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La
valutazione dei
disturbi psicologici con il Psychopathological State Index: contributo
alle caratteristiche cliniche e psicotecniche.
di
Gian Luigi Dell’Erba

Riassunto
Le
esigenze della ricerca e della pratica in psicologia clinica ha portato
l’Autore a rivedere uno tra i più noti strumenti per la valutazione
sintomatologia, il SCL90 di Derogatis, apportando delle modifiche e
rivedendo criteri, scale di misura, items e punteggi. Il risultato di tale
lavoro è lo studio di uno strumento originale, il Psychopathological
State Index, che viene valutato nelle varie caratteristiche cliniche e
psicotecniche. La efficienza, la validità e la fedeltà dello strumento
possono indicare il PSI come un test per lo studio dello stato
psicopatologico del soggetto in diverse condizioni rilevanti all’interno
della psicologia clinica.
Parole
Chiave: PSI, valutazione, psicopatologia
Summary
The
requests of research and work in clinical psychology brought the Author to
reanalyse one of most known tests in symptomatology evaluation SCL90 of
L.R. Derogatis, adding some modifies and readjusting criteria, scale of
measure, items and scoring. The result of this work is a original test,
Psychopathological State Index, that he valuate in most clinical and
psychotecnic aspects. The effectiveness, validity and realability can
indicate PSI as a test for studying tha psychopathological state of
subjects in many relevant conditions within clinical psychology.
Key
Words: PSI,
evaluation, psychopathology
Introduzione
Molti
dei questionari autodescrittivi sono stati ideati per assistere lo
psicologo o lo psichiatra nell’esame degli elementi psicopatologici del
paziente. I primi questionari, sebbene autodescrittivi, conservavano la
struttura delle Scale di Valutazione (Rating Scales - RS) per pazienti
psichiatrici che erano caratterizzate da una prospettiva esterna (dalla
valutazione dell’esaminatore).La differenza tra il questionario
autovalutativo e la RS è determinato dalla formulazione delle domande,
nel primo caso in modo da favorire l’autosomministrazione, nel secondo
caso agevolando l’intervista; l’elemento che distingue il questionario
dalla RS è la attendibilità dell’atteggiamento autodescrittivo del
paziente. Entrambi gli strumenti possono essere organizzati secondo una
struttura complessa a fattori di ordine superiore o a categorie (Mohr,
1990; Tingey R., Burlingame G., Lambert M.J., Barlow S.H., 1989).I
questionari e le RS che descrivono lo stato attuale del soggetto in un
ambito di psicologia clinica, i suoi sintomi e comportamenti aventi una
rilevanza in psicopatologia, sono numerosi e diversi tra loro rispetto ad
alcune caratteristiche.Oltre alla differenza principale che abbiamo
ricordato, la prospettiva esterna oppure l’autodescrizione, questo tipo
di strumenti psicologici variano anche per la loro struttura.Solitamente
viene indicato come "struttura di un test" la specifica
organizzazione dei risultati derivanti dai singoli items (Mohr, 1990). Tra
le caratteristiche salienti in questo ambito possono trovare una
"struttura semplice", in cui lo strumento è organizzato in modo
lineare, ed i cui items appartengono ad un unico fattore. In questo campo,
alcuni strumenti particolarmente famosi e diffusi sono lo STAI di
Spielberger, il Beck Depression Inventory di Beck, la scala
Introversione-Estroversione di Hans Eysenck (Boncori, 1995).Questi
strumenti misurano un costrutto, un tratto, una categoria nosologica come
se fosse unitaria,; gli items che compongono lo strumento sono
caratteristiche specifiche che costituiscono un pool attraverso il quale
il costrutto-tratto-sindrome viene descritto.Questi strumenti possono
avere una "struttura complessa" secondo cui il questionario è
organizzato in gruppi di items. Gli items di ogni gruppo o fattore possono
essere tra loro correlati, ed essere indipendenti statisticamente dagli
items di altri fattori. Questo tipo di strumento viene indicato come
"struttura fattoriale indipendente" (o emergente). Se alcuni
items di un fattore sono in comune con altri fattori allora si farà
riferimento ad una "struttura fattoriale principale". La
differenza tra questi strumenti psicologici è che mentre i primi hanno
fattori determinati dall’analisi di clusters in un pool di items
primari, i secondi invece sono determinati dalla rilevanza clinica. Un
buon esempio, nell’esame della personalità, del primo tipo di strumento
è il 16PF di Cattel, mentre un esempio del secondo tipo di organizzazione
fattoriale è il MMPI.Nel 16PF, ogni item appartiene a quel fattore ed a
nessun altro; nel MMPI, un item può essere incluso sia in una scala (o
fattore) che in un’altra.Un’altra distinzione può essere tracciata
fra le tipologie di organizzazione fattoriale. Mentre l’analisi
statistica fattoriale delinea un fattore che diventa perciò
tendenzialmente indipendente e ipoteticamente identificabile, in una
organizzazione a base clinica-osservativa un fattore esprime una entità
nosografica o una sua componente.In uso, attualmente, vi sono strumenti
valutativi per quasi ogni forma di psicopatologia o comportamento
divergente. Molti classici questionari per la valutazione di elementi
clinici e psicopatologici sono stati modificati per indicare, suggerire ed
assistere alla valutazione criteriale della diagnosi dei disturbi mentali
come da DSM IV o ICD-10.Per questi scopi vi sono sia interviste costruite
su misura dei criteri diagnostici sia questionari che tengono conto di
queste caratteristiche ed elementi decisionali (SCID di Spitzer e coll.;
MMCI di Millon; per fare alcuni esempi).
Brevi
cenni di psicometria
.Uno
degli aspetti più importanti di un test è la sua funzione predittiva,
cioè la capacità di predire in che modo i soggetti si comporteranno
in situazioni diverse da quella d'esame. Partendo dal risultato
ottenuto in un test, quindi una situazione artificiale, si può prevedere
come un individuo si comporterà in situazioni concrete nella vita
quotidiana.Indipendentemente da quello che viene predetto, le funzioni
predittive in un test sono buone se presentano un'alta correlazione
statistica con il comportamento sottoposto a predizione. Per determinare
con quanta accuratezza un test assolve al compito di predizione, è
necessario avere un comportamento ben specifico con cui paragonare la
predizione; questo termine di paragone è detto criterio. E'
importante sottolineare che usando test predittivi, l'oggetto della
predizione, cioè il criterio, diventa fondamentale. Non basta quindi
l'intuizione per dire che il test è valido a predire, bensì è
necessaria una correlazione statistica fra test e criterio, che dà
origine al coefficiente di validità.Un altro aspetto importante è
la funzione valutativa, cioè il procedimento di misurazione
diretta del rendimento in un particolare momento. E' essenziale a questo
scopo specificare la nozione di campionamento. Una valutazione è
fatta sempre attraverso un campionamento di comportamenti da cui si deduce
la prestazione buona o cattiva in una determinata situazione. Siccome non
è tutto il comportamento ad essere esaminato, ma un aspetto di esso,
allora un buon test è quello che copre un campione rappresentativo di
comportamenti rilevanti di una particolare situazione data.
