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Disturbi alimentari e paura di invecchiare

Nicola Casaburi

 

 

Presentazione

 

 

 

Prima di mangiare, prima di partire,

     prima dell’amore, prima di tutto…devi stringermi forte e farmi male.

                                                                                                                                        BIAGIO ANTONACCI, Prima di tutto.

 

 

 

Il lavoro esposto nella seguente stesura nasce da un’idea maturata dopo un confronto con una Dottoressa internista dell’ambulatorio dei disturbi alimentari al II policlinico di Napoli. La suddetta Dottoressa, insieme ad altri professionisti, segue  soggetti affetti da disturbi alimentari. Secondo gli studi dei ricercatori i disturbi del comportamento alimentare quali: Bulimia, Anoressia o Danas, colpiscono soprattutto i giovani, ma si è riscontrato anche una certa percentuale al quanto significativa nei soggetti in età adulta e tra questi molte donne. Quest’ultimo dato ha suscitato in me l’interesse e la curiosità di trovare correlazione tra la donna adulta tra i 40 e i 50 anni circa, (alle soglie della menopausa) e tali disturbi del comportamento alimentare. L’ambizione è quella di dare valore all’ipotesi secondo cui alcune donne alle soglie della menopausa vivono questo evento come l’inizio della vecchiaia: una vecchiaia che non riuscirebbero ad accettare a soli 50 anni. Tali donne percepirebbero il periodo della menopausa come uno spartiacque che separa la giovinezza dalla vecchiaia vivendo questo passaggio come un evento traumatico che le costringe a fare i conti col proprio orologio biologico a cui non possono sottrarsi, trovando nel cibo un modo per alleviare il proprio dolore; un modo per riempire il vuoto nato dalla  perdita della giovinezza. Non esistono ancora numeri sul fenomeno chiamato delle “mamme anoressiche” anche se, oggi, in senso stretto, l’Anoressia è in notevole regressione; aumenta invece la Bulimia. “Arrivate alle soglie della menopausa, quindi, le donne incominciano a temere la deformazione del proprio corpo esattamente come le ragazze al primo menarca”. E’ questa la tesi sostenuta da Ellen Schor Haimoff, psicologa newyorkese e direttore dell’Associazione per la bulimia e i disordini correlati: “In pratica, le anoressiche di dodici-tredici anni, alle soglie del primo menarca, non accettano l’idea che stanno cominciando a diventare donne e con lo stesso spirito, oggi, le cinquantenni, alle soglie della menopausa, non sopportano l’idea di abbandonare la giovinezza, scaricando tutto sul cibo, negandolo o abusandone. Aggiunge: “Non è solo ansia, ma una vera e propria paura di invecchiare in una cultura come la nostra in cui essere giovani è diventata un’ossessione”[1]. La deformazione del corpo quindi per queste donne significa un corpo non più giovane, un corpo che inizia a dare i primi segni d’invecchiamento. Un fenomeno quello dell’immagine corporea che in queste donne viene percepito in modo alterato e distorto. Un fantasma corporeo che ha a che fare con la rappresentazione del corpo come dovrebbe essere, in relazione alla sua struttura ed organizzazione, alla sua mobilità e alla sua adattabilità in relazione alle circostanze. Alla definizione di fantasma corporeo partecipano anche aspettative e giudizi che confluiscono nella formazione di un “ideale corporeo dell’ Io” o “corpo ideale”. Pertanto Tali donne coltivano e perseguitano dentro di sé, una immagine del corpo ideale  che coincide con quello della giovinezza: un aspetto corporeo in termini di forma, dimensioni e attrattiva.  

