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Il
trattamento
psicologico breve nel Disturbo da Attacchi di Panico
di Gian
Luigi Dell'Erba

Riassunto
Il
disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia è largamente
sensibile al trattamento cognitivo - comportamentale, in particolare
strutturato in modo tale da puntare l’intervento su quattro elementi
ritenuti principali sia per quel che riguarda la eziologia che per quanto
concerne il trattamento. Essi sono:
a)
esposizione graduale "in vivo";
b) ri-etichettamento delle sensazioni somatiche;
c) rilassamento e respirazione addominale frazionata;
d) ristrutturazione cognitiva delle assunzioni disfunzionali.
Per
valutare tale incisività è stata condotta una ricerca su pazienti in
trattamento psicologico e pazienti in trattamento farmacologico aventi la
funzione comparativa di controlli clinici. La valutazione dell’andamento
è stata effettuata con il SCL90 somministrato a intervalli regolari di 15
giorni per 90 giorni. Il trattamento psicologico cognitivo -
comportamentale è risultato efficace sui controlli clinici e la
differenza tra i punteggi iniziali e quelli finali è ampiamente
significativa.
Summary
Panic
Attacks Disorders and Agoraphobia is very sensitive to
cognitive-behavioral treatments, particularly when it is builted focusing
on four fundamental elements both for etiology and for treatment. They
are:
a)
gradued in vivo exposure;
b) re-labelling of bodily sensations;
c) relaxation and frationed breathing;
d) cognitive restructuration of maladactive assumptions.
To
evaluate this incisivity a research has been conducted upon subjects under
psychological treatment and subjects under drug treatment as clinical
controls. The assessment of the trend has done with SCL90 with regular
intervals of 15 days for 90 days. Cognitive-behavioral psychological
treatment is risulted more effective and efficacy than clinical controls
and the difference between initial scores and the ending scores was
largely meaningful.
PAROLE-CHIAVE:
terapia cognitiva, attacchi di panico, agorafobia
KEY-WORDS:
cognitive therapy, panic attacks, agoraphobia
Premessa
L’interesse
per i Disturbi d’Ansia e di Panico è aumentato notevolmente negli
ultimi anni ed è riconosciuto come uno tra i più frequenti motivi di
consultazione specialistica nell’ambito dei problemi psicologici. Il
Disturbo da Attacchi di Panico interessa dal 2 al 6% della popolazione ed
è più frequente nelle donne, e molto spesso insorge in età giovanile.
Pur senza rifarsi a dati epidemiologici ufficiali, si può sostenere con
tutta tranquillità che la consultazione per problemi d’ansia e di
panico è tra quelle più frequenti che spingono l’individuo a
consultare il medico di base. Inoltre, da una parte, molti soggetti con
problemi di ansia presentano al medico una lista numerosa con altri
problemi (cefalea, insonnia, dispnea, tachicardia, ...), dall’altra
numerose persone non consultano alcun medico ed a volte intraprendono la
strada di tentativi eterogenei di "autoterapia".Il disturbo
d’ansia acuto diventa motivo di consultazione ad un grado medio o
elevato di intensità, quando il soggetto ha fallito i propri tentativi di
gestione dei sintomi. Ad una elevata intensità, come è facile
immaginare, vi è una quasi totale compromissione della vita di relazione
e della autonomia personale.I disturbi d’ansia acuta possono essere
distinti sulla base dei sintomi o della specifica compromissione che essi
causano. Nel DSM IV (A.P.A., 1994) sono elencati i seguenti disturbi che
possono coesistere con un disturbo di ansia acuta e panico negli adulti:
-
Attacchi di Panico con agorafobia
- Fobia semplice
- Ansia sociale
- Disturbo ossessivo compulsivo
- Ansia generalizzata
- Depressione Maggiore
- Disturbo da somatizzazione
- Disturbo post-traumatico da stress
In
questo lavoro verrà trattato soltanto il disturbo da attacchi di panico
con o senza agorafobia con un interesse prevalentemente applicativo per le
procedure di trattamento psicologico a breve termine.
