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IDENTIKIT DEL TRADITORE E DEL TRADITO NELLA COPPIA

a cura di Barbara Corte

 

Il “traditore” è una figura tipica dei nostri tempi, orientati all’individualismo e all’edonismo. Lo si vede aggirarsi impettito, scivolare, come un ladro nella notte, di casa in casa, costantemente teso alla ricerca di una “vittima” a cui sottrarre l’ammirazione, il pane quotidiano di cui si nutre. E non lascia niente in cambio, se non vuoto e amarezza. Come Narciso, il traditore, vanitoso e dominante, è centrato solo su se stesso. Gli altri per lui sono specchi da cui ammirare riflessa la sua immagine. In realtà è come una bellissima scatola vuota: non coltiva la propria identità profonda ma solo l’immagine pubblica, preconfezionata per essere venduta. Il suo agire è fondato sulla tensione, sull’attesa. Non riesce a godere dei suoi successi in quanto si sente vitale solo nel desiderio, nel suo gioco di apparenze, inseguimenti e sfide. In questo modo si difende dal sentire le proprie emozioni. Per questo ogni relazione che instaura è superficiale, un pretesto per l’affermazione di se stesso e della sua presunta superiorità. La personalità del traditore si può definire fallico-narcisista. L’autonomia che il traditore tende spesso a rivendicare è solo illusoria: in realtà  non può esistere al di fuori dello sguardo dell’altro, la sua identità è totalmente dipendente dalla conferma esterna. Per il traditore, sedurre, manipolare, controllare è l’unico modo di sopravvivere nei rapporti. La molla che lo muove è, in fondo, la paura di rinnovare quella ferita primaria che in tempi remoti ha cancellato la sua fiducia nel mondo e in se stesso. Egli rinnega la sua esigenza di amore in quanto non può credere di essere amato per quello che è ma solo sedotto e abbandonato, manipolato e respinto, come è successo con il suo primario oggetto d’amore. La paura di subire la seduzione lo spinge a sedurre, la paura di essere un oggetto nelle mani altrui lo spinge a trattare gli altri come oggetti, la paura dell’inganno e dell’abbandono lo spinge ad ingannare e abbandonare. Privo di esperienze nutritive di amore vero, il seduttore-traditore vive nel desiderio, sostenuto dalla mancanza, in un gioco infernale in cui l’appagamento è pura apparenza, irraggiungibile. In questo modo si protegge da coinvolgimenti autentici con l’altro. Centrato sull’apparenza il traditore non accetta di invecchiare e cerca una conferma al suo narcisismo attraverso patners più giovani. La “vittima” del traditore è di solito una persona dipendente, che vive con senso di colpa il fatto di esistere e ha difficoltà ad affermarsi, espandersi. Anche lui ha visto negati i suoi bisogni di amore e accettazione e cerca di appagarli indirettamente, donando agli altri ciò che vorrebbe ricevere. Legandosi al traditore, rimane invischiato in un meccanismo che lo costringe a rivivere la sua esperienza traumatica primaria, nella speranza che il finale questa volta sarà diverso. In questo modo il tradito diventa complice del traditore. Spesso nega la realtà e aggredisce chi, incauto, gliela mostra, poiché  sarebbe troppo doloroso rivivere il tradimento primario ricevuto in famiglia. Tuttavia, se riesce ad accettare ed affrontare l’esperienza del tradimento trovando una strada creativa e autonoma, senza lasciarsi distruggere, i ruoli si possono facilmente invertire, e il traditore, diventando da carnefice vittima, si può ammalare. Il “tradito” e il “traditore” sono solo un esempio: sono molti gli incastri che legano le coppie, in equilibri disfunzionali e poco soddisfacenti, che non permettono la piena realizzazione degli individui.

 

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