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la società e il porno. una riflessione psicosociale

  di Fabrizio Quattrini

 

 

Introduzione

Nella società moderna la dicotomia interesse-preoccupazione relativa alla pornografia è ancora forte e destabilizzante. Gli individui, spesso più uomini, si avvicinano alle rappresentazioni cinematografiche definite “intrattenimento per adulti” con curiosità e timore, utilizzando le immagini per esaltare aspetti di un piacere “solitario”, poche volte condiviso con il partner, oppure rimanendo coinvolti in quella modalità psicopatologica quale la porno-addiction, Fatta esclusione dell’aspetto infantile della pedopornografia, deleterio e degradante sia per l’essere umano in generale, che per il concetto “sano” della pornografia in sé, è necessario fare un inquadramento storico della nascita e crescita del fenomeno “porno” per indirizzare ed integrare più chiaramente gli aspetti relativi al semplice interesse (educazione), abbattendo quindi la preoccupazione: l’ignoranza. Un  breve excursus storico permetterà di affrontare il concetto delicato di “libertà sessuale”, affiancato a quello più semplice di educazione sessuale, purtroppo ancora oggi delegato senza alcune regole chiare e precise alle agenzie “educative” della nostra società. Successivamente, uno spaccato italiano riferito agli aspetti giuridico-legislativi permetterà di concludere e osservare quanto l’essere umano è il solo responsabile della difficile integrazione della pornografia come aspetto sano ed evolutivo dell’individuo. In accordo con Ogien (2003) è auspicabile ricordare che vi sono buone ragioni per adottare un atteggiamento di “neutralità” nei confronti di concezioni del bene sessuale. L’autore riferendosi al minimalismo etico ricorda quanto la pornografia non minaccia alcun principio dell’etica minimale e che quindi non ci sia necessariamente alcuna ragione morale di condannare la pornografia.

L’evoluzione del “porno”