                                                                                                                                                                                                                                  Segni e Sintomi della menopausa

Il malessere della menopausa, il bisogno di cure, la necessità di terapie, non sono esigenze moderne, ma già erano presenti al tempo delle nostre antenate. Non vi sono molte testimonianze, ma già Ippocrate[2] nel 460-377 a.C., aveva colto 3 conseguenze precise: La deformazione dello scheletro a cui la donna può andare incontro per osteoporosi: il termone significa osso poroso, in genere dopo i 40 anni la massa ossea diminuisce in entrambi i sessi, ma le donne sono più esposte a questa patologia. La malattia si manifesta, con un dolore osseo, si ha incurvamento della colonna vertebrale, riduzione della statura, tendenza alle fratture. La crescita dei peli sul labbro, post-menopausale. La comparsa della gotta, malattia osteo-articolare da cui le donne sarebbero state immuni prima della menopausa. Sull’epoca di insorgenza della menopausa, Aristotele (384-322 a.C.) diceva che le mestruazioni cessano naturalmente intorno ai 40 anni, anche se possono continuare fino ai 50 anni. Molto più tardi, A. Rociborski[3] scriveva: “la mestruazione manca il più dell’anno quarantesimo quinto, fino al cinquantesimo. Quivi le donne pongono termine al produrre de’ figliuoli”[4]. Sicuramente nei tempi antichi, la menopausa coincideva con la vecchiaia: “i mestrui si fermano quando la donna si è fatta vecchia”[5] (G. Marinello). Difatti, nel 1829 Jean Georges Lobstein, patologo di Strasburgo, descriveva per la prima volta l’Osteoporosi attribuendola principalmente alla vecchiaia. Sarà solo nel 1940 che Fuller Albright e collaboratori, ne riconosceranno la causa più frequente nella carenza di estrogeni. Oggi, quindi, è noto, che la menopausa riporti alcuni effetti fisiologici di cambiamento corporeo  accompagnati alla perdita mestruale che la donna avverte come scompensi organici. E sono dei veri e propri scompensi! “In primo luogo le classiche vampate (o caldane). Sono accessi improvvisi di caldo specie al viso, al collo e al decolleté, di breve durata, di solito associate a rossore improvviso e a profuse sudorazioni. Sono la conseguenza dei ridotti livelli di estrogeni circolanti, con dis-regolazione dei centri deputati a controllare la temperatura corporea. La brusca sensazione di caldo qualche volta può associarsi a senso di svenimento o ad attacchi d’ansia, o a addirittura a volte, a crisi di panico. Le sudorazioni si presentano dopo le vampate e soprattutto di notte producendo dei risvegli improvvisi, spesso seguiti da difficoltà nel riaddormentarsi. Sia per questi risvegli, sia per la carenza di estrogeni, il sonno risulta disturbato. Anche per effetti di questi disturbi e per le tensioni che si accumulano, si può diventare più irritabili, più scontenti, spesso depresse”[6]. La ricerca scientifica di questi ultimi anni sulla menopausa ha contribuito a chiarire il ruolo chiave degli steroidi gonadici nel benessere psico-fisico femminile. “Gli estrogeni “sentinelle” della salute della donna, garantiscono quell’equilibrio psiconeuroendocrino indispensabile non soltanto alla funzione riproduttiva, ma interferendo con i meccanismi di risposta allo stress migliorano l’adattabilità del sesso femminile all’ambiente. La caduta degli steroidi gonadici provoca non solo l’impossibilità di procreare, ma si accompagna al deterioramento della biologia femminile. L’energia “vitale e creativa” viene meno togliendo, quindi, alla donna ogni privilegio, non soltanto biologico, ma anche psicologico e sociale”[7]. Anche l’aumento del peso corporeo rappresenta un grosso disagio, cui si aggiunge il timore di ingrassare ulteriormente e rovinosamente. Vari studi, in ambito medico, hanno dimostrato come l’indice di massa corporea (IMC), che tiene conto del rapporto peso e altezza, aumenti gradualmente con l’avanzare dell’età, con un incremento più rapido, quindi maggiore, fra i 38 e i 47 anni. Tre le considerazioni principali:

La prima: con l’avanzare dell’età il peso mediamente aumenta.

La seconda: L’aumentare del peso avviene soprattutto prima, non dopo la menopausa. Probabilmente è dovuto a varie cause quali, ridotta funzione tiroidea e vita più sedentaria.

La terza: per quanto riguarda l’aumento del peso nel periodo  post-menopausale, la ricerca scientifica ha identificato come fattore determinante la carenza estrogena legata alla cessazione della funzione ovarica che porterebbe a variazioni del metabolismo energetico e dell’attività biologica delle stesse cellule adipose.

Alla problematica della carenza di estrogeni si aggiunge il cambiamento della pelle. “La pelle è l’organo corporeo più esteso, il che le conferisce un ruolo insostituibile per l’estetica della donna. I cambiamenti che la pelle subisce dopo la menopausa possono modificare anche profondamente l’immagine che la donna ha di sé, con importanti riflessi negativi sulla sua qualità di vita. La pelle è costituita da tre strati: l’epidermide, il derma e l’ipoderma.  L’epidermide (1), lo strato più esterno, è un epitelio pavimentoso stratificato, corneificato, in continuo rinnovamento.  Il derma (2), lo strato sottostante, è un’impalcatura connettivale, di cui il collagene è il principale elemento mentre il rimanente è costituito da glicosaminoglicani e da elastina. L’ipoderma (3), o sottocutaneo, è uno strato di tessuto adiposo.  Gli annessi cutanei sono rappresentati dal pelo (4), dalle ghiandole sebacee (5), dalle ghiandole sudoripare (6) e dalle unghie. IL’invecchiamento della pelle è il risultato di diversi fattori, tra cui i più importanti sono senz’altro l’età, l’esposizione al sole e la mancanza di estrogeni.