Naturalmente gli elementi del test, gli items, devono riferirsi agli
aspetti rilevanti della situazione da valutare. Questo aspetto non è
esente da difficoltà in quanto non è sempre facile discriminare se un
aspetto è o non è rilevante per la valutazione, anche perché dove c'è
valutazione su ciò che è importante c'è anche differenza di valutazione
fra gli stessi valutatori (un dato aspetto può essere o meno rilevante
come elemento valutativo della situazione). Da quanto detto può essere
dedotto che un test non è valido per tutte le situazioni ma solo
per quella per cui è stato costruito, quindi, esso non è sempre valido
in quanto il campionamento delimita la sua utilizzazione, e anche perché
la differenza di valori rende il criterio di valutazione esso stesso
relativo.Un'altra fondamentale caratteristica dei test è la funzione
diagnostica, cioè quella funzione che permette di descrivere le
caratteristiche psicologiche di un individuo. E' importante sottolineare
che la descrizione delle caratteristiche della personalità, del
comportamento, delle funzioni mentali, o di un aspetto psichico
particolare si riferiscono a parametri di riferimento, detti norme
(vedremo più avanti), riguardanti il più generale gruppo di appartenenza
del soggetto.Tra le caratteristiche generali di un test che costituiscono
un indubbio vantaggio d'uso vi sono la economicità e la praticità.
La economicità di un test riguarda la sua esecuzione, la sua valutazione
e la sua interpretazione; la praticità si riferisce alla disponibilità
del suo impiego.Un aspetto richiesto per un test è la sua obiettività.
Un test è obiettivo quando la somministrazione, la determinazione e
l'interpretazione dei punteggi sono indipendenti dal giudizio soggettivo
dei singoli esaminatori. Inoltre, l'obiettività riguarda anche il grado
di difficoltà di una prova, o di un test nel suo complesso, perché
caratterizza il livello di difficoltà che esso comporta. Il grado di
difficoltà di un test viene determinato mediante l'applicazione della
prova su campioni rappresentativi di persone. Se questi campioni danno un
cumulo di prove alle estremità della scala, sia nella parte superiore che
in quella inferiore, significa che il test non discrimina a dovere e
quindi non è obiettivo. Il controllo delle difficoltà di un test si
ricava dalla distribuzione dei punteggi del campione; se il campione è
rappresentativo, i punteggi dovrebbero dare una curva di distribuzione
normale: si dovrebbe riscontrare un raggruppamento di soggetti nei valori
medi della distribuzione, mentre a mano a mano che ci si avvicina ai
valori estremi, si dovrebbe notare una graduale diminuzione, fino ad
arrivare a zero (curva gaussiana, o a campana).Un altro concetto cruciale
per un test è la standardizzazione. Questo concetto definisce due condizioni
di uniformità: uniformità di procedura di somministrazione del test;
uniformità della determinazione del punteggio. In sostanza, se si vuol
rendere comparabili tra loro i punteggi ottenuti nello stesso reattivo da
persone diverse, anche le condizioni di somministrazione e di valutazione
devono essere uguali (ne fanno parte integrante le informazioni sul test,
i limiti di tempo, le dimostrazioni preliminari, le condizioni ambientali,
le motivazioni, la cooperazione, il rapporto interpersonale tra
esaminatore-esaminando).Un punto essenziale della standardizzazione di un
test è la determinazione delle norme. Con questo termine si
intendono solitamente due concetti diversi: in un contesto metodologico,
si intende per norme il punteggio grezzo standardizzato; in un contesto
psico-sociologico, si intendono i diversi aspetti della "normalità"
sociale.Per quanto riguarda la standardizzazione dei punteggi, le norme
indicano il processo che trasforma il punteggio grezzo in punti
standard, che possono essere normalizzati, cioè convertiti alla curva
normale gaussiana, e in tal caso sono detti anche punti z. Nella
seconda accezione del termine norma, si indica una prestazione normale
o media della popolazione che è stata presa in esame.Altri due
termini sono fondamentali per comprendere la struttura di tutti i test in
generale: fedeltà e validità.La fedeltà (reliability) è detta
anche costanza o attendibilità. Perchè un test sia attendibile, deve
essere indipendente dalle variazioni momentanee dei soggetti, dalle
situazioni di applicazione e da tutti i fattori che introducono errori
nelle operazioni di misura. Fedeltà significa assenza di errore
casuale, dovuto a fattori esterni al test (diverso è l'errore
sistematico che lo scarto proporzionale relativo agli effetti della
costruzione della scala di misura, è lo scarto sistematico del metro).
Fedeltà o attendibilità si riferiscono anche alla ripetitività dei
risultati quando è somministrato agli stessi individui in occasioni
successive; in altre parole, se un test è fedele deve dare sempre lo
stesso punteggio quando è applicato allo stesso individuo. Il confronto
tra le diverse somministrazioni si effettua tramite il calcolo del coefficiente
di correlazione (il più comune è il coefficiente prodotto-momento di
Karl Pearson). La stima della fedeltà del test, e quindi in conseguenza,
anche della prestazione, si effettua nei seguenti modi: a) confrontando
(correlazione) test parralleli (coefficiente di equivalenza); b)
confrontando due prestazioni del soggetto, cioè due somministrazioni
successive del test, calcolo detto anche test-retest (coefficiente
di stabilità); c) confrontando le due metà del test, calcolo noto come split-half
(coefficiente di omogeneità); d) confrontando reciprocamente tutti
gli item tra loro, calcolo detto di intercorrelazione (coefficiente di
consistenza interna).La validità può essere definita come
l'accuratezza con la quale il test misura quello che intendeva misurare.
Tra le diverse definizioni si può ritrovare il comune concetto di
confronto tra punteggio della prestazione al test con la prestazione
tipica in un ambiente naturale per il soggetto. Questo concetto è
indiscutibilmente legato alla trasferibilità della prestazione al test
nella situazione naturale, e pertanto i punteggi si pongono in relazione
alle misure ipotetiche del soggetto. La validità pone il problema della
interpretabilità dei punteggi. Questo problema è tipico della
psicometria, in quanto è a prestazioni particolari come esempi di
comportamenti naturali. Quindi, la validità è determinata sia in
riferimento alla utilizzazione specifica in rapporto a cui il test viene
considerato, sia in rapporto alla popolazione per cui è validato.