Anche se alcune immagini fortemente erotiche, legate alla simulazione del rapporto sessuale sono facilmente riconoscibili negli affreschi recuperati negli scavi di Pompei e appartenuti ai famosi “lupanari” è importante differenziare l’aspetto tipico dell’erotismo da quello più complesso e “controverso” della pornografia. L’erotismo è l’espressione più “tollerata” della nudità: quando riferita all’atto sessuale, l’eccitazione nasce e si manifesta semplicemente perché scatenata dall’immaginazione del semplice contenuto erotico. La pornografia, invece è la rappresentazione esplicita dell’atto sessuale, dove i genitali hanno ampio spazio nello scenario visivo lasciando poche possibilità all’immaginazione. Ecco, allora, che la pornografia mette in mostra quanto accade durante il comportamento sessuale dell’essere umano facendo rimanere indigesta la “pubblica indecenza” non solo dell’atto della copula, ma soprattutto dell’osservazione dell’organo genitale maschile in piena erezione. I primi materiali fotografici e filmici risalgono al 1969: piena rivoluzione sessuale. Oltre agli Stati Uniti che interpretarono il “permissivismo” del periodo iniziando a strutturare cambiamenti anche legislativi in merito al tema della pornografia, molti altri paesi europei come la Danimarca, la Scandinavia, la Germania, l’Olanda, il Belgio e la Francia “decriminalizzarono” la produzione e la distribuzione della pornografia stimolando la nascita di cinema hard, sex shops e zone delle città definite quartieri “a luci rosse” dedicate ai piaceri del sesso e dove i peepshows  e i live shows recitavano il ruolo principale. (esempi: Pigalle a Parigi, Soho a Londra e il Tenderloin a San Francisco). Negli anni settanta, come evidenzia anche Adamo (2004), l’affermazione dell’hard è l’espressione di un epifenomeno della vittoria del “permissivismo”. Anche se le varie sentenze giudiziarie e le possibili regolamentazioni giuridiche di questi paesi hanno provato ad impedire il proliferarsi di materiale pornografico, nasce il fronte definito dei pornocrates, ovvero la perfetta integrazione tra i pornografi, gli intellettuali, le riviste e la gente del cinema. L’industria del porno inizia ad ingigantirsi e soprattutto, a fatturare cifre che nel tempo saranno destinate solamente ad aumentare. I registi del porno accettano le sfide più curiose cercando di rappresentare nei loro lungometraggi non solo l’aspetto simbolico dell’atto sessuale, ma introducendo elementi che, in un continuum  temporale, vanno a scuotere l’opinione pubblica. L’esempio del porno chic nato con il famosissimo film di Linda Lovelace Deep Throat (Gola Profonda), evidenziò da un lato l’espressione artistica dell’attrice e dall’altro l’inizio di una lotta, intrapresa soprattutto dalla femministe “antiporno” sulla salvaguardia dello sfruttamento della donna. Gli anni ottanta furono segnati da un grande mutamento sociale: il porno diventa di massa. Infatti, viene meno la produzione dei filmati hard nelle sale dei cinema definiti a “luci rosse”, mentre viene favorita la diffusione della videocassetta, che introduce l’uso privato e casalingo del materiale pornografico. Oltre alla trasformazione legata al prodotto tipicamente cinematografico, dove l’attenzione alla trama e alla storia trasforma i linguaggi  del porno utili a raccontare l’esperienza hard core, gli stessi attori passano da una tipologia definita di “recitazione” e fiction alla categoria dei performers. “..nel mondo del video la capacità di recitare è meno richiesta della qualità estetica dei corpi…coloro che provengono da esperienze di recitazione lasciano il posto a modelli/e, e ancora più a dilettanti di bell’aspetto capaci di esprimere la propria sessualità di fronte alla videocamera” (Adamo, 2004). In altre parole l’avvento della videocassetta oltre a rendere più fruibile il prodotto pornografico, avvicina non solo i fruitori, ma anche gli eventuali “sostenitori” a promuovere una nuova idea e consapevolezza dell’immaginario hard. Gli anni novanta si aprono quindi, con un’importante trasformazione nei contenuti dell’hard. John Stagliano introduce il metodo della “camera a mano”, quindi concede a chi guarda il video di immedesimarsi totalmente nell’azione altamente erotica girata dal protagonista.Vengono introdotte alcune novità come l’approccio gonzo dove i costi di produzione sono bassissimi e l’esagerato realismo del girato permette ancora una volta ai fruitori del porno di immedesimarsi nell’esperienza narrata e visualizzata. Di questo stesso filone sono anche i film amateurs e quelli definiti castings. I primi rappresentano ipotetiche scene girate dai performers come a rappresentare possibili “spaccati” di vita quotidiana, i secondi, invece sono la rappresentazione del “dietro le quinte” dove l’immagine hard è caratterizzata dalla scelta di eventuali protagonisti anche alle prime armi. Come evidenziato da Adamo (2004) Gonzo, Casting e Amateur possono essere la rappresentazione di un unico modello stilistico: all sex. Questi “girati” hanno la caratteristica di essere “seriali” e spesso rappresentati semplicemente dalla camera da letto all’interno della messa in scena. Il nuovo millennio si è imposto con ulteriori trasformazioni sia da un punto di vista stilistico che divulgativo. Le videocassette diventano CD e la fruibilità tipica del videonoleggio lascia il testimone ad Internet. Per quanto riguarda le caratteristiche del porno contemporaneo è utile riconoscere una tendenza al ritorno dell’estremo, che però non vuole essere semplicemente l’espressione dei film girati con dovizia di particolari e trama narrativa tipiche degli anni settanta. Oggi l’estremo spesso rappresenta la “vera” trasgressione: filmati legati ad alcune forme di tipo parafilico (urofilia, gerontofilia, incesto, feticismo etc.), come anche l’espressione di un particolare atteggiamento più violento, umiliante (lo stupro di gruppo). Inoltre hanno trovato particolare spazio e consenso pratiche come la gang bang, il bukkake, il blow job a soffocamento, la doppia e tripla penetrazione etc. L’aspetto realistico è sicuramente quello più ricercato e l’idea della rappresentazione di poche donne consenzienti, ma sottomesse da un gruppo spesso particolarmente numeroso di uomini (anche 100) tende a promuovere una costante: l’idea del maschio violento e sopraffattore.