Con il sopraggiungere della menopausa, la cute si modifica in tutti i suoi strati. In particolare, la maggior parte delle alterazioni avviene a livello del derma, che perde gran quantità del suo principale elemento costitutivo: il collagene, una proteina che conferisce spessore ed elasticità alla pelle. Questo comincia a ridursi già dopo i 40 anni, ma è proprio con la menopausa che la perdita si fa più significativa. In media una donna in menopausa ne perde il 2,1% l’anno, ma, di fatto, la riduzione è molto più rapida durante i primi anni del periodo post-menopausa rispetto a quelli successivi: si calcola che nei primi cinque anni il contenuto di collagene del derma cali di circa il 30%. La conseguenza più evidente di ciò è una pelle sottile e secca, che perde tono ed elasticità: le rughe del viso si accentuano, mentre tendono a lasciarsi andare soprattutto i tessuti delle palpebre, delle guance, del sottomento e del seno. Per questo, le donne in menopausa spesso lamentano una fastidiosa sensazione di prurito, una minore resistenza al freddo e, al contrario, una maggiore sensibilità all’azione lesiva del sole (l’esposizione ai raggi solari, infatti, conferisce alla pelle una tipica colorazione giallastra). Il sopraggiungere della menopausa influisce negativamente anche sui cosiddetti annessi cutanei, diminuendo l’attività di ghiandole, peli, capelli e unghie. La riduzione delle secrezioni delle ghiandole sudoripare e sebacee fa perdere, infatti, il caratteristico profumo femminile, con potenziali conseguenze negative sulla vita psicologica e sessuale della donna. I peli ascellari e pubici si diradano e in qualche caso cambiano colore. I capelli tendono a diventare più secchi e più fragili, sia per la carenza di estrogeni, sia per la carenza di vitamine A, B, C, D, E. In questa fase della vita inoltre, i pochi ormoni maschili (androgeni) prodotti anche dalle donne assumono un aumento relativo, non essendo più bilanciati da adeguate quantità di ormoni femminili, gli estrogeni appunto; per questo qualche donna vede comparire una certa peluria sul mento, sul labbro superiore, sulle areole mammarie, mentre in altre si verifica una progressiva caduta di capelli. Anche le unghie rallentano considerevolmente la propria velocità di ricrescita e diventano più fragili. Il seno può gradualmente diventare più piccolo e perdere tonicità. Altre volte invece, per effetto dell’aumento relativo degli ormoni maschili, tende a ingrossarsi e a essere teso e turgido. Anche gli organi di senso presentano delle modificazioni dopo la menopausa. In generale, si assiste ad un aumento dei disturbi oculari, come sensazione di secchezza e bruciore, e a un peggioramento della funzionalità visiva. A volte possono subentrare infiammazioni della parte interna delle palpebre (congiuntiviti), fastidi alla luce (fotofobie) e piccole abrasioni della cornea (cheratiti). Molte donne dopo la menopausa manifestano dei fastidi orali, come bocca secca, sensazione di bruciore e alterazioni del gusto. La voce appare molto sensibile alle modificazioni ormonali, tanto che si suppone un’azione modulante da parte degli ormoni sessuali sulla laringe. Le modificazioni più evidenti cui la voce va incontro dopo la menopausa sono di natura sia morfologica sia funzionale. Le corde vocali si riducono di spessore, si assiste a una brusca caduta della frequenza fondamentale (livello del suono emesso) e il timbro della voce diviene tendenzialmente maschile”[8]. Come possiamo dedurre, la menopausa non è di certo il periodo più bello della vita di una donna. Sia per la comparsa dei suddetti disturbi, sia per l’età media di vita, già gli antichi consideravano la menopausa un segno visibile di invecchiamento. Difatti la presenza di tutti questi cambiamenti concorrono al radicarsi dell’idea stereotipata per cui la menopausa è strettamente collegata con l’invecchiamento. Idea ancora forte nella nostra società. Quindi uno stesso pensiero si abbatte nella mente delle donne che si avvicinano alla menopausa o che vivono quest’ultima: l’inaccettazione di essere considerate “vecchie”; purtroppo, spesse volte,  sinonimo di inutili, non funzionanti, obsolete. E’ questa la percezione terribile che sovrasta alcune, fin troppe, donne cinquantenni dei giorni nostri: il sentirsi e l’essere considerate non più giovane! Per quanto abbiamo detto appare evidente che dal punto di vista psicologico la menopausa rappresenta un momento di grande impatto in ragione del suo significato: di fine di un’epoca creativa, positiva, ricca di possibilità e di futuro, in cui la donna si sente soggetto possibile di scelte desiderate e promettenti, dove gli affetti, i sentimenti e le emozioni dischiudono un mondo gioioso, carico di frutti. Al chiudersi di quest’epoca è inevitabile che la donna viva la menopausa con un senso di perdita un presente triste, luttuoso, in cui si smarrisce e nel quale spesso perde anche la prospettiva del futuro. E’ chiaro che ogni donna vivrà questo momento con diversa intensità, sentimenti e stati d’animo, in ragione del proprio carattere e della propria storia; se è capace di affrontare i cambiamenti, se è sufficientemente forte da essere ottimista e realista lo farà in modo certamente diverso rispetto ad una donna fragile e pessimista che potrebbe trovare nel cibo un possibile modo di sfogare tutte le proprie ansie e angoscie. La presenza dei disturbi alimentari nella donna adulta dopo i 40 anni è un fenomeno appena nato nel nostro paese. “Un fenomeno preoccupante che segna una evoluzione nella malattia”, come afferma, Mario Mazzetti[9]: “L’allarme viene dall’America, anche se non ci sono dati al riguardo. Ne soffrono nel nostro paese in 300 mila, anche se i casi più gravi di Anoressia e Bulimia colpiscono 65 mila malati, con un aumento di 8 mila e 500 casi l’anno. E’ la Bulimia a colpire di più sopra i quaranta e questo giustifica anche l’aumento esponenziale dell’obesità. Tanto per intenderci, adesso sono le figlie a convincere le madri ad una terapia. Un rovesciamento di ruolo diventato fin troppo frequente”. Il lavoro di ricerca che di seguito verrà esposto ha cercato di indagare la correlazione tra i disturbi alimentari nella donna adulta over40 e la paura di invecchiare. Inoltre ci preme di dimostrare, in contrario a quanto riporta il DSM IV, che esiste un’estensione del disturbo del comportamento alimentare nell’età adulta. Lo studio, effettuato col metodo dell’intervista telefonica, è stato condotto nei quattro mesi tra marzo e luglio 2004 su un campione di 120 soggetti residenti in un quartiere di Napoli: Miano. Il quartiere è comprensivo di 26.418 abitanti di cui 12.952 maschi e 13.466 femmine, secondo l’ultimo censimento avvenuto nel 21/10/2001 riportato dal Centro di Statistica sito nei pressi di P.zza Cavour di Napoli. Il censimento si aggiorna ogni 10 anni. Mentre il numero delle donne residenti che rientrano nella fascia di età che analizzeremo, 40-50 anni, è di 1759. Miano ha una  superficie di km quadrati 1,87 e una densità per km quadrato di 14.127 abitanti. La scelta è caduta su Miano perché, oltre ad essere il mio quartiere, risulta essere un vero e proprio punto crocevia tra il centro di Napoli che rappresenta la città, il vivere libero, la possiblità di divertimento, l’evoluzione; e gli altri comuni limitrofi, il paese, dove tutto è meno frenetico, dove si trovano realtà degradate, drammi esistenziali radicati e questioni sociali e penali molto complicate; ma anche il luogo dove si trovano ancora dialetti antichi, dove con difficoltà si parla l’italiano, dove vi sono ancora tradizioni partenopee di lontani ricordi.  Pertanto, Miano è il centro di tutto questo. Il centro di due realtà, ad un primo occhio, radicalmente opposte e diverse. Anche la scelta del periodo della ricerca non è stata casuale. Raccogliere dati in un periodo primaverile-estivo, ci ha posti dinanzi a soggetti con  aumentata sensibilità. In effetti l’estate è la stagione in cui bisogna scoprirsi e esibire a mare fisici perfetti e giovanili, senza rughe, smagliature e ecc.. In fase preliminare sono stati scelti gli strumenti per la raccolta delle informazioni necessarie. Si è approntata una cartella in cui vi sono raccolti i dati di un singolo soggetto contenenti delle Sezioni dati sociodemografici, un questionario sull’invecchiamento e due test autosomministrabili che rilevano il comportamento alimentare utilizzati a livello internazionale: EAT40 (Eating Attitude Test) di P.E. Garfinkel e  D.M. Garner e l’EDI600 (Eating Disorder Inventory) di  Garner, traduzione italiana di M. Cuzzolaro e A. Petrilli.  