Occorrono, quindi, differenti tipi di validità per differenti scopi del
test o della sua misura, e differenti validità per differenti gruppi. La
stima della validità si ottiene tramite il calcolo del coefficiente di
validità, cioé il coefficiente di correlazione tra i dati e il criterio
(validità esterna). Il criterio è una serie di misure con cui si
confrontano i risultati del test per stabilire se esso misura il tratto o
l'attributo per cui è stato costruito. Il criterio è una misura che non
può essere messa in discussione per ciò che in effetti misura (questo è
solitamente il più grande problema dei test d'intelligenza che non sembra
in effetti ancora superato). Altre volte, prescindendo da un criterio
esterno di riferimento, si correlano i dati con predizioni effettuate a
partire da costrutti teorici (validità di costrutto); altre volte si
definisce valido il dato che correla con i punteggi più alti al test
(validità di contenuto). Tutte queste stime danno la validità interna
del test.La validità può essere predittiva, concorrente, di contenuto, e
di costrutto, a seconda se si correla (e dunque si ponga di essere
correlata) con un criterio posto nel futuro, o con un criterio
equivalente, con un criterio rappresentativo, o con un criterio elaborato
in base a concettualizzazioni o teorie.
Origini
del PSI
Il
SCL 90
Intorno
agli anni 60, Leonard R. Derogatis e Ronald S. Lipman costruirono una
scala di misura dello stato psicopatologico, la HSCL (Hopkins Symptom
Check List) che comprendeva 56 items aventi come contenuto sintomi
clinicamente rilevanti (Lipman e coll:, 1969).In seguito al
perfezionamento statistico, alla attendibilità ed alla validità dello
strumento, fù costruito il SCL 90 (Symptom Check List) con 90 items ed
una struttura fattoriale indipendente. Il SCL-90, oggi rivisto ed
aggiornato in SCL-90r, è composto da 9 scale cliniche e 3 scale
supplementari di validità.Le 9 scale cliniche sono: Somatizzazione,
Ossessioni, Sensitività Interpersonale, Depressione, Ansia, Ostilità,
Ansia Fobica, Ideazione Paranoidea, Psicoticismo; alle scale
principali si aggiungono alcune scale di controllo come GCI (Global
Clinical Impression), il punteggio totale, e la variabilità.A tutt’oggi
il SCL-90r è un test di uso comune, soprattutto negli USA. E’ uno
strumento sia diagnostico sia di screening, in quanto accanto
all’affidabilità si caratterizza per la sua economicità (solo 15
minuti al massimo per la somministrazione).
Gli
avanzamenti
Gli
stessi autori del SCL-90, in particolare lo psicologo Leonard R. Derogatis,
ha proposto varie modifiche ed aggiunte al suo strumento, il quale
attualmente ha diverse versioni, non tradotte in italiano.Allo strumento
originale sono stati fattori supplementari sia clinici sia di controllo
dello strumento, e sono stati modificati alcuni items dalla loro
formulazione originaria (Derogatis, 1983).Accanto alla forma originaria di
questionario autovalutativo, il SCL-90 ha attualmente versioni per l’uso
esterno come RS, come struttura per l’intervista, e versioni ridotte per
usi specifici e particolari (Derogatis, Melisaratos, 1983).
Le
ragioni per il PSI
La
necessità di recuperare le virtù di uno strumento diffuso e delle sue
qualità economiche, attendibili e valide ha spinto chi scrive a rivedere
le diverse versioni italiane presenti a vario titolo nelle pubblicazioni,
e recuperarne le qualità, e abbandonarne i difetti originari.Accanto alle
formulazioni originarie è stato introdotto un uso più aderente agli
attuali metodi di indagine e valutazione in psicologia clinica (Tingley e
coll, 1989; Seligman, Rosenam, 1996).Tra i fattori sono presenti, oltre
alle 9 scale cliniche, alcuni fattori supplementari sia clinici sia di
controllo.Appare modificato sia il calcolo sia l’attribuzione del
punteggio a ciascun item e risultano assai differenti la scala di misura,
i gradi, i cut-off.Ciò ci spinge a concludere che sebbene il PSI derivi
dal SCL-90, è attualmente, per le caratteristiche di misura, uno
strumento indipendente.
Le
caratteristiche psicometriche del PSI
La
organizzazione del PSI
Lo
strumento è un questionario autovalutativo composto da 90 items
consistenti in domande a contenuto clinico relative a comportamenti e
sintomi aventi una evidente e diffusa rilevanza psicopatologica.I 90 items
sono raggruppati in 9 scale cliniche costituenti 9 fattori indipendenti
metricamente e non simmetrici (aventi diverso numero di items tra loro).Le
scale cliniche sono le seguenti:
Attivazione
somatica, Ossessività, Ipersensibilità, Sintomi Depressivi, Ansia
Generale, Ostilità, Sintomi Fobici, Paranoia, Stati Alterati Psicotici.
Le
scale supplementari aggiuntive sono:
Neuroticismo
Generale, Disturbi del Sonno, Disagio, Difficoltà nelle Prestazioni
Cognitive, Indice Generale, Deviazione Standard.
Contenuto
delle Scale Primarie
Attivazione
Somatica Nella
scala sono presenti sintomi di somatizzazione, vale a dire manifestazioni
e reazioni psicofisiologiche dovute ad una attivazione eccessiva
dell’organismo. I sintomi da stress sono rappresentati nella loro
rilevanza fisiologica, e nelle manifestazioni biologiche correlate
all’ansia somaticamente considerata. Gli items relativi alla scala sono
1,4, 12, 27, 40, 42, 48, 49, 52, 53, 56, 58. Sono presenti, in questa
scala, sintomi dovuti ad una reazione "psicosomatica" ad eventi
che interessano il soggetto. Un livello elevato in questi items indica la
presenza di un disturbo da somatizzazione grave, dove il soggetto soffre
per una sintomatologia prevalentemente caratterizzata da disfunzioni
fisiologiche di intensa entità. Una elevazione media indicherebbe
l’attivazione di ansia e stress del soggetto, spesso in compresenza con
altre scale. Il soggetto, accanto ad altre modalità, sarebbe attivato in
una reazione da stress, e presenterebbe sintomi fisici diffusi. Un livello
lieve indicherebbe una reattività del soggetto che tenderebbe ad una
compromissione fisica attenuata e non costante. Livelli molto bassi
indicherebbero fluttuazioni della normale reattività emotiva e non
costituirebbe un vero disturbo ma più propriamente una attivazione
normale dell’organismo.
Ossessività
In questa scala vi sono pensieri intrusivi, ruminazioni, ossessioni,
compulsioni, rituali. Tali items sarebbero presenti nel disturbo
ossessivo-compulsivo ad una entità elevata. Tali sintomi sono altresì
presenti anche in altri disturbi (data l’elevata comorbilità di questo
disturbo). Gli items della scala sono 3, 9, 10, 28, 38, 45, 46, 51, 55,
65. Gli items presenti in questa scala indicherebbero una tendenza
all’eccessivo controllo del proprio comportamento e del proprio ambiente
circostanze. Il soggetto che manifesta un punteggio elevato, presentando
un disturbo ossessivo-compulsivo, soffre di ossessioni, rituali e
compulsioni, e riconosce il carattere egodistonico di tale sintomatologia.
Punteggi medi indicherebbero, anche, atteggiamenti di perfezionismo e
meticolosità. Bassi punteggi nella scala tenderebbero a descrivere
aspetti di controllo e coartazione sia a livello cognitivo che
comportamentale che sarebbero reazioni del soggetto di carattere
prevalentemente non patologico.