Caratteristiche
della sindrome da attacchi di panico con o senza agorafobia
Il
disturbo da Attacchi di Panico con o senza Agorafobia è caratterizzato
dai seguenti sintomi come variamente presenti nel DSM IV:
-
palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia:
- sudorazione;
- tremori fini o grandi scosse;
- dispnea o sensazione di soffocamento;
- sensazione di asfissia;
- dolore o fastidio al petto;
- nausea o disturbi addominali;
- sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di
svenimento;
- derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere
distaccati da sè stessi);
- paura di perdere il controllo o di impazzire;
- paura di morire;
- paraestesie (sensazioni di torpore o di formicolio) brividi o vampate di
calore;
- ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe
difficile allontanarsi o ricevere aiuto.
Il
disturbo da panico può essere associato ad altri disturbi in co-morbilità
come ad esempio Depressione, Ansia Sociale, Disturbo Ossessivo-compulsivo,
Disturbo da Somatizzazione, Disturbo da Ansia Generalizzata, Disturbo Post
Traumatico da Stress. Possono naturalmente essere presenti alcuni tratti
di personalità più frequenti di altri o anche veri disturbi di
personalità come quello Evitante, Dipendente, Borderline.
Concettualizzazione
del disturbo
Nel
periodo precedente al primo attacco di panico i pazienti hanno
frequentemente sperimentato un livello di stress elevato ma accompagnato
da un atteggiamento di minimizzazione rispetto ai problemi contingenti. I
soggetti spesso riferiscono problemi familiari, di lavoro, cambiamenti
importanti nella qualità della vita o nella generale organizzazione
familiare, frustrazioni o relazioni particolarmente impegnative, o altre
situazioni "normalmente" caratterizzate da stress. I pazienti
con attacchi di panico minimizzano questi antecedenti sulla base di una
probabile assunzione personale attinente alla propria insensibilità o
immunizzazione a tali situazioni. In sostanza non prendono le dovute
precauzioni consistenti nel riorganizzare il proprio generale
atteggiamento così da rispondere ai problemi senza però esaurire le
proprie energie. Quella che è una caratteristica antecedente al primo
attacco si ribalterà poi per divenire una attenzione allarmata su ogni
sensazione somatica. In generale si potrebbe parlare di una conoscenza
insufficiente delle segnalazioni dell’organismo in stato di stress,
nelle quali il soggetto pur presentando livelli di attivazione, ansia,
tensione, iperventilazione elevati non riorganizza il proprio
comportamento in base ad essi, ma tenta di distrarsi, minimizza il dato e
sopravvaluta le proprie capacità di fronteggiare fisicamente la
situazione. In tali circostanze si manifesta il primo episodio di panico.
Questo evento ha due aspetti rilevanti: un primo aspetto attinente alla
circostanza traumatica di sperimentare uno stato acuto di ansia costruito
dal soggetto come completamente diverso dalle "normali"
esperienze finora sperimentate (aspetto traumatico); il secondo aspetto è
relativo alla acquisizione di una nuova dimensione di conoscenza (avere
gli attacchi di panico, i sintomi specifici, i sentimenti di urgenza).
Questi due elementi costituiscono gli ingredienti della sindrome
psicologica del disturbo.Una volta sperimentato il primo episodio, il
soggetto attiverà una particolare attenzione ai segni precoci e
premonitori di un successivo attacco; in sostanza, il soggetto sarà
nuovamente in stato di ansia dovuta ad una ipervigilanza, e in questo
stato attiverà l’atteggiamento ansioso con i noti correlati fisiologici
(tensione prolungata, iperventilazione, amplificazione delle sensazioni
somatiche). Tra il secondo e i successivi attacchi di panico si sviluppa
la sindrome completa caratterizzata da elevata anticipazione dell’ansia,
ricerca attentiva dei sintomi, iperventilazione, distorsioni cognitive (in
particolare la catastrofizzazione e la selezione attentiva).La natura
della sindrome del disturbo da attacchi di panico è caratterizzata da un
preciso circolo vizioso: l’anticipazione dell’ansia genera ansia - lo
stato di ansia conduce alle sensazioni di panico imminente - i sintomi
vengono interpretati in chiave catastrofica ed estrema - il soggetto ha un
attacco di panico. Dunque, la sindrome prende la forma di un meccanismo
molto definito in cui è possibile intervenire su ciascuno dei suoi
aspetti.Un elemento importante è il set di assunzioni su sè stesso che
il soggetto ha costruito nel corso degli anni, il suo modo di avere a che
fare con gli altri, di interpretare gli avvenimenti, di fronteggiare gli
ostacoli ed i problemi della vita. Queste assunzioni, che non sono
immediatamente consapevoli ma perlopiù automatiche, sono vere e proprie
teorizzazioni personali che influenzano e guidano il comportamento del
soggetto, fungono da coordinate di riferimento. Molto spesso, i soggetti
con attacchi di panico hanno una diminuita "soglia" per i
problemi legati alla autonomia personale (esplorazione, tolleranza,
sopportazione, attribuzione di poteri interno-esterno) e frequentemente
non hanno, nel corso dello sviluppo, articolato e potenziato questo
aspetto. E’ quindi perciò possibile pensare che tali soggetti sono più
esposti ad una brusca interruzione dei propri abituali schemi e subiscono
una forte invalidazione, una confutazione della propria teoria.