Risultati

Per raccogliere 120 cartelle di dati utili, sono state effettuate in totale 568 telefonate di cui 153 rientravano nelle caratteristiche facente parte della ricerca. Pertanto il response rate è stato del 78.4%. Partiamo dalle caratteristiche sociodemografiche. I questionari sono stati somministrati a donne dai 40 ai 50 anni ed il campione si è distribuito, secondo l’età, nel modo descritto nell’istogramma della fig. 3.1:

fig. 3.1: Distribuzione del campione per età

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda lo stato di menopausa delle donne, il campione si è così distribuito (fig. 3.2):

fig 3.2:Composizione percentuale del campione di donne

           rispetto alla menopausa

Il 17,5% dichiara di avere mestruazioni irregolari, il 5%, presenta disturbi premestruali nonostante la regolarità del ciclo, mentre il 61,6% ha regolarità mestruale. Il restante 15,8%  rappresentato da donne in menopausa. Per quanto riguarda il menarca le donne si sono così distribuite: il 5% ha dichiarato di aver vissuto il menarca a soli 9 anni; il 9,16%, a 10 anni; il 13,3%, a 11 anni; una maggioranza di donne, pari al 60%, a 12 anni; il 3,3%, a 14 anni; e solo l’1,6%, alla veneranda età di 15 anni.Per quel che riguarda il livello di scolarizzazione si è rilevato che il 33,3% del campione ha un’istruzione di tipo elementare; il 2,5% è laureato, mentre la maggior parte è costituita da donne con istruzione media ripartita in un 40,8% con titolo di scuola media inferiore ed un 24,21% con diploma di scuola media superiore (fig. 3.3).