Ipersensibilità
Gli items di questa
scala descriverebbero atteggiamenti e comportamenti tipici di una
difficoltosa relazione interpersonale con le persone che circondano il
soggetto. Gli items attinenti a questa scala sono 6, 21, 34, 36, 37, 41,
61, 69, 73. Il soggetto evidenzia un livello di sensitività
interpersonale ad un livello medio-alto; egli presenta uno stress
caratterizzato da stimoli inerenti la mancanza di confidenza,
l’isolamento, la perdita del contatto con gli altri. Ad un livello
particolarmente elevato si evidenzia un grave problema di ipersensibilità
interpersonale, con manifestazioni di critica, isolamento, evitamento,
eccessivo turbamento nei contatti con gli altri. Reazioni di chiusura
estrema, sensitività, scarsa distanza psicologica dagli altri sarebbero
caratteristiche di punteggi elevati.
Sintomi
Depressivi Il
contenuto di questa scala indicherebbe una reazione depressiva, con
pensieri negativi su sé, sugli altri, sul proprio ambiente, e sarebbero
caratterizzati da elevato pessimismo, mancanza di speranza, pensieri di
morte, rallentamento, perdita di interessi, autocritica. Gli items
presenti nella scala sono 5, 14, 15, 20, 22, 26, 29, 30, 31, 32, 54, 71,
79. Punteggi elevati indicherebbero un disturbo depressivo maggiore di
grado grave. Punteggi di grado medio possono essere presenti in altri
disturbi in comorbilità con una depressione clinica. Punteggi di lieve
intensità possono indicare una reazione del soggetto a difficoltà
temporanee. Bassi punteggi possono descrivere un modo tipico del soggetto
che rientra nelle normali reazioni di tristezza e scoraggiamento in
condizioni normali.
Ansia
Generale Gli items
descrivono le manifestazioni di ansia generalmente intesa quale
agitazione, nervosismo, paura generica ed improvvisa, senso di perenne
apprensione. Gli items che caratterizzano questa scala sono 2, 17, 23, 33,
39, 44, 57, 64, 66, 72, 78, 80, 86. Ad un grado elevato il soggetto
esperisce sintomi fisiologici, senso di perenne allarme, agitazione; tali
sintomi si associano spesso ad altri disturbi quali panico, depressione, o
psicosi. Alla alta intensità dei sintomi in questo fattore si evidenzia
la necessità di una presa in carico orientata alla tranquillizzazione; il
soggetto non può svolgere le normali attività quotidiane. Ad un livello
medio nella intensità della sintomatologia in questa scala si evidenzia
un deficit nella autonomia e nel funzionamento personale e sociale, in
quanto i sintomi sono presenti nella maggior parte del tempo. Ad un
livello lieve corrisponde una intensità dell’ansia generale molto
ridotta e spesso in compresenza di altri disturbi. Un livello molto basso
evidenzia una normale fluttuazione del normale funzionamento del soggetto,
molto spesso associato a tensioni o stati di impegno.
Ostilità
La scala di ostilità
è composta da items che esprimono la difficoltà del soggetto nelle
relazioni interpersonali e nel fronteggiamento di ostacoli nelle attività
che intraprende. Lo schema di queste difficoltà consiste maggiormente in
un senso di rabbia, intolleranza ed ipercriticismo costante, spesso
associato ad un impulso verso comportamenti violenti. Gli items della
scala sono 11, 24, 63, 67, 74, 89. Ad elevate intensità, questo fattore
indica una tendenza o un rischio di comportamenti violenti o sentimenti di
rabbia particolarmente pronunciati. A medie intensità la scala descrive
una tendenza verso un atteggiamento verso la intolleranza e la critica, e
la intolleranza verso impedimenti o ostacoli. A lievi intensità si
evidenziano sentimenti di insopportazione, lievi intolleranze, tendenza
alla critica generica, stile polemico, tendenza a ruminare situazioni di
frustrazione, senso di perenne ingiustizia. Punteggi bassi possono essere
normali comportamenti o reazioni a situazioni o momenti particolari che il
soggetto si trova ad affrontare.
Sintomi
Fobici Gli items di
questa scala descrivono prevalentemente il disturbo da attacchi di panico
e agorafobia-claustrofobia; il soggetto che ne soffre evidenzia sintomi
cognitivi, comportamentali, emotivi e fisiologici correlati alla
aspettativa di sperimentare attacchi acuti di ansia, spesso interpretati
dal soggetto come imminenti, catastrofici, e associati da lui al rischio
di morte (per infarto o ictus) e perdita del controllo psichico e
comportamentale. Gli items della scala sono 13, 25, 47, 50, 70, 75, 82. A
punteggi elevati si associa un disturbo molto grave, invalidante, a causa
del quale il soggetto ha frequenti attacchi, comportamenti di evitamento
generalizzati, senso di allarme ed apprensione pronunciato, e sintomi
radicati di ipocondria. Ad un punteggio medio, il soggetto ha crisi di
panico saltuarie, agorafobia pronunciata, interpretazioni di sensazioni
somatiche, ed ansia anticipatoria ad un livello persistente. A punteggi
bassi il soggetto manifesta ansia anticipatoria ma raramente panico o
agorafobia generalizzata. Lievi elevazioni sotto il profilo patologico
evidenziano normali fluttuazioni nel normale funzionamento e sono
correlate a situazioni e periodi del soggetto caratterizzate da fretta ed
eccesso di impegni.
Paranoia
La scala descrive la tendenza del soggetto verso la diffidenza ed il
sospetto nei confronti degli altri, ed evidenzia la presenza o la spiccata
tendenza verso problemi relazionali. Gli items presenti nella scala sono
18, 43, 68, 76, 83. Punteggi elevati descrivono stati deliranti in senso
persecutorio o di riferimento; punteggi di media entità individuano
convinzioni particolarmente rigide, incrollabili, orientate alla
interpretazione di segni o eventi riferiti a significati significativi per
il soggetto. Punteggi lievi indicano la tendenza verso lo sviluppo di
atteggiamenti fortemente diffidenti o paranoici, e possono associarsi alla
elevazione di altre scale come quelle di Ostilità e Stati Alterati
Psicotici. Punteggi minimi possono essere il risultato di un momentaneo
stato di disadattamento del soggetto, il quale si trova isolato o
sganciato dalla normale rete di relazioni quotidiane; bassi punteggi
possono descrivere fluttuazioni momentanee del soggetto che non
costituiscono indicatori di psicopatologia ma indicano variazioni normali
dell’adattamento dell’individuo.
Stati
Alterati Psicotici Il
contenuto della scala si riferisce a reazioni e sintomi che fanno parte di
quadri alterati psicotici, ma che possono essere presenti, almeno alcuni
di essi più frequentemente, in stati di ansia particolarmente intensi.