Naturalmente, la conseguenza di tale dato contrastante con le proprie
aspettative è tanto più negativa quanto più il soggetto è
"impoverito" nella conoscenza del proprio funzionamento e nella
propria capacità di fare delle discriminazioni (sensazioni, eventi,
frustrazioni, intensità degli ostacoli, ...).
Procedure
psicoterapeutiche
Il
trattamento è strutturato in modo da affrontare 4 obiettivi principali:
a) esposizione graduale "in vivo"; b) ri-etichettamento delle
sensazioni somatiche; c) rilassamento e respirazione addominale
frazionata; d) ristrutturazione cognitiva delle assunzioni disfunzionali.
Ognuno degli obiettivi è stato trattato come parte a sè, naturalmente
discutendo con il paziente le integrazioni e le interrelazioni tra ciascun
obiettivo con gli altri.
Esposizione
in vivo
La
tecnica della esposizione è notoriamente efficace nella riduzione
dell’ansia associata a situazioni ben identificate come fobie
specifiche, agorafobia, ansia sociale (Barlow D.H. et al., 1988, 1989;
Clark, 1986, 1991; 1991; Clark D.M., Salkovskis P.M. 1991; Sanavio, 1994).
La procedura di esposizione si pone l’obiettivo di permettere al
paziente di percepire e valutare in modo "controllato"
l’oggetto della propria paura. Questo metodo, se graduale, consente al
paziente di riappropriarsi di quelle funzionalità sociali e quotidiane
che ha perso a causa dei rilevanti evitamenti dovuti ai sintomi acuti
dell’ansia ed alla sindrome di ansia anticipatoria. Se ben disegnata, la
modalità di esposizione permette una rapida ripresa e confidenza di
abilità che sono state sospese, ed in qualche caso dimenticate. Nel
progettare ed effettuare le esposizioni deve essere ben spiegato il
significato di tali procedure e quindi ricercare la piena collaborazione
del paziente ed eventualmente di un suo familiare.
Ri-etichettamento
delle sensazioni somatiche
La
discussione concreta sulla natura di diverse sensazioni favorisce una
categorizzazione ed una più realistica adesione ad un modello dei sintomi
di ansia come effetti della sindrome da stress. La possibilità di
discutere con il paziente delle cause dei singoli sintomi, con eventuali
esempi anche calibrati sulle comuni esperienze della vita quotidiana ha la
funzione di normalizzare e "decatastrofizzare" la condizione
soggettiva del paziente (Barlow D.H. et al., 1988, 1989; Clark, 1986,
1991; 1991, 1996; Clark D.M., Salkovskis P.M. 1991; Salkovskis P.M., Clark
D., Gelder M.G.,1996; Beck A.T., Emery G., 1985).
Rilassamento
e respirazione addominale
Le
tecniche di rilassamento e di educazione respiratoria hanno la funzione
duplice di essere sia uno strumento "sotto controllo" del
paziente, il quale può contarci nelle situazioni quotidiane più diverse,
sia un metodo per bloccare o inibire la tendenza ad iperventilare e quindi
a produrre i sintomi caratteristici che il paziente interpreta come
l’imminente attacco di panico (Bonn J.A., Readhead C.P. A., Timmons B.H.