Fig 3.3: Composizione percentuale del livello di istruzione Del campione di donne

 

La composizione del campione per quanto concerne il livello socio-culturale è costituita in un 2,5% di livello alto, 15% di livello basso e in un 82,5% di livello  medio (fig. 3.4). fig. 3.4: Composizione percentuale del livello Socio-Culturale del campione di donne Inoltre, abbiamo chiesto alle donne di specificare se effettuano un’attività lavorativa. E’ emerso: il 22,5% lavora in modo continuativo; il 19,2% in modo saltuario o non continuativo; una maggioranza, pari al 52,5% delle donne si è dichiarata casalinga; solo il 5,8% ha affermato di essere disoccupato. (fig. 3.5).

 Fig. 3.5: Composizione del campione rispetto all’attività lavorativa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ interessante osservare che solo il 5,8% si sia dichiarato disoccupato rispetto al 52,5% casalingo che, comunque, non ha un’attività lavorativa. Ciò potrebbe significare come le donne vivano la loro condizione di casalinghe come un vero e proprio lavoro, in alcuni casi vocazione, da non ritenersi disoccupate. Per quanto riguarda lo stato civile delle donne (fig. 3.6), è risultato che l’84,2% è composto da coniugate o comunque conviventi, il 10,8% da nubili, il 3,3% da divorziate/separate e l’1,6% da donne in stato di vedovanza.

Fig. 3.6: Composizione percentuale dello stato civile

              del campione di donne  

Analizzando i dati che riguardano la sfera affettiva, è risultato che il 99,16% delle donne risulta avere fratelli, lo 0,83% è figlia unica, mentre l’1,6% ha dichiarato di essere gemella. Per quanto riguarda i genitori, il campione di donne si è così distribuito:

41 donne su 120, pari al 34,16%, è orfana di madre,   il 48,3% è orfana di padre, mentre il 24,16% non ha nessuno dei due genitori (fig. 3.7).  

Fig. 3.7: Composizione del campione rispetto alla mortalità dei genitori madre, 

l’79,16% vive un rapporto soddisfacente, mentre il 2,5% vive un rapporto simbiotico.  

Per quanto riguarda la figura del padre, si è rilevato che il 68,33% dichiara un rapporto soddisfacente, il 28,33% dichiara un rapporto conflittuale, lo 0,83% afferma di vivere un rapporto simbiotico, mentre l’2,5% rifiuta completamente tale figura. Mettendo a confronto tali risultati si nota che il tasso di mortalità (fig. 3.7) è molto più alto nei genitori maschi; inoltre vi è una maggiore percentuale di conflittualità coi padri che con le madri;   in più tra i risultati riguardanti la figura del padre compare la dicitura “rifiutato”, assente invece nel rapporto con la madre (fig. 3.8).  

Fig. 3.8: Composizione del campione rispetto al tipo di rapporto con i genitori          

Oltre al rapporto con i genitori, abbiamo analizzato anche il rapporto che le donne, facente parte del campione, hanno con il proprio coniuge, la loro vita sessuale e il tipo di rapporto che vivono con i propri figli. E’ risultato che il 23,3% ha dichiarato di vivere un rapporto conflittuale con il proprio partner, mentre il 76,6% vive un rapporto soddisfacente. Il 29,16% vive una vita sessuale conflittuale, mentre per il 70,83% il proprio vissuto sessuale è soddisfacente. Per quanto riguarda il rapporto con i figli: il 10% non ha figli, 4,2% ha un rapporto conflittuale, mentre l’85,8% ha un rapporto soddisfacente. (fig. 3.9)

Fig. 3.9:Composizione del campione rispetto al rapporto

             del proprio nucleo familiare

Va inoltre considerato il risultato ottenuto per quanto riguarda l’esistenza di una patologia psichiatrica. Difatti il 34,2% ha dichiarato di vivere un disturbo e si è così distribuito: il 2,5% vive disturbi di personalità; l’8,3% soffre di depressione; mentre il 23,3% soffre di disturbi d’ansia (fig: 3.10).

               

Fig 3.10: composizione del campione rispetto alla tipologia del disturbo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo adesso ai risultati del questionario sull’invecchiamento. Secondo la positività e la negatività dei risultati dell’appena citato questionario, abbiamo diviso in due gruppi l’intero campione. E’ emerso che 94 donne, pari al 78,3%, hanno riportato un punteggio negativo a tale questionario; vale a dire, che il valore del risultato rientra nella norma; mentre 26 donne, pari al 21,6%, hanno riportato risultati positivi; Per quanto riguarda, invece, i risultati ottenuti con l’EAT40, delle 94 donne solo 3, pari al 3,2%, hanno ottenuti risultati positivi; mentre delle 26 donne hanno riportati risultati positivi in 8, pari al 30,8% (fig: 3.11).