Gli items della scala indicano una stato caratterizzato da deliri,
allucinazioni, esperienze di perdita dei comuni riferimenti dello stato
psichico normale. Gli items di questa scala sono 7, 16, 35, 62, 77, 84,
85, 87, 88, 90. Punteggi elevati indicano la presenza di un quadro
psicotico di tipo schizofreniforme o maniacale acuto, entrambi con sintomi
positivi, e alterazioni del pensiero nel contenuto e nella forma. Un
punteggio medio indica il discrimine di un disturbo, ad esempio
depressivo, se associato ad un disturbo psicotico. Lievi punteggi della
scala descrivono stati di alterazione dovuti alla gravità di altri
disturbi compresenti, ad esempio ansia acuta, ossessioni, depressione,
ipocondria. Punteggi ridotti possono indicare uno stato di temporaneo
disadattamento e squilibrio del soggetto, anche a causa di episodi
particolarmente acuti come episodi traumatici, shocks, eventi gravi o
lutti improvvisi.
Contenuto
delle Scale Aggiuntive
Nevroticismo
Generale Questa
scala coglie uno stato di disadattamento del soggetto descrivendo dei
comportamenti di difficoltà che l’individuo ha sia con gli altri che
con sé stesso. Gli items compresi nella scala sono 19, 59, 60, 81, 11, 6,
36, 24, 34, 41, 22, 37, 30, 29, 26, 54, 31, 57. La descrizione di questa
scala fa riferimento ad una tendenza alla ipersensibilità, alla
irritabilità ed intolleranza, alla diffidenza, alla ansietà, costituendo
un indice generale non psicotico per la indicazione del mancato
adattamento e delle difficoltà di funzionamento in diverse aree della
vita personale e di relazione.
Disturbi
del Sonno Gli items
della scala indicano selettivamente la presenza di difficoltà nel sonno,
sia in eccesso che in difetto, e nonostante il numero ridotto di items
definisce questo importante fattore aggiuntivo. Gli items sono 44, 64, 66.
Disagio
La scala descrive un generale indicatore di disagio e disadattamento che
isola e discrimina uno stato di sofferenza egodistonica da stati reattivi
egosintonici. La differenza con la scala di Nevroticismo è proprio nella
descrizione in senso egodistonico del disagio. Gli items sono 26, 6, 36,
11, 54, 30, 29, 24, 15, 9, 38, 46, 55, 51, 5, 44, 14. Questi items si
prestano particolarmente a screening sul disagio generale sia in
situazioni scolastiche che in applicazioni di psicologia della salute ed
in ambito sanitario (dove non sia utile utilizzare i 90 items della forma
completa dello strumento).
Difficoltà
Prestazioni Cognitive In
questa scala gli items descrivono una generale difficoltà caratterizzata
da alterazioni nelle funzioni cognitive dovute a diversi e molteplici
fattori, che sono distinte da alterazioni gravi, ad esempio di tipo
psicotico. Sintomi come rallentamento, deconcentrazione, difficoltà di
memoria, attenzione labile, interferenze dovute a ruminazioni, possono
descrivere stati secondari sia a condizioni mediche sia ad assunzioni
farmacologiche che il soggetto utilizza. In questo caso punteggi elevati
nella scala possono essere un utile punto di riferimento per il
monitoraggio degli indicatori soggettivi del paziente nell’andamento
delle cure o degli stati organici. Gli items sono i seguenti: 8, 9, 10,
18, 26, 28, 32, 35, 38, 45, 46, 51, 55.
Global
Symptom Index
Questo indicatore costituisce una eredità del test SCL90 e consiste della
media delle scale. Il valore e la utilità di questa misura si presenta
nel calcolo della misura della gravità considerando il profilo. Questa
misura è associata ad un’altra scala aggiuntiva, la DS.
Deviazione
Standard Questa
scala indica lo scarto medio rispetto alla media totale del profilo delle
scale. Quando questa misura è molto bassa, ad esempio 10 punti, il
profilo è poco discriminativo e non permette di indicare un quadro
psicopatologico con certezza; quando la misura è elevata, il profilo
discrimina bene le diverse scale e il test può indicare uno o un numero
ridotto di quadri sintomatologici con buona approssimazione.
La
attribuzione dei punteggi
Nel
PSI i punteggi possono essere attribuiti su una scala da 0 a 2, che
corrisponde ai seguenti significati associati: 0 = per niente; 1 = un
poco; 2 = molto. Come si può notare non vi sono gradi particolarmente
estesi e non c’è la possibilità di attribuire valori più dettagliati
(ad esempio, moltissimo, moderatamente, …). La ragione di questa scelta
risiede nei risultati della sperimentazione del test che nel campione
clinico non hanno discriminato altri punteggi che i tre principali , poi
utilizzati nella forma attuale.
I
punteggi nelle scale
Ciascuna
delle scale, sia cliniche principali che aggiuntive, sono basate su una
scala di misura compresa tra 0 e 200. La ragione di questa opzione deriva
dalla trasformazione dei punteggi grezzi nelle scale calcolati in
percentuale. Tale calcolo non prevede una trasformazione in percentuale
semplice ma prende in considerazione come divisore il numero di items
nella scala piuttosto che il totale teorico in quella scala. Ad esempio,
se la scala Paranoia ha un punteggio 6, il calcolo prevede che questo
punteggio sia diviso per il numero di items cioè 5; il totale sarà un
valore maggiore di 1 che è calcolato per cento per una più facile
lettura; in questo caso il risultato sarà 120. La differenza principale
di questo metodo, rispetto ad un calcolo percentuale semplice che prevede
come divisore il punteggio massimo nella scala (nell’esempio è 10, che
rende il risultato uguale a 60 piuttosto che 120) è nella maggiore
dimensione della scala, che essendo più allungata, discrimina
maggiormente i risultati.
Il
Cut-Off ed i criteri per il commento
Come
ogni strumento diagnostico, il PSI può indicare se un punteggio in una
scala ha un valore clinico oppure ha un valore indicativo di uno stato
normale. La statistica basata sul campione clinico ha permesso di indicare
la norma dello strumento per ciascuna scala ed, per una costruzione
omogenea del test, equiparare i criteri tra loro. Il risultato della
ricerca sui campioni (sia clinico che normale) ha stabilito come punto
critico il 50 sulla scala utilizzata 0-200. E’ stato possibile porre un
altro criterio che costituisce un valore progressivamente più indicativo
di uno stato clinico grave, il punteggio 100, dopo il quale il valore
della scala descrive stati di sofferenza, disadattamento, disagio e
sintomi psicopatologici ad una intensità sempre più grave. Abbiamo così
alcune aree di descrizione: la prima da 0 a 50 che indica uno stato
normale, la seconda da 51 a 100 che indica uno stato clinico lieve, e la
terza da 101 a 200 che indica uno stato psicopatologico grave. Il livello
medio non è ben discriminato clinicamente, anche se può essere descritto
metricamente (ad esempio, tra 101 e 150).I criteri sono stati decisivi per
la costruzione di un commento guidato (o automatico). Il commento
automatico, che il PSI permette, si basa su alcune linee guida formulate
sulla base della graduazione del punteggio degli items. Queste linee guida
sono le seguenti, riferite alla scala Attivazione Somatica:
0-10
non vi sono particolari elementi né disturbi da somatizzazione.