, 1984; Clark D.M., Salkovskis P.M., Chalkley A.J., 1985).
Ristrutturazione
cognitiva
Il
paziente deve essere preparato ed allenato a riconoscere i propri pensieri
automatici e spontanei, i quali possono essere molto rapidi ed istantanei
e possono non lasciare più traccia in memoria; l’allenamento nel
percepire i propri pensieri ed i propri atteggiamenti è molto importante
in quanto attraverso questa procedura il paziente si rende consapevole di
come effettivamente modifica il proprio stato emotivo Beck, Emery, 1985;
Clark, 1986, 1991; Mancini, 1996; Freeman et al, 1990). Da tale abilità
deriva anche il successivo lavoro di revisione e modificazione delle
assunzioni generali del paziente. Il lavoro di riconoscimento e
ricostruzione degli schemi disfunzionali (solitamente, gli schemi più
usuali e frequenti che vengono elaborati da questi pazienti fanno
riferimento a tipologie come "vulnerabilità", "fragilità",
"mancanza di autonomia", "oppressione",
"incapacità di controllo personale", "insopportazione -
scarsa tolleranza alla frustrazione", "perfezionismo",
"elevati standards") è la chiave del lavoro a più lungo
termine, ed in genere la parte più impegnativa del trattamento. Il
paziente prende coscienza di come ha costruito certi settori della propria
esperienza e delle spiegazioni e teorie personali che utilizza per darsi
un significato. Attraverso il lavoro sulle assunzioni disfunzionali il
paziente modifica i propri schemi a favore di spiegazioni alternative più
realistiche, adattive e concrete.Un ruolo di rilievo è costituito dal
lavoro con i familiari (o con un familiare) attraverso il quale è
possibile non solo ottenere la collaborazione per eventuali coinvolgimenti
diretti in procedure di esposizione dal vivo, come esposto più sopra, ma
è utile anche avere una collaborazione nella gestione delle relazioni in
casa. Molto spesso il paziente può essere molto richiedente e ricercare
insistentemente un sostegno nelle pratiche della propria vita quotidiana,
ma nel fare ciò può assumere un atteggiamento "doveristico" e
prescrittivo nei confronti del partner o di altri familiari; in tali casi
è sempre utile informare e preparare i familiari di questo tipo di
caratteristiche "tipiche" della sindrome psicologica senza che a
questo debba seguire una reazione punitiva o svalutativa. I familiari
vengono preparati a essere supporti validi, affidabili, e positivi
mediante colloqui dedicati a loro ma con la presenza del paziente.
L’atteggiamento generale è psico-educativo, con una particolare
attenzione alla evidenziazione di distorsioni cognitive ed atteggiamenti
disfunzionali anche nei familiari, che vanno segnalati delicatamente e con
tatto ma pure con decisione ed atteggiamento professionale.Alcune tra le
tipiche reazioni della famiglia al paziente ansioso (in particolare al
paziente con attacchi di panico e agorafobia) sono le seguenti:
-
svalutazione delle lamentele del paziente, anche con interazioni
comunicative caratterizzate da scherno, sarcasmo, messa in ridicolo; la
minimizzazione dei problemi del paziente è un problema che spesso si
aggiunge ai problemi principali e primari della sindrome psicologica;
- reazioni punitive in risposta alla insistenza ed all’atteggiamento
irritato e prescrittivo del paziente nel volere essere aiutato ("devi
aiutarmi", "è tuo dovere accompagnarmi", ...);
- trascuratezza ed allontanamento dovuti alla difficoltà della relazione
affettiva ("non sei più come prima", "vuoi sempre
l’attenzione per te", "i tuoi problemi sono sempre più
importanti ed urgenti dei miei", ...).
Un
altro aspetto importante è quello delle procedure da attuare tra una
seduta e l’altra, i cosiddetti "compiti per casa" o homeworks.
E’ utile insistere sulla necessità di attuare i compiti in quanto molto
spesso il lavoro progettato ha un senso preciso ed il suo risultato è
necessario per la continuità del trattamento. Gli specifici compiti sono
progettati in collaborazione con il paziente e consistono frequentemente
in diari di registrazione di elementi-bersaglio, o diari di
automonitoraggio, o in schede di analisi delle cognizioni associate agli
eventi contingenti.