Fig: 3.11 Composizione del campione rispetto ai punteggi del questionario sull’invecchiamento e dell’EAT

 

A questo punto abbiamo elencato le caratteristiche socio-demografiche dei due gruppi, come illustrato nella tabella seguente, per focalizzare meglio che tipo di soggetti trattasi, applicando il metodo del Chi quadro. Tabella Caratteristiche sociodemografiche dei gruppi senza timore di invecchiare e con timore di invecchiare:

 

Soggetti valori normali

N = 94

Soggetti paura di invecchiare

N = 26

 

gdl

 

Chi quadro

 

*P

Stato Civile:

Coniugata

Nubile

Sep/divorziata

Vedova

 

86,2%

9,6%

4,2%

0

 

77%

15,4%

0

7,7%

 

 

3

 

 

9.1787

 

 

0.027

Occupazione

Att.continua

Att. Saltuaria

Disoccupata

Casalinga

 

22,3%

19,1%

5,3%

53,2%

 

23%

19,2%

7,7%

50%

 

 

3

 

 

 

 

0.2411

 

 

0.9707

Disturbi:

Depressione

Personalità

Ansia

 

6,4%

2,1%

23,4%

 

15,4%

3,8%

23%

 

2

 

 

1.2121

 

0.5455

Rapp. Madre:

Soddisfacente

Conflittuale

Simbiotico

Rifiutato

 

 

80%

16%

3,2%

0

 

73%

27%

0

0

 

 

2

 

 

 

 

2.3211

 

 

0.3133

Rapp. Padre

Soddisfacente

Conflittuale

Simbiotico

Rifiutato

 

 

70,2%

26,6%

1,1%

2,1%

 

61,5%

34,6%

0

3,8%

 

 

3

 

 

 

1.2038

 

 

0.7521

Vita sessuale:

Soddisfacente

Conflittuale

 

72,3%

27,6%

 

65,4%

34,6%

 

1

 

 

0.4770

 

0.4898

*livello di significatività p<0.05

Le differenze tra i gruppi (ovvero, soggetti negativi all’invecchiamento e soggetti positivi all’invecchiamento) sono state analizzate attraverso il test non parametrico di Mann-Whitney, in quanto le distribuzioni delle variabili non sono risultate normali. Il confronto dei valori del questionario sull’invecchiamento e l’EAT tra gruppo con DCA e gruppo senza DCA, ha riportato risultati altamente significativi: U di Mann-Whitney= 195,5; p<0.01, come si può notare dalla tabella che segue:

Test non parametrico di Mann-Whitney

dca presente=1

dca assente=2

Numerosità

Rango medio

Somma dei ranghi

INVECC         1

                      2

               Totale

                    11

                   109

                   120

                97,23

                56,79

            1069,50

            6190,50

 

INVECC

U di Mann-Whitney

W di Wilcoxon

Z

Sig.Asint. a 2 code         

     195,50

   6190,50

      -3,679

         ,000

Inoltre, abbiamo osservato i punteggi medi dei due gruppi ottenuti alle sottoscale dell’EDI che si sono distribuiti nel modo descritto nell’istogramma della figura 3.12:

  fig 3.12: Composizione del campione rispetto ai punteggi medi riportati alle sottoscale dell’EDI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Tabella dei valori medi dell’EDI

 

IM

BU

IC

IN

P

SI

CE

PM

Neg.Invecchiamento

3,72

2,02

6,55

3,5

3,87

5,08

4,79

6,93

Pos.Invecchiamento

8,38

5,46

12,03

4,5

4,73

5,07

6,65

15,5

A questo punto si è svolta l’analisi dei dati per tutte le sottoscale dell’EDI per escludere che queste variabili incidessero in quello che ci siamo proposti.

  Test di Mann-Whitney

Paura di invecchiare

Presente= 1

Assente=2

Numerosità

Rango medio

Somma dei ranghi

IM                        1

                            2

                     totale

              26

              94

            120 

              78,04

              55,65

                2029,00

                5231,00

BU                       1

                            2

                     totale

              26

              94

            120   

              76,71

              56,02

1994,50

5265,50

IC                        1

                            2

                     totale

              26

              94

            120 

76,10

58,19

1978,50

5281,50

IN                        1

                            2

                     totale

            26

              94

            120 

67,65

58,52

 

1759,00

5501,00

P                          1

                            2

                     totale

              26

              94

            120 

65,69

59,06

1708,00

5552,00

SI                         1

                            2

                     totale

              26

              94

            120 

59,10

60,89

1536,50

5723,50

CE                        1

                            2

                     totale

              26

              94

            120 

74,02

56,76

1924,50

5335,50

PM                       1

                            2

                     totale

              26

              94

            120 

99,10

49,82

2576,50

4683,50

Punteggi significativi

 