11-30
lievi somatizzazioni rientrano nelle normali fluttuazioni della reattività
del soggetto.
31-50
sono presenti lievi elementi somatici o sintomi da somatizzazione che
potrebbero associarsi ad un disturbo da somatizzazione, anche se
l’intensità del fattore è sotto il livello psicopatologico critico.
51-70
sono presenti sintomi da somatizzazione; il soggetto reagisce attraverso
una attivazione psicofisiologica elevata, si evidenzia un disturbo lieve
da somatizzazione.
71-100
il soggetto presenta livelli moderati di somatizzazione; tende a reagire
allo stress con intensità medio-alta di attivazione psicofisiologica.
101-150
il soggetto presenta un disturbo grave da somatizzazione. Il suo livello
di attivazione è eccessivo e coinvolge diversi distretti corporei.
151-200
il soggetto evidenzia un grave disturbo da somatizzazione. Egli tende ad
essere intensamente disturbato psicofisiologicamente nella maggior parte
del funzionamento psicofisico.
Il
Campionamento
I
campioni di soggetti utilizzati per la taratura dei criteri del PSI sono
stati principalmente due, uno di soggetti normali ed uno di soggetti
aventi sintomi psicopatologici rilevati con interviste cliniche
(principalmente il SCI-P, ed il MINI 4.1 per il DSM IV).Il campione
normale o di controllo, composto da 511 soggetti, è stato selezionato
reclutando studenti dell’ultimo anno del liceo scientifico, studenti
universitari frequentanti il I° ed il II° anno di Fisica e di Lettere,
Allievi della Scuola per Infermieri Professionali, e soggetti che hanno
effettuato una visita psicologica per rinnovo di patente auto e porto
d’armi. L’età del campione di controllo è compresa tra 17 e 25 anni,
per il primo gruppo (studenti) e di età compresa tra i 24 e 65 anni per i
secondo gruppo (patente e porto d’armi). La distribuzione per sesso è
risultata come segue: 58 % e 11% per il campione femminile relativamente
al primo al primo ed al secondo gruppo; 42% e 89% per il campione
maschile.Il campione clinico, composto da 389 soggetti, è stato reclutato
tra pazienti in trattamento presso Centri di Salute Mentale, dove la
diagnosi è stata definita sulla base del DSM IV. L’età del campione
clinico è compresa tra 16 e 59 anni, e la distribuzione del sesso è del
54% per la femmine e 46% per i maschi. Il campione clinico è stato
caratterizzato dalla composizione di patologie diverse e la distribuzione
tra le aree psicopatologiche principali è la seguente: il 18.76% di
soggetti con Disturbi Psicotici (73 casi), il 25.19% con Disturbi
dell’Umore (98 casi), il 48.07% (187 casi) con Disturbi d’Ansia
(Panico, D. Ossessivi, D. da Somatizzazione, Ipocondria, Ansia Sociale), e
un 7.96% (31 casi) che racchiudeva disturbi Non Altrimenti Specificabili e
dalla diagnosi incerta o multipla.
I
Dati per categorie cliniche
I
profili che seguono descrivono il campione normale ed i campioni clinici
relativi a particolari aree cliniche. I dati si riferiscono ai valori medi
nel campione, ed in ogni gruppo esaminato i valori sono stati
particolarmente significativi sia come variabilità media che come validità.
La deviazione standard complessiva è stata pari a 9.41, con uno
coefficiente significatività di almeno 0.05.I soggetti che costituiscono
il campione normale o di controllo non hanno evidenziato particolari
elevazioni nelle scale, i pochi sintomi riportati costituiscono normali
fluttuazioni e manifestazioni di una fisiologica ed adattiva attivazione
ai fini dell’adattamento e della risoluzione dei problemi
quotidiani.Sebbene il numero del campione normale potrebbe descrivere un
profilo indicativo, si può affermare che il PSI descrive un soggetto come
normale quando il profilo non evidenzia scale cliniche significativamente
elevate (oltre il 50). I soggetti del campione clinico sono stati
suddivisi per area cinica e attraverso l’incrocio con la definizione
diagnostica, sulla base di criteri diagnostici standardizzati (SCID-P,
MINI 4.1), è possibile disporre di profili sintomatologici relativi a
disturbi distinti.I 98 soggetti con Disturbo da Attacchi di Panico e
Agorafobia evidenziano quattro scale particolarmente elevate: Sintomi
Fobici, Ansia Generale, Sintomi Depressivi, Attivazione Somatica. E’
particolarmente accentuata anche la scale Ossessività. Il profilo PSI
composto dalle 4 scale più alte, ma in particolare le scale S. Fobici,
Ansia Generale e Att. Somatica possono essere utilizzate come markers del
disturbo di Panico.Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, rappresentato da 39
soggetti del campione clinico, sono descritti da un profilo
sintomatologico che mette in evidenza la elevazione di 2 scale, in
particolare, Ossessività e Ansia Generale. In secondo piano vi sono le
scale Sintomi Depressivi, Ipersensibilità, Sintomi Fobici, Ostilità. Il
profilo di cui alla figura 3 può essere particolarmente indicativo e
descrittivo del DOC, senza una particolare complessità e comorbilità
nella diagnosi.Il gruppo clinico dell’area Psicosi ha evidenziato alcune
scale cliniche particolarmente elevate. Come si può notare dalla figura
4, le scale particolarmente elevate, sopra il punteggio 100, sono: Stati
Alterati Psicotici, Paranoia, Ansia Generale, e Sintomi Depressivi; il
profilo sintomatologico evidenzia anche la scala di Ipersensibilità, che
si approssima a tale punteggio, e poco meno elevata è la scala di Ostilità.
Tali fattori clinici descrivono puntualmente le condizioni dei soggetti
con disturbi psicotici e contribuiscono a focalizzare quei markers
diagnostici e gli obiettivi del trattamento.La descrizione sintomatologica
dei 98 soggetti con disturbo dell’umore evidenzia il ruolo della
depressione e il particolare accento che il profilo mette in rilievo; ciò
è dovuto alla composizione del campione che ha sovrarappresentato il
disturbo depressivo maggiore e la distimia (DSM IV) a scapito dei disturbi
bipolari poco presenti numericamente (8 soggetti con disturbo bipolare I°
o II°).Le scale elevate sono le seguenti: Sintomi Depressivi, Ansia
Generale, Ipersensibilità. Tali scale descrivono, come abbiamo detto,
soprattutto la sindrome depressiva, in quanto tale quadro clinico è quasi
interamente coincidente con il campione di area clinica (90 soggetti su 98
totali). Questa area, in realtà descrittiva della depressione, è
definita da tre scale dove il ruolo dei sintomi depressivi naturalmente
viene accentuato e messo in risalto.
