CORSO
DI ADDESTRAMENTO ALLA COMUNICAZIONE ASSERTIVA
(8 crediti ECM)
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Perché, stranamente, sto meglio? Corrado
Oddio,
senza esagerare, ovviamente. ‘Sto meglio’ è un’espressione
veramente poco azzeccata nel mio caso. Forse è il caso di dire che sto
‘meno peggio’. Ecco, si, l’espressione mi sembra molto più
appropriata. Come al solito non so individuare le ragioni del mio ‘non
peggioramento’, perché, da sempre, io non sono capace di individuare le
cause che stanno dietro a certi effetti ed è per questo che sto sempre a
chiedere in giro, alle persone a me più care, del perché di questo o di
quello. Fatto sta che provo a chiedermi perché sto meno peggio e non so
darmi una risposta. Certamente un certo ruolo l’ha giocato un farmaco
naturale, l’iperico, ma di certo da solo non è bastato. Tanto è vero
che sono nettamente peggiorato in alcuni sintomi quali il tremolio alle
gambe. Un incubo allucinante. Comincio anche ad assumere alcuni
atteggiamenti tipici del mongolismo, quali la mano ritratta e chiusa verso
la pancia, con il gomito piegato. Si tratta di due sintomi che mi
preoccupano moltissimo, perché non riesco a controllarli. Sono loro a
comandare me e non contribuiscono a farmi stare veramente meglio. In
questi ultimi giorni ero molto nervoso a causa di un convegno
all’interno del quale mi è stato assegnato il compito di curare tutte
le relazioni dei 30 e passa relatori presenti. Raccoglierle, aggiornarle,
metterle nei computer giusti e darli alla tipografia affinché venissero
stampati. La cosa mi ha gettato nel panico ed io mi sono rovinato
parecchie giornate e nottate con questa scusa. E ho rovinato le giornate
delle persone che stavano vicino a me. Le quali tutte, manco a dirlo, mi
dicevano e ripetevano che i veri problemi erano altri e che stavo solo
sprecando la mia vita intorno a cose inutili. E’ tremendamente vero: io
sono uno spreco di vita consistente, continuo, ineffabile, irriducibile.
Si, perché nonostante alla fine del convegno tutto sia andato
splendidamente bene, io non mi sento soddisfatto dei risultati. E mentre
vi scrivo la mia capa sta parlando di una cosa che già mi mette nel
panico. Bisogna organizzare l’ennesimo convegno, bisogna avere a che
fare per l’ennesima volta con uno stronzo irrintracciabile, bisogna
lavorare su cose che non si sanno, bisogna navigare nell’incertezza,
bisogna avere paura che le cose non vadano bene. Ecco, come vedete
l’argomento dello stare ‘meno peggio’ è poco trattato in queste
righe, come se questo volesse dire che per me non è possibile stare
meglio. La mia vita sarà un continuo di stress e di paura. Che
depressione, ragazzi. Eppure non riesco a capire perché le esperienze
positive, i buoni risultati prodotti nel passato non siano serviti a darmi
forza, a farmi stare meglio, a essere più forte. E così vado avanti a
Lexotan e a pasticche antischizzofreniche. Magari è colpa loro se le mie
gambe non stanno mai ferme e se il mio braccio sinistro tende a ritrarsi.
Magari è colpa solo del mio cervello bacato. Ecco, si, misà che è così.
Ad ogni modo è innegabile che qualche ora meno agitata l’ho passata. Ma
il tutto si ferma li. IL peggio è sempre tra le mie braccia, intorno a
me. La sensazione è quelle della paura, dello stordimento. Sono seduto su
una sedia dalla quale mi allontano e mi riavvicino, come se volessi
scappare dal computer e dal lavoro. Mi arrovello nei soliti pensieri
negativi e sono rarissime le incitazioni all’ottimismo. Frequento guru
dell’ultim’ora e, al contrario, non esco con gli amici. Spendo soldi
inutilmente, da uno psicoterapeuta troppo leggero per me. Ho bisogno di un
impatto più violento. Ho bisogno che mi si dica la verità, che mi si
sbatta al muro e mi si stringa il collo ad immobilizzarmi. Come vedete il
mio stare ‘meno peggio’ non trova spazio in queste righe, anche se era
partito come argomento di interesse. Io non so stare bene, io non so
vivere, io so solo sopravvivere tra maree di ansia e di paura. Vorrei
poterle trasformare in energia positiva ma non so come si fa. Credo si
tratti di una questione di esercizio, di pratica all’ottimismo, ma ci
vuole troppo tempo ed io non so aspettare. Per cui sono condannato a
essere me stesso. Ho appena compiuto 40 anni, con tanto di festa, eppure
non si vedono svolte all’orizzonte, no si vedono lumicini di speranza.
Sembro Bodeleure, che si crogiola nel suo pessimismo e nella sua voglia di
morire. Ma io non ho voglia di morire, sono solo stanco di vivere così.
Si, perché l’ansia e la paura, la depressione sono tremendamente
stancanti e io, manco a dirlo, non faccio un briciolo di attività
sportiva. Mi riduco a una partita di calcetto il lunedì, per 45 minuti.
Certo è che più scrivo più mi rendo conto di essere poco interessante
per qualunque lettore. Il mio pessimismo strutturale è talmente noioso
che equivale a leggere un libro lunghissimo fatto sempre della stessa
inutile frase. Dovrei scuotermi, dovrei cambiare, ma non ce la faccio. E
oggi piove. Vorrei che qualcuno mi aiutasse. C’è qualcuno che mi vuole
assistere, supportare? Io sono Corrado, 3470020858. C’è qualcuno che mi
vuole chiamare e stare vicino? Venirmi a trovare e sostenermi? Volermi
bene, insomma? Magari qualcuno che non sia malato come me o più di me,
qualcuno di normale, magari di bello. Si, ecco, cerco una bella persona.
UN bel samaritano, magari una donna.
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