisfero dominante sarebbero le seguenti: collegamento con la
coscienza, verbalità, descrizione linguistica, ideatività, ricerca delle
somiglianze concettuali, analisi temporale, analisi dei dettagli,
aritmeticità ed analogia con un calcolatore numerico.
Per contro, le funzioni specifiche dell’emisfero minore sarebbero:
nessun collegamento con la coscienza, quasi non-verbalità, musicalità,
senso figurativo e configurazionale, somiglianza visiva, sintesi
temporale, visione olistica, immaginazione, geometricità e spazialità.
L’ipnosi può essere definita come una condizione di coscienza
assolutamente naturale (anche se particolare) reversibile, per alcuni
aspetti simile al sonno ma per altri assai vicina allo stato di veglia e
con possibilità di ridotto influenzamento da agenti esterni (che non
siano pilotati dall’ipnotizzatore); essa può essere provocata, favorita
o mantenuta mediante processi di suggestione associati a determinate
pratiche percettive e/o motorie.
Si tratta di un livello di attività mentale particolare, di un vero e
proprio stato di coscienza, nel quale la persona ipnotizzata è coinvolta
in un rapporto interpersonale molto stretto e coerente con il suo
ipnotizzatore. In tale condizione diventa infatti più facile accettare,
in modo acritico, le rappresentazioni mentali proposte dall’operatore,
mantenendo centrata su di esse la propria attenzione, conscia ed
inconscia; arrivando addirittura a manifestare una forma di «dissociazione»
psichica (Bonaiuto, 1971).
A
livello psicoterapeutico nell’ipnosi si combinano un buon numero di
elementi utili: sfogo, abreazione, persuasione, i
n s i g h t e, soprattutto, un aumento della suggestionabilità,
che rende il paziente capace di rompere il blocco emozionale di certe
funzioni.
Secondo questa linea di ricerca l’induzione dell’ipnosi e l’ipnosi
stessa sarebbero in rapporto con l’attivazione dell’emisfero cerebrale
non dominante, il destro nella maggioranza dei casi. Questo stesso
emisfero costituirebbe inoltre, e questo sembra oramai dimostrato, la «sede»
della spazialità, della musica, della creatività e della fantasia nonché
della cosiddetta «mente inconscia», per usare l’espressione tipica di
Milton Erickson o della «mente situactionale» per usare l’espressione
di Gherardi (1982).
A livello neurodinamico l’unicità dell’Io nei vari stati di veglia,
sonno, sogni o ipnosi, si manifesterebbe con una sorta di specializzazione
temporale per cui, durante il giorno avremmo il prevalere dell’Io «logico»
(chiamato da Gherardi Self
Conscious Mind) con una «dinamìa» che si estenderebbe, dal
sistema Rinencefalo-diencefalo-mesencefalo verso l’emisfero sinistro (Popper
ed Eccles, 1977). Si avrebbe così l’Io cosciente o, per usare un
termine cibernetico, l’Io logico, «numerico».
Durante la notte o, meglio, durante il sonno REM o durante la ipnosi,
dalle strutture del sistema Rinencefalo-diencefalo mesencefalo emergerebbe
invece, verso l’emisfero destro, lo stesso «Io»; che però, a questo
punto, oltre ad essere carico di «memorie emozionali», da agire in un dreamy
state (sogno vero e proprio o ipnosi), possederebbe peculiari
qualità gestaltiche, apposizionali, geometriche, visuo-spaziali: o, per
continuare ad usare la terminologia cibernetica, emergerebbe l’Io «analogico».
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