Metodologia
della ricerca
disegno
La
ricerca è stata caratterizzata da uno doppio schema: il primo di
confronto diretto interno dovuto al tipo di valutazione prescelta
consistente nell’andamento sintomatologico sulla base di un test
normativo (SCL90); il secondo di confronto esterno con un gruppo di
controlli clinici. La valutazione degli esiti è stata caratterizzata
principalmente dalla valutazione degli andamenti psicometrici del test,
somministrato a scansione predeterminata.
strumenti
Lo
strumento prescelto è stato il Sintoms Check List 90 items di De Rogatis
e collaboratori, per le buone qualità di praticità, precisione
sintomatologica degli items, velocità di somministrazione e scoring,
fedeltà, validità rispetto all’esame clinico. Il test consiste di 90
items sintomatologici raggruppati nelle seguenti scale: Somatizzazione,
Ossessioni, Sensitività, Depressione, Ansia, Ostilità, Ansia Fobica,
Ideazione Paranoidea, Psicoticismo, Sleep (disturbi del sonno), Neu
(indice di nevroticismo generale).La buona manegevolezza dello strumento
ha permesso di usarlo con una scansione di 15 giorni.
dati
L’esame
dei risultati è consistito nel confronto diretto interno dei punteggi del
campione, e nel calcolo della significatività dello scarto tra la prima e
l’ultima somministrazione. Tale semplice metodologia è direttamente
discendente dall’impianto lineare della ricerca, in quanto il criterio
di confronto esterno (i soggetti normali) è definito in partenza come
tutti i soggetti con un profilo nel SCL90 non significativo; mentre il
criterio di confronto interno (re-test sugli stessi pazienti) è dato
dallo scarto nel corso dell’andamento della terapia. Come criterio
comparativo per il confronto esterno è stato selezionato il piccolo
campione di pazienti seguiti con Visite di Controllo ma senza effettuare
sedute di psicoterapia.
campione
Il
campione della ricerca è composto da due gruppi: uno di soggetti in
trattamento psicologico e uno di controlli clinici.Il campione dei
soggetti è composto da 27 pazienti con diagnosi di Attacchi di Panico con
o senza Agorafobia (DSM IV) valutati con la SCID-P e II, e con il SCL90.
Tali soggetti sono stati selezionati in base ad un criterio temporale
(tutti quelli che in certo periodo seguivano la psicoterapia).Come gruppo
di controllo clinico è stato utilizzato un campione di 31 pazienti in
terapia farmacologica equivalente al regime farmacologico del campione
sperimentale ma che seguivano visite di controllo mediche invece delle
sedute di psicoterapia. Per il numero esiguo dei soggetti sperimentali e
di controllo tale ricerca si pone più come uno studio pilota controllato
che come uno studio di efficacia definitivo.
Alcuni
esempi clinici
Paz.
n. 11
F.,
39 anni, impiegata statale, coniugata, con una figlia di 2 anni, ha
manifestato attacchi di panico con agorafobia, ansia sociale,
somatizzazioni, e depressione di grado lieve, per un periodo di 7 anni.
Durante questi anni si è rivolta a 3 psichiatri assumendo la terapia
farmacologica prescrittale, differente nei 3 diversi casi (1:
antidepressivi triciclici, benzodiazedine; 2: benzodiazepine; 3:
benzodiazepine, fluoxetina), ed a 2 psicologi con i quali ha svolto
rispettivamente 3 mesi di colloqui di psicoterapia analitica, ed 1 anno e
4 mesi di psicoterapia ad orientamento esistenziale. Gli attacchi di
panico sono sempre stati presenti nella sintomatologia della paziente,
come pure gli evitamenti di tipo agorafobico. La riduzione delle
performances e della qualità della vita sono state tali da far
abbandonare alcuni comportamenti ed abilità cruciali per i suoi standards
di vita (guida dell’auto, fare la spesa, andare da sola al lavoro,
...).La paziente ha chiesto di terminare gli incontri dopo circa 5 mesi di
psicoterapia in quanto era soddisfatta degli obiettivi raggiunti.