Femminismo anti-porno e Porno-libertà

Proprio sulla base del maschio violento e sopraffattore nascono, nella seconda metà degli anni ’70, associazioni di femministe come la Women against Violence in Pornography and the Media (WAVPM), che rivendicavano principalmente il diritto alle donne di poter camminare sicure nelle strade di notte come di giorno. Le femministe “anti-porno” rimarcavano che un certo linguaggio dei filmati hard con evidenti componenti violente e sadiche andavano a proporre agli uomini modelli di comportamento tendenzialmente “razzisti”. La critica delle femministe rivolta al porno era strettamente indirizzata agli uomini che potevano godere di una subordinazione, quindi di una discriminazione delle stesse donne. La pornografia veniva vista come un contributo alla divulgazione, quindi alla probabile imposizione di un’etica sessuale orientata verso stereotipi e false credenze tutte al maschile che, all’interno della cultura e della società maschiliste si qualificava come una concreta violazione dei diritti civili delle donne. Ma il periodo rivoluzionario delle lotte femministe anti-porno viene improvvisamente e brillantemente “contrastato” da una giovanissima francese Ovidie Becht, che nel 2002, per mezzo di un breve saggio dal titolo importante quale Porno Manifesto, introdusse una visione “femminista” totalmente rovesciata e definita pro-sex. Ovidie osservò che l’immagine squallida e antiquata di un femminismo particolarmente ancorato e fossilizzato nella ricerca della parità tra i sessi poteva chiudere ed impaurire maggiormente le donne. In quanto porno attrice cercò di dare luce e visibilità alla sua scelta, all’idea che la “lavoratrice del sesso”, come solitamente vengono definite le performers, meritino uno statuto e una considerazione diversa da quel comune senso del torrido e del proibito che le accompagnano. Porno Manifesto vuole essere una specie di “guida” che, proprio perché scritto da una “lavoratrice del sesso”, da un lato rappresenta la “liberazione delle donne” in quanto “rivendicazione sessuale”, ma dall’altro diventa una spina nel fianco per molte di quelle stesse donne (femministe) sicure di una “sana ortodossia proibizionista”. All’interno del breve saggio Ovidie cerca di andare in difesa della pornografia analizzando tutti quei discorsi che, stereotipicamente attaccano e accusano il concetto dell’hard. Alcuni esempi sono: Pornografia = Pedofilia, oppure Pornografia = Prostituzione e ancora Pornografia = Degrado. L’obiettivo di Porno Manifesto non vuole essere quello di “proporre una revisione completa del femminismo moderno, ma piuttosto di proporre un’analisi femminista in favore della pornografia visiva” (Ovidie, 2003). L’idea di una “libera sessualità” è importante e necessaria allo stesso tempo come pure pericolosa se non impostata in modo “filogeneticamente” educativo nei confronti del contesto socio-culturale di appartenenza. Infatti, molti individui ritengono più consono ribattere sul principio che la sessualità tramite pornografia è perversa, piuttosto che ammettere l’importanza della pornografia come forma di una sessualità “particolare”, rispettabile come le altre. Come riportato da Ogien (2003) la maggior parte delle persone sviluppano un pensiero “moralista”, privo di valore nell’ambito del minimalismo etico. Purtroppo, quello che spesso scatena una tale rappresentazione è da considerarsi superficiale e nasconde costantemente un perbenismo, un bisogno negli “uomini” di agire attraverso una “subdola” trasgressione.

La legislazione italiana

In Italia come rimarcato anche nell’ultimo rapporto EURISPES (IV) sulla Pornografia (2005) le leggi relative alla produzione e divulgazione dei filmati Hard sono controverse e spesso poco chiare, come solitamente accade per le leggi italiane, sono interpretabili. Legalmente la diffusione di opere pornografiche in Italia potrebbe integrare la fattispecie criminosa di cui agli articoli 528, 529 e 725 del codice penale.

Art. 528 Pubblicazioni e spettacoli osceni Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta, ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri atti osceni di qualsiasi specie, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a lire duecentomila. Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente. Tale pena si applica inoltre a chi: 1) adopera qualsiasi mezzo di pubblicità atto a favorire la circolazione o il commercio degli oggetti indicati nella prima parte di questo articolo; 2) da' pubblici spettacoli teatrali o cinematografici, ovvero audizioni o recitazioni pubbliche, che abbiano carattere di oscenità. Nel caso preveduto dal n. 2, la pena è aumentata se il fatto è commesso nonostante il divieto dell'Autorità.

Art. 529 Atti e oggetti osceni: nozione Agli effetti della legge penale, si considerano "osceni" gli atti e gli oggetti, che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore. Non si considera oscena l'opera d'arte o l'opera di scienza, salvo, che, per motivo diverso da quello di studio, sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto.

Art. 725 Commercio di scritti, disegni o altri oggetti contrari alla pubblica decenza Chiunque espone alla pubblica vista o, in luogo pubblico o aperto al pubblico, offre in vendita o distribuisce scritti, disegni o qualsiasi altro oggetto figurato, che offende la pubblica decenza, è punito con l'ammenda da lire ventimila a due milioni.

Nonostante un'interpretazione letterale della legge potrebbe portare a pensare che nel paese sia vietata la diffusione di opere pornografiche, o che tutto dipenda dall'interpretazione soggettiva di "osceno" data dai giudici, di fatto al giorno d'oggi la sua applicazione si rivela tollerante, situazione simile a quella di altri stati europei con legislazioni analoghe. Per quello che riguarda invece la trasmissione televisiva, in Italia è vietato trasmettere in chiaro via etere contenuti vietati ai minori di anni 18 (tra cui ovviamente rientrano i film e gli spettacoli pornografici), mentre quelli vietati ai minori di anni 14 o comunque contenenti scene di sesso particolarmente forti, possono essere trasmessi solo in seconda serata. Questo è regolato dalle seguenti leggi:

Legge 6 agosto 1990, N. 223, Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato

Art. 15

10. È vietata la trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo psichico o morale dei minori, che contengano scene di violenza gratuita o pornografiche, che inducano ad atteggiamenti di intolleranza basati su differenze di razza, sesso, religione o nazionalità.