Uso
del PSI
Obiettivi
Il
PSI può essere usato sia come uno screening sintomatologico in un
progetto di prevenzione e diagnosi precoce della psicopatologia che come
uno strumento di assistenza all’esame clinico del paziente. In entrambi
i casi, il PSI è in grado di descrivere con sufficiente precisione il
quadro dei sintomi ed indicare l’eventuale spettro
diagnostico-clinico.Data la economicità di uso e di scoring, il PSI si
presta bene per un uso valutativo-clinico in contesti caratterizzati da un
tempo di valutazione relativamente breve, come ad esempio la diagnosi di
sintomi psicopatologici in medicina generale (Kendall, Hammen, 1995); in
tali contesti, ad esempio nel reparto ospedaliero, il PSI può comportarsi
molto efficacemente in quanto nel tempo ridotto può indicare se le
condizioni del paziente sono anche di interesse psicopatologico, ed in che
misura. Uno degli usi, sempre restando nell’ambito medico generale, è
anche quello della valutazione differenziale dinanzi ad un disturbo
"funzionale" (Seligman, Rosenam, 1996), ed in questa direzione
il PSI può indicare anche il grado di compromissione dato dai sintomi
psicologici.Un uso particolarmente appropriato è quello della valutazione
del corso e degli esiti dei trattamenti medici e psicologici (ad esempio,
trattamenti psicofarmacologici, psicoterapie, interventi riabilitativi,
…). In tale ambito il focus è quello sintomatologico, ma esprime
comunque il grado di adattamento del soggetto alla situazione e misura il
suo livello di stress. In tale ambito la misura degli esiti della
psicoterapia o la valutazione concorrente dei trattamenti sui disturbi
psicologici è una possibilità naturale per un test efficiente ed
efficace (Kazdin A.E., 1994); il PSI, in tale ambito, è particolarmente
indicato come uno degli strumenti di elezione per la valutazione degli
esiti.Naturalmente, il PSI misura dei sintomi ed in quanto tali essi sono
proposti al soggetto come dato presente o assente, e se presento in che
grado; diverso è il caso della valutazione più completa del soggetto
nella quale non è valutata solo la sintomatologia ma anche i tratti della
sua personalità, i suoi atteggiamenti, le preferenze, le capacità di
coping e i deficit nell’autonomia personale e sociale. Il PSI non è uno
strumento di valutazione completo, o a largo spettro, ma un test per la
valutazione dei sintomi psicologici, e dovrebbe essere usato per questi
scopi.
Tecniche
Il
PSI è un questionario autodescrittivo delle condizioni sintomatologiche
nell’area della psicopatologia. Il soggetto, in circa 15 minuti, può
descrivere se nell’ultima settimana ha avuto i sintomi elencati ed in
che grado. Tale compito è ben compreso in un range di età molto ampio,
approssimativamente dai 14 anni in poi. Non è ancora chiaro se soggetti
di età minore ai 14 anni, pur comprendendo bene il significato del
compito testistico hanno le capacità cognitive per avere una chiara
rappresentazione dei propri sintomi, ed in particolare che variabilità
esiste tra sintomi diversi.Il PSI può essere usato come guida di una
intervista clinica, avente 90 bersagli (gli items), ed avente uno scoring
identico al test autodescrittivo. Usato in tale modo il PSI ha una
correlazione molto alta e le sue prestazioni psicometriche sono quasi
coincidenti con la forma questionario (r. = 0.98). Il test di correlazione
tra la forma intervista e la forma questionario è stata effettuata su
soggetti con disturbi d’Ansia che avevano effettuato precedentemente la
forma questionario ed in un secondo tempo effettuavano, in due gruppi
casualmente distinti, le due forme. La differenza, non certo metrica, ma
psico-tecnica nella conduzione della forma intervista consiste nel
comportamento del soggetto il quale si dilunga sul contenuto dell’item,
spesso tracciando anche una storia clinica o delle precisazioni
contingenti e del contesto di origine; nell’esaminatore il comportamento
è coincidente a quello di una intervista clinica standard.
Gli
Items del PSI
Gli
items del PSI sono in una particolare forma linguistica tale da poter
essere utilizzate in forma interrogativa, come domande da porre
all’esaminato, o come domande che il soggetto si pone, o come
descrizioni in forma affermativa che evidenziano particolari sintomi e
comportamenti.La scheda contenente gli items può, dunque, essere
utilizzata sia come questionario autodescrittivo che come guida per
l’intervista clinica, ma anche come Rating Scale per una valutazione
esterna.Tutti gli items sono calibrati per una valutazione che si basa
sulle condizioni del soggetto nell’ultima settimana, ma tale range
temporale è solo un criterio utilizzato nella taratura ed ha un valore
indicativo. Nella forma linguistica varia il tempo del verbo principale, e
ciò corrisponde ad una ragione precisa: quando un items descrive un
sintomo più raro la frase usa il tempo passato per evidenziare anche un
solo caso positivo, quando il sintomo è più frequente allora la frase è
formulata al tempo presente.Gli items del PSI sono i seguenti:
"Valuti
il contenuto delle domande relativamente all’ultima settimana"
-
Ha
avuto mal di testa
-
Si
è sentito nervoso o internamente agitato
-
Si
è sentito incapace di scacciare parole, pensieri o immagini senza
senso che si presentavano dentro di lei
-
Ha
avuto sensazioni di svenimento o di vertigine
-
Ha
notato una perdita del piacere o dell’interesse sessuale
-
Ha
avuto la tendenza a criticare gli altri
-
Ha
avuto la convinzione che gli altri potessero controllare o guidare i
suoi pensieri
-
Ha
avuto la convinzione che gli altri siano responsabili dei suoi
problemi, in genere
-
Ha
difficoltà a ricordare le cose
-
Ha
avuto preoccupazioni per la propria trascuratezza o eventuale
negligenza
-
Si
è sentito facilmente infastidito o irritato
-
Ha
avuto dolori al cuore, al petto, al torace
-
Ha
paura degli spazi aperti o delle strade o piazze
-
Si
è sentito debole, fiacco, scarico
-
Ha
avuto idee negative come ad esempio togliersi la vita
-
Ha
udito voci, internamente o esternamente, che altri pur potendo non
hanno udito
-
Ha
avuto tremori
-
Ha
avuto mancanza di fiducia negli altri
-
Ha
avuto scarso appetito
-
Ha
avuto facili crisi di pianto
-
Si
è sentito intimidito nei confronti dell’altro sesso
-
Ha
avuto la sensazione di essere preso in trappola, di non avere via
d’uscita
-
Ha
avuto paure improvvise senza una ragione
-
Ha
avuto scatti d’ira incontrollabili o quasi incontrollabili
-
Ha
avuto paura di uscire da solo
-
Si
è rimproverato per qualsiasi cosa
-
Ha
avuto dolori di schiena (senza aver fatto attività fisica che li