IM

BU

IC

CE

PM

U  Mann-Whitney

W di Wilcoxon

Z

Sig.Asint. a 2code

 766,000

5231,000

    -2,960

     ,003

800,500

5265,500

-2,833

,005

816,500

5281,500

-2,591

,010

870,500

5335,500

-2,258

,024

218,500

4683,500

-6,405

,000

   Punteggi non significativi

 

IN

P

SI

U Mann-Whitney

W Wilcoxon

Z

Sig. Asint a 2 code

1036,000

5501,000

-1,201

,230

1087,000

5552,000

-,867

,386

1185,500

1536,500

-,234

,815

  Statistiche dei punteggi EAT e EDI

 

MEDIANA

DEVIAZIONE STANDARD

P

*EAT

19,50

14,48

<0,01

IM

6,50

7,35

=0,03

BU

3,50

5,69

=0,05

IC

8,50

9,20

=0,01

IN

3,00

4,88

n.s.

P

3,00

4,29

n.s

SI

4,00

4,55

n.s

CE

6,50

4,20

=0,02

PM

15,00

4,33

<0,01

 

Livello di significatività p<0.05

*livello di significatività p<0.01

Come si può notare dalle tabelle, i soggetti con valori positivi al questionario sull’invecchiamento hanno avuto valori significativamente più elevati nelle sottoscale riguardante: Impulso alla Magrezza, Bulimia, Insoddisfazione Corpo, Consapevolezza Enterocettiva, Paura Maturità. Mentre non vi è stata significatività nella distribuzione dei valori nelle sottoscale: Inadeguatezza, Perfezionismo, Sfiducia Interpersonale. E’ interessante osservare come la significatività ottenuta alle sottoscale dell’EDI dimostri quanto, per queste donne, sia accesa la paura di ritrovarsi in un corpo non più giovane, sia vivo il loro desiderio di essere magre e sia forte l’insoddisfazione del proprio corpo che inizia a dare i primi segni di invecchiamento. Ne consegue che tale paura viene scaricata tutta sul cibo, negandolo o abusandone. Difatti, dai risultati dell’analisi dei dati statistici, si evince chiaramente come, nel campione preso in esame, vi sia una tendenza ai disturbi alimentari in donne che hanno riportati valori positivi nel questionario sull’invecchiamento rispetto alle donne che hanno riportato valori normali nel medesimo questionario.  

Discussione

  I risultati della ricerca presentata con questo lavoro, mettono in evidenza come l’alto response rate, pari al 78,4%, confermi che le inchieste telefoniche riescono a raccogliere maggiori dati rispetto alle ricerche che si basano sull’invio postale dei questionari; inoltre può essere attribuibile al fatto che i problemi come: disturbi alimentari e paura di invecchiare, in genere, interessano la società odierna. Anche se, io azzerderei, “Non si parla d’altro”. Infatti, le donne che hanno acconsentito si sono subito interessate all’argomento. Pertanto, la richiesta di collaborazione per uno studio di tematiche vicine ai soggetti ascoltati, ha giocato un ruolo positivo nella loro scelta di aderire alla ricerca. Aver selezionato il campione in modo randomizzato dall’elenco telefonico del Quartiere di Miano, ha consentito di effettuare l’analisi su di uno spaccato della popolazione che ne assicura una buona rappresentazione, vicina al reale. La distribuzione del campione per età (40-50 anni) è stata confrontata con i dati sulla popolazione reale di Miano forniti dal Centro Statistico di Napoli sito a Piazza Cavour. Il numero delle donne che risulti riportare valori positivi al questionario che tende a rilevare una probabile paura di invecchiare è del 21,6%, cioè pari a 26 donne su 120. Questo dato dipende essenzialmente da due possibili aspetti fondamentali: il primo riguarda sicuramente il vissuto personale delle donne. Infatti abbiamo visto dalle caratteristiche sociodemografiche  che tali soggetti hanno riportato valori significativi nella casella riguardante lo stato civile (chi quadro= 9.1787; gdl=3; p<0,05).  In particolare i valori più elevati rispetto ai soggetti sani, si sono riscontrati nella nubilanza e vedovanza. Ciò dimostra quanto sia incisivo l’aspetto della solitudine relazionale. L’altro aspetto, non meno importante, è il condizionamento socio-culturale. Infatti tali donne sono più ricettive ai condizionamenti della società. Sono molto più facilmente bersagliate dalla superficialità legata al mondo “dell’usa e getta”; al mondo che ti accetta soltanto se sei giovane e bella. Ecco perché, non accetterebbero l’invecchiamento, non accetterebbero che il proprio corpo stia cambiando. Essere vecchie vuol dire essere obsolete, inutili, non più belle e non più giovani, quindi non più desiderate e cercate; vuol dire: essere sole! Di conseguenza la solitudine della vecchiaia crea un vuoto; un vuoto che viene riempito dal cibo. Infatti, come dai risultati ottenuti, tali donne tenderebbero a scaricare tutto sul cibo; negandolo fino all’inverosimile, e abusandone fino a sentirsi male. (U di Mann-Whitney= 195,5; p<0,01). Inoltre i punteggi riportati alle sottoscale dell’EDI come Impulso alla Magrezza (U di Mann-Whitney=766,00; p=0,03), Bulimia (U=800,5; p=0,05), Insoddisfazione Corpo(U=816,5; p=0,01), Consapevolezza Enterocettiva (U=870,5; p=0,02) e Paura Maturità (U=218,5; p<0,01), confermerebbero quanto affermato. Difatti la scala IM valuta l’eccessiva paura di ingrassare e una esasperata preoccupazione per la dieta: una vera priorità nella scala valoriale di queste donne. Quasi come se il proprio valore personale dipendesse dall’avere un corpo snello e giovane. La scala BU invece, valuta l’eccessiva sovralimentazione. Una forza incontrollabile che porta ad ingerire una quantità di cibo superiore alla norma, cioè superiore alla quantità di cibo che normalmente la maggioranza delle persone assumono per il fabbisogno personale. Delle vere e proprie abbuffate che servono a riempire non solo il vuoto dello stomaco, ma il vuoto dell’essere. A tali abbuffate spesse volte, infatti, si accompagnano l’incertezza nel riconoscere il senso della fame e della sazietà e l’incapacità di inquadrare gli stati emotivi che invadono in tali momenti. Un vero e proprio momento di confusione emotiva e psichica. Infatti, ciò è quanto valuta la scala CE. A tutto questo si unisce una forte insoddisfazione per il proprio corpo; una scontentezza profonda verso la deformazione di un corpo che non si accetta più. Un corpo che inizia a non essere più giovane. Infine, la scala PM valuta il desiderio di rifugiarsi nella sicurezza che dà la giovinezza di essere desiderate e cercate; infatti, tali donne vivono l’illusione che mantenersi giovane e belle protegga dalla solitudine della vecchiaia.  