11. È comunque vietata la trasmissione di film ai quali sia stato negato il nulla osta per la proiezione o la rappresentazione in pubblico oppure siano stati vietati ai minori di anni diciotto

13. I film vietati ai minori di anni quattordici non possono essere trasmessi né integralmente né parzialmente prima delle ore 22.30 e dopo le ore 7

 

Legge 30 maggio 1995, n. 203, Riordino delle funzioni in materia di turismo, spettacolo e sport

Art. 3

4. La trasmissione televisiva di opere a soggetto e film prodotti per la televisione che contengano immagini di sesso o di violenza tali da poter incidere negativamente sulla sensibilità dei minori, è ammessa, salvo restando quanto disposto dall'articolo 15, commi 10, 11 e 12, e dall'articolo 30 della legge 6 agosto 1990, n. 223, solo nella fascia oraria fra le 23 e le 7.

È da notare che alcuni film erotici dotati di trama sono a volte distribuiti in due versioni, una integrale vietata ai minori di 18 anni e una rimontata senza le scene di sesso esplicito vietata ai minori di 14 anni, per permettere l'eventuale trasmissione di quest'ultima nei palinsesti serali/notturni delle reti televisive in chiaro. Di recente il senatore Butti ha proposto un “disegno di legge” Norme per la corretta utilizzazione della rete INTERNET a tutela dei minori (N. 664, 2008), dove si è espresso non solo sulla delicata questione della pedopornografia in generale e nello specifico di quella on-line, ma anche sulla possibilità di vietare l’istituzione di siti nella rete internet i cui contenuti sono finalizzati direttamente o indirettamente, come descritto nell’articolo 1 al punto c: “alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico (…)” rischiando di fare non solo confusione, ma come al solito proponendo una certa ortodossia di tipo proibizionista. Senza entrare troppo in merito nella questione legislativa la sensazione rimanda come al solito forme di paura e disagio relative ad un tema delicato e allo stesso tempo fortemente presente quale quello della pornografie che, insindacabilmente rappresenta l’espressione “comune” della possibile conoscenza dell’esperienza sessuale. Piuttosto che soffermarsi sulla manifestazione di positivo e negativo legato al concetto dell’hard potrebbe essere necessario riconoscere l’importanza di promuovere una salute sessuale strettamente connessa al concetto più ampio di educazione sessuo-affettivo-relazionale: ancora oggi inesistente.

Conclusioni

Fintanto che esisteranno uomini “importanti” e spesso appartenenti al clero, quindi con una visione estremamente “impoverita” o “falsata” dell’esperienza erotico-sessuale, continueremo ad ascoltare affermazioni come quella di seguito riportata ed espressa pubblicamente alla presentazione del IV rapporto EURISPES sulla pornografia del 2005.“La pornografia si basa sullo sfruttamento delle persone, crea atteggiamenti anti-sociali, annulla il senso morale e non può portare a relazioni mature, poiché si basa sull’egoismo e crea una forte dipendenza”

Patrick Foley presidente

del Pontificio Consiglio

delle Comunicazioni

Ognuno è libero di pensare ed esprimere le proprie opinioni. Imparare a rispettare la libertà degli altri limitando i giudizi ed evitando la formazione di false credenze, nonché di invalidanti stereotipi, deve rappresentare non solo il vero senso del rispetto, ma anche l’umiltà di appartenere al genere umano. Molte delle forme di dipendenza oggi associate ad internet e alla pornografia sono l’espressione di una sessuofobia interiorizzata, nonché di una ignoranza legittimanta, regolarmente stimolate dalla visione collettiva di una società impoverita, estremamente direzionata da un potere inafferrabile e difficile da contrastare, che costantemente impone, ingannando, una falsa apparente “libertà”. La sessualità e tutto quello che vi appartiene è l’espressione fondamentale e “naturale” di un’energia “interna” all’individuo che, se repressa o canalizzata in modo non chiaro, porta lo stesso a forme disfunzionali e/o invalidanti. Educare alla sessualità diventa l’unico vero spiraglio di luce, dove la pornografia non può essere oscurata, ne tantomeno negata e relegata a semplice espressione stereotipata della “sessualità”.

 

 

 

 

Bibliografia

Adamo, P., (2004), Il Porno di Massa. Percorsi dell’hard contemporaneo, Raffello Cortina Editore, Milano

Butti, A., (2008), “Disegno di legge: Norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori”, Senato della Repubblica XVI Legislatura, n° 664

Eurispes, (2005), IV Rapporto sulla pornografia

Ogien, R., (2003), Penser la pornographie, PUF, Paris.

Ovidie, (2003), Porno Manifesto. Storia di una passione proibita, Baldini Castoldi Dalai, Milano

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