|



Newsletter
PSICOTERAPIA


 














www.psicoterapie.org
www.tossicodipendenze.net
www.disturbialimentari.com
www.disturbisessuali.it
www.ossessioniecompulsioni.it
www.terapiadicoppia.it
www.attacchidipanico.it
www.psicosi.net
www.fobia.it
www.depressioni.it
www.ansie.it
www.infanziaeadolescenza.info
www.terapiedigruppo.info
www.psicoterapie.info

| |
Il
valore positivo della bugia
Mentire è un comportamento diffuso, tipicamente
umano, non è tipico dell’adolescenza, né necessariamente un indice di
psicopatologia; di solito viene valutato infatti da un punto di vista etico più
che psicopatologico.
Non appena i bambini sono in grado di utilizzare il linguaggio con sufficiente
competenza sperimentano la possibilità di affermare a parole una verità del
desiderio e del sentimento diversa da quella oggettiva. E’ noto che i bambini
non hanno la stessa proprietà di linguaggio degli adulti, per cui spesso gli
adulti chiamano bugia ciò che per il bambino è espressione di paure, di
bisogno di rassicurazione o di percezione inesatta della realtà.
Si può parlare di bugia quando si nota l’intenzione di “barare”, e
comporta un certo livello di sviluppo. Nei bambini avviene come messa alla prova
per misurare poi la reazione degli adulti al suo comportamento. Nel crescere
assume anche altri significati.
Le motivazioni alla base del mentire possono essere diverse: alcune bugie
servono a nascondere, altre ad esibire, vi sono bugie pubbliche e bugie private.
Ogni età e ciascuno dei due sessi ha le proprie bugie tipiche.
Qualche volta la bugia si identifica con la disobbedienza: se obbedienza è fare
ciò che viene richiesto, comportamento apprezzato e desiderato dai genitori,
requisito necessario per una buona interazione con il bambino, la
mancanza di obbedienza non è necessariamente
un dato negativo. La capacità di “mentire” può essere considerata
una conquista cognitiva attraverso la quale il bambino cerca la sua
posizione e indipendenza nel
contesto familiare. Questo esercizio permette di sviluppare un proprio pensiero,
ma anche le abilità e le strategie sociali, che lo aiuteranno ad esprimere la
sua autonomia in modi socialmente accettabili.
Dal punto di vista dello sviluppo ciò che ci preme segnalare è il passaggio
dal raccontare la semplice bugia all’esibire abilità più complesse quali la
capacità di contrattare e
di negoziare.