 

Sintesi e Conclusioni

I disturbi alimentari sono causati, tra le altre cose, da fattori socioculturali; essi dipendono anche da una risposta individuale rispetto alle soggettive condizioni psico-affettive. E’ stato condotto uno studio sui disturbi alimentari come sintomo  socioculturale della paura di invecchiare in una società occidentale, come la nostra, che sempre più spesse volte pone al primo posto della propria scala valoriale la giovinezza e la magrezza. Tale ricerca è stata svolta in un quartiere di Napoli, Miano sito a nord della città, attraverso una selezione telefonica in modo randomizzato. Una volta presentatoci al telefono, ci siamo recati presso il domicilio delle donne che hanno acconsentito di collaborare allo studio. Abbiamo posto alle donne due test che rilevano il comportamento alimentare utilizzati usualmente nell’indagine clinica, l’EAT e L’EDI, e un questionario costruito ad hoc per rilevare la possibile tendenza di paura dell’invecchiamento. Le donne contattate per la ricerca ne sono state 153, di cui 120 hanno dato disponibilità al lavoro. Dell’intero campione il 21,6% ha riportato valori positivi al questionario dell’invecchiamento; mentre il 78,3% ha costituito il gruppo dei soggetti sani. Del gruppo dei soggetti sani, il 3,2% ha riportato punteggi positivi al test dell’EAT, invece del gruppo dei soggetti con possibile paura di invecchiamento, il 30,8% ha riportato punteggi elevati all’EAT riportando una alta significatività rispetto ai soggetti sani (U di Mann-Whitney=195,5; p<0,01). Il risultato rafforza l’ipotesi che tali donne tenderebbero pertanto a scaricare sul cibo la propria paura di invecchiare. A conferma di ciò, sono stati i risultati altamente significativi riportati alle sottoscale dell’EDI. Tra questi l’Impulso alla Magrezza(U di Mann-Whitney=766,00; p=0,03) e la Paura della Maturità (U=218,5; p<0,01).

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Cfr.”Defeating Your Eating Disorder Transcript” from our chat conference with Ira Sacker , author of “Dying to be Thin”.

[2] Appartenente ad una famiglia di medici. Al suo nome si richiama l’insieme delle conoscenze acquisite dalla medicina greca dalla metà del V secolo fino alla fine del IV secolo a.C.

[3] Rociborski A: “Delle pubertà e dell’età critica della donna” Fratelli Vignozzi, Livorno, 1846.

[4] Notizie tratte da un articolo pubblicato sul sito internet www.menopausa.it/antenate.htm

[5] G. Marinello, “Le medicine Pertinenti alle Donne”, 1563.

[6] Giovan Battista Serra, ginecologo e membro della North American Menopause Society

[7] Notizie tratte da un articolo pubblicato sul sito internet www.menopausa.it

[8] Informazioni tratte da un articolo pubblicato sul sito www.paganotti.it

[9] Mario Mazzetti, gastroenterologo e fino all’anno scorso (2003) Presidente della Commissione del Ministero della Salute per i disturbi alimentari.  

 

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