Paz.
n. 5
P.,
32 anni, coniugata, diplomata, disoccupata, ha manifestato la
sintomatologia di attacchi di panico con agorafobia e somatizzazioni per
un periodo di 5 anni, rivolgendosi in questo periodo a 2 psichiatri,
seguendo le prescrizioni psicofarmacologiche (antidepressivi triciclici,
antidepressivi SSRI, benzodiazepine). Quando la paziente ha iniziato la
psicoterapia aveva interrotto tutte le attività ricreative all’aria
aperta, e le normali attività domestiche. Gli incontri psicoterapici sono
durati per 7 mesi circa.
Paz.
n. 22
M,
25 anni, studentessa universitaria, nubile, ha manifestato la
sintomatologia ansiosa per 4 anni, consultando in questo periodo 1
psichiatra con il quale ha praticato terapia comportamentale
(desensibilizzazione immaginativa) e benzodiazepine, ed uno psicologo con
il quale ha praticato una terapia con il Biofeedback (EMG); ha abbandonato
entrambi dopo circa 4-5 mesi di frequenza. Le consizioni della paziente al
momento di inizio erano particolarmente drammatiche in quanto a causa
degli attacchi di panico si recava spesso al Pronto Soccorso per un
intervento di urgenza, qualcuno proseguito con il ricovero presso vari
reparti (Psichiatria, Cardiologia, Medicina Generale, Neurologia). Ha
effettuato gli incontri per circa 6 mesi, durante i quali ha mantenuto i
risultati positivi dei primi mesi ed ha approfondito alcuni suoi temi
disunzionali (Ansia Sociale).
Paz.
n. 3
S,
impiegato di 41 anni, coniugato, ha manifestato una sintomatologia di
attacchi di panico con evitamenti agorafobici e rilevanti somatizzazioni,
insieme a lievi sintomi di depersonalizzazione, derealizzazione e
alterazioni della percezione. La condizione psicopatologica è rimasta
stabile per circa 10 anni durante i quali il paziente si è rivolto a 3
psichiatri, seguendo le relative prescrizioni farmacologiche
(antidepressivi triciclici, benzodiazepine, aloperidolo, levomepromazina).
Il paziente si è rivolto anche ad uno psicologo per una psicoterapia ad
orientamento analitico ed un training di rilassamento (T.A.). Dato il
perdurare della sintomatologia acuta, il paziente ha interrotto sempre
tutti i vari tentativi terapeutici. Nel periodo di inizio del trattamento,
il paziente assumeva una modica quantità di benzodiazepine che poi ha
deciso di interrompere dopo circa 15 giorni. Il trattamento è durato
circa 18 mesi, con una focalizzazione, nella seconda parte, sui suoi
aspetti personologici (tratti borderline ed istrionici).
Risultati
Il
presente studio controllato ha dimostrato con un alto livello di
significatività (p < 0.001) che il trattamento cognitivo -
comportamentale è particolarmente efficace sui sintomi di ansia acuta,
panico e agorafobia. In particolare, le valutazioni affettuate con il
SCL90 hanno evidenziato che il profilo caratteristico dei pazienti con
disturbo di panico ed agorafobia comprende una forte elevazione delle
scale di Ansia Fobica, Ansia, Somatizzazione, e Depressione.Oltre a tali
scale sono presenti anche altri raggruppamenti sintomatologi, che però
hanno una minore intensità ed una maggiore variabilità. Il calcolo della
deviazione dalla media ha rilevato che il piccolo gruppo di soggetti, sia
sperimentali che di controllo, era rappresentato sufficientemente dal
valore medio (ds media delle scale = 9.78); la scala più variabile è
risultata essere la Ideazione Paranoide con una deviazione di 15.2 mentre
la meno variabile è stata Ansia Fobica con una deviazione di 5.9. Il
confronto tra i profili è ampiamente dimostrativo dell’effetto del
trattamento sui soggetti del gruppo di controllo clinico. Lo studio ha
coperto un periodo di oltre 90 giorni di valutazione con il SCL90, ma il
trattamento in alcuni casi si è prolungato per successivi obiettivi che i
soggetti erano propensi a proporre. Non si sono verificati attacchi di
panico durante il resto del trattamento, né durante il corso delle
procedure cognitivo - comportamentale dopo i primi 30 giorni.