giustifichino)
-
Ha
avuto come un senso di incapacità a portare a termine le cose
iniziate
-
Si
è sentito solo
-
Si
è sentito giù di morale
-
Si
è preoccupato eccessivamente per qualsiasi cosa
-
Ha
avuto come una mancanza di interessi
-
Ha
avuto un senso di paura generale
-
Si
è facilmente sentito ferito, offeso
-
Ha
avuto la convinzione che altri percepissero davvero i suoi pensieri
-
Ha
avuto la sensazione di non trovare comprensione o simpatia da altri
-
Ha
avuto la sensazione che altri non le siano amici o che la abbiano in
antipatia
-
Si
è sentito di dover fare le cose molto lentamente per essere sicuro di
farle bene
-
Ha
avuto palpitazioni o si è sentito il cuore in gola
-
Ha
avuto come un senso di nausea o mal di stomaco
-
Ha
avuto sentimenti di inferiorità
-
Ha
avuto dolori muscolari senza aver fatto attività fisiche che li
giustifichino
-
Ha
avuto la sensazione che altri la guardino o parlino in continuazione
di lei
-
Ha
difficoltà ad addormentarsi
-
Ha
bisogno di controllare ripetutamente ciò che fa
-
Ha
difficoltà a prendere decisioni
-
Ha
paura a viaggiare in autobus, in auto, in treno, in metropolitana
-
Ha
avuto come una sensazione di essere senza fiato
-
Ha
avuto delle vampate di calore oppure dei brividi di freddo non
giustificati dal clima
-
Ha
avuto la necessità di evitare certe azioni, o oggetti o luoghi perché
la spaventavano o la turbavano
-
Ha
avuto come un senso di vuoto mentale
-
Ha
avuto come un intorpidimento o formicolio in alcune parti del corpo
-
Ha
avuto come un nodo alla gola
-
Le
è capitato di guardare al futuro senza speranza
-
Ha
avuto difficoltà a concentrarsi
-
Ha
avuto come un senso di debolezza in qualche parte del corpo
-
Si
è sentito teso, come sulle spine, in allarme
-
Ha
avuto come un senso di pesantezza alle braccia o alle gambe
-
Ha
avuto idee di morte
-
Le
capita di mangiare troppo, più del normale
-
Ha
avuto un senso di fastidio o turbamento quando altri la guardano o
parlano di lei
-
Le
è capitato di avere dei pensieri che non ha riconosciuto come suoi
-
Ha
sentito l’impulso di colpire, ferire o fare del male a qualcuno
-
Le
capita di svegliarsi al mattino presto senza riuscire a
riaddormentarsi
-
Le
capita di dover ripetere molte volte la stessa azione o gesto come
toccare qualcosa, lavarsi, contare, controllare, pensare una certa
cosa
-
Le
capita di avere il sonno inquieto
-
Le
è capitato di sentire l’impulso di rompere degli oggetti o fare
qualche danno
-
Le
capita di avere idee o precise convinzioni che altri le hanno detto
che non sono vere
-
Le
capita di sentirsi molto imbarazzato in presenza di altri
-
Le
capita di sentirsi a disagio tra la folla, o nei negozi, al cinema,
nel traffico
-
Ha
la sensazione che tutto richieda uno sforzo
-
Ha
avuto momenti di terrore o di panico
-
Le
capita di sentirsi a disagio quando mangia o beve in presenza di
altri, o è al bar
-
Le
capita di ingaggiare frequenti discussioni e fare polemica con altri
-
Le
capita di sentirsi a disagio quando è solo
-
Ha
la convinzione che altri non apprezzino quello che lei fa
-
Si
è sentito solo e triste anche se era in compagnia di altri
-
Ha
avuto un senso di irrequietezza, tanto da non poter stare seduto
-
Ha
avuto sentimenti come di inutilità
-
Ha
avuto la sensazione che le cose intorno a lei, comuni e familiari,
siano improvvisamente diverse, estranee o irreali
-
Le
è capitato di urlare molto o di scagliare oggetti per aria
-
Le
è capitato di avere paura di svenire davanti ad altri
-
Ha
avuto l’impressione che altri possano approfittare di lei o di
quello che fa
-
Ha
avuto pensieri sul sesso che la turbano particolarmente
-
Ha
avuto come l’idea di dover scontare dei peccati
-
Si
è sentito costretto a portare a termine ciò che ha iniziato pur
desiderando rimandare
-
Ha
avuto il pensiero di avere una grave malattia fisica
-
Le
è capitato di non sentirsi mai vicino alle altre persone
-
Le
è capitato di sentirsi molto in colpa
-
Ha
avuto l’idea che qualcosa non vada bene nella sua mente
Conclusioni
Come
strumento valutativo della sintomatologia, il Psychopathological State
Index descrive con successo categorie diagnostiche distinte, con una
sofisticata precisione e un dettaglio molto utile. Grazie alla eredità
nella costruzione delle scale primarie (che derivano dal SCL90 di
Derogatis, anche se parzialmente modificate), lo strumento si presenta
come un questionario autovalutativo in grado di supportare bene anche le
funzioni di Rating Scale e di schema per l’intervista sintomatologica.La
particolare economicità rendo lo strumento pregevole per il rapporto tra
le caratteristiche psicometriche e le modalità d’uso.Ulteriori studi
possono ampliare il campione di riferimento, aggiungendo ai gruppi clinici
testati altri soggetti con diagnosi diverse, così da potenziare le
capacità diagnostiche e descrittive del PSI.Gli items sono
particolarmente accessibili in un ampia variabilità di età e di grado di
istruzione. La particolare forma linguistica rende le frasi disponibili
sia in forma interrogativa che affermativa.La presenza delle scale
aggiuntive rende il PSI uno strumento molto versatile, potendo descrivere
lo stato del soggetto non solo attraverso il profilo completo ma anche per
mezzo di scale mirate a fattori e costrutti particolarmente utili e per
questo molto usati (ad esempio la scala di Nevroticismo Generale, la scala
di Disagio, e quella di Difficoltà Prestazioni Cognitive).Il PSI ha,
inoltre, una sua versione automatizzata che permette la immissione nel
computer delle risposte, traccia il grafico del profilo psicopatologico,
descrive le caratteristiche cliniche del soggetto in forma di commento
scritto insieme con la indicazione di circa 20 categorie diagnostiche DSM
IV e la segnalazione di critical items; inoltre permette una archiviazione
e trattamento statistico dei dati grazie ad un data-base flessibile ed
ergonomico (De Matteis, Dell'Erba, 1999).
Riferimenti
Bibiografici
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SPR, Wintergreen, VA.
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La
comunicazione assertiva
di
Lanari Gianni, Calbi Nunziata - Ed.
Finson
L'assertività
o arte del rapporto interpersonale è, in Italia, una disciplina
ancora misconosciuta. Essa descrive un modo di agire e uno stile
relazionale in cui il rispetto dei propri desideri e bisogni
riveste un ruolo di primo piano, mantenendo allo stesso tempo
l'attenzione ai diritti e all'uguaglianza tra le persone. Il
manuale guida il lettore lungo un percorso di crescita e
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