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Lo specchio che sorride

Paola Locci

Uno dei compiti più importanti e delicati dei genitori è quello di aiutare i figli a costruirsi un'autostima. Tutti ne parlano, nei sacri testi di psicologia, nelle riviste femminili, nei salotti domestici e televisivi. Ma che cos'è questa benedetta autostima? Si possono dare molte definizioni, più o meno elaborate, ma a me piace pensare che sia semplicemente la serena consapevolezza di essere contenti di come si è. Sembra banale, sembra facile: ma quante persone sono veramente, onestamente, contente di essere come sono? E' chiaro che non intendo riferirmi a chi si sente assolutamente perfetto! E' "normale" avere sempre qualche cosa che si vorrebbe cambiare - che però non sia tanto importante da condizionare gravemente l'esistenza - qualcosa che comunque si può tentare di modificare, di migliorare. Ma è bellissimo essere, in linea di massima, soddisfatti del proprio modo di ragionare, delle scelte fatte (anche con sofferenza): insomma non essere troppo spesso preda di rimorsi, o rimpianti, o anche solo di quella fastidiosa sensazione che - a posteriori - ci fa pensare che avremmo potuto fare o dire qualcosa di diverso da quanto abbiamo fatto o detto. Questa soddisfazione è data dall'autostima. Il che è ben diverso dal rivendicare in modo acritico il proprio modo di essere, affermando, come molto spesso accade, "io sono fatto così"; spiegando e giustificando le proprie convinzioni e azioni con una sorta di ineluttabilità, come se non si potesse proprio ragionare o agire diversamente. Come se la nostra volontà non esistesse ma fossimo formattati a pensare e comportarci secondo fatali rigide leggi stabilite al di fuori di noi, malgrado noi. Allora può accadere di pensare che avremmo dovuto comportarci in un altro modo, più intelligente o vantaggioso per noi, o più apprezzabile dagli altri, o più efficace per il raggiungimento dei nostri obiettivi, ma... ma qualcosa (sì, ma cosa?) ce lo ha impedito! In questi casi, non si tratta di autostima, perché in realtà sappiamo benissimo che avremmo dovuto agire diversamente, e questa differenza tra quello che siamo e quello che vorremmo essere ci mette a disagio, soprattutto quando non siamo disposti ad ammetterlo. Spesso è proprio questa difesa ad oltranza di un comportamento, qualunque esso sia, unita ad un senso di frustrazione o di rabbia, che rappresenta un segnale di carenza di autostima. E come si costruisce questa preziosa autostima? Una volta, ho assistito in piscina ad una scenetta divertente: un bambino di 3-4 anni si tuffava dal bordo, poi risaliva velocemente, si rituffava, risaliva, si rituffava, risaliva... e tutte le volte - questa giostra è durata quasi mezz'ora - prima di tuffarsi urlava: "mamma, guarda!" E appena tirava la testa fuori dall'acqua, il suo sguardo andava alla mamma. E tutte le volte, la mamma, con infinita pazienza e un sorriso incoraggiante, ricambiava lo sguardo pieno di attesa del suo cucciolo e gli diceva: "bravo, come sei bravo!" Quegli occhi di giovane donna brillavano di quel "brillìo" meraviglioso di cui parla lo psicanalista Kohut ("Piccoli esploratori", FamigliarMente 2002). Un bambino non ha termini di paragone, non sa giudicare se ciò che fa è bene o male, ha bisogno che qualcuno lo premi e lo gratifichi ogni volta che fa la cosa "giusta", ogni volta cha impara una cosa nuova, ogni volta che si impegna. E lo stesso discorso vale per le sue qualità di piccola persona: è importante lodare di tanto in tanto la sua intelligenza, la sua capacità nel risolvere un problema, una qualche abilità in un particolare gioco, o materia, o sport. E' importante valorizzare ciò che di bello c'è nel suo aspetto fisico. Senza esagerare, senza mentire: non è necessario. Piano piano, con gli anni e le esperienze, acquisirà quella capacità di giudizio che contraddistingue un individuo adulto (o almeno dovrebbe), fino a non aver più bisogno dell'approvazione e della gratificazione altrui per sentire di essere capace di decidere ed agire per il meglio. Per arrivare ad essere una persona che, in un qualsiasi momento della vita, anche quando non proprio tutto fila liscio come l'olio, guardandosi allo specchio, può sorridersi ed essere contenta di sé.

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