Conclusioni
Il
trattamento cognitivo - comportamentale si è dimostrato efficace in una
vasta e corposa serie di ricerche sulla valutazione degli esiti delle
psicoterapie cognitive e cognitivo - comportamentali e delle psicoterapie
in genere (Hollon S.D., Beck A.T., 1994; Emmelkamp P.M.G., 1994; Barlow
D.H. et al., 1988, 1989; Clark, 1986, 1991; 1991; Clark D.M., Salkovskis
P.M. 1991; Kosko J, Barlow D.H., Toussinari. R.B., Cerny J., 1990; Mattick
R.P., Andrews G., Hadze-Pavlovic D., Christensen H., 1990). L’approccio
presentato in questo studio è cognitivo - comportamentale in quanto è
composto, oltre ai classici interventi di ristrutturazione cognitiva, di
procedure attive e sul campo, di esercizi e di allenamento; lo sfondo di
tale approccio è più esattamente cognitivista "standard", nel
significato correntemente utilizzato (Beck A.T., Emery G., 1985). Le
applicazioni di tale approccio sono diverse ma, come è possibile dedurre
da tale lavoro e da altri simili, è la caratteristica di essere "tailored"
cioè tagliati su misura del problema (o del tipo generale di disturbo) a
caratterizzarne maggiormente la tipologia; tale lavoro si è focalizzato
proprio sul Disturbo da Attacchi di Panico con o senza Agorafobia.Riguardo
questo disturbo sia l’approccio cognitivo (soprattutto Beck e
collaboratori) e quello cognitivo - comportamentale (Barlow, Emmelkamp,
Clark) sono stati da molti anni indicati come trattamenti di prima scelta,
ed inoltre hanno coperto la gran parte degli studi sulle procedure
efficaci nel settore dei disturbi d’ansia. Molti autori cognitivisti
hanno sviluppato particolarmente il lavoro sulla ristrutturazione degli
schemi disfunzionali in diverse modalità; ad esempio: come ricostruzione
della storia di vita, come correzione di distorsioni cognitive di
contenuto generale, come modificazione di atteggiamenti in seduta (hot
cognition), come riduscussione e ridecisione di piani di scopi a medio e
lungo termine, ed altri ancora.In un senso lievemente diverso altri autori
cognitivisti hanno sviluppato il lavoro sui disturbi di ansia acuta come
una specie di sintomo tra i tanti di organizzazioni di personalità
specifiche (Sassaroli e Lorenzini, 1995) o tendenzialmente generali
(Guidano, 1988; Bara, 1996; Reda, 1986). Il punto di vista del presente
lavoro tende più specificamente a definire di disturbo acuto come il
risultato di un meccanismo composto da diverse parti, e da certi
meccanismi cognitivi (Mancini, 96) e tali aspetti specifici sono anche il
target del trattamento; non si considera il panico come il precipitato di
costrutti definiti (ad esempio "forte - attaccato versus debole -
autonomo" o "vulnerabile" o anche "malato") ma si
studia il meccanismo, composto spesso anche dalla presenza di tali
costrutti o schemi, come non specifico di un modo di essere strettamente
definito. In questo senso non si è tenuto conto, nel campionamento, della
presenza di variabili più strettamente personologiche (il che può sempre
essere fatto in futuro).Il disturbo da ansia acuta e panico può
manifestarsi in diverse organizzazioni personologiche non per questo i
soggetti sono "fobici" come cluster personologico (ad esempio il
cluster C del DSM IV).Nel presente studio si è evidenziato tuttavia un
andamento nello stile dei pazienti studiati, e tale caratteristica pur
senza essere stata riportata tra i dati della ricerca può essere
sintetizzato come segue: intolleranza alle difficoltà, minore capacità
di tollerare punti di vista diversi (anche nelle discussioni), tendenziale
assolutismo e perfezionismo nelle mete personali, stile sportivo ed attivo
nella adolescenza. Tali caratteristiche, che non sono ovviamente dei
tratti predisponenti nè delle stigmate personologiche, devono essere più
dettagliatamente studiati ai vari livelli di descrizione della
psicopatologia: da tali dati potrebbe derivarne anche una smentita del
presente punto di vista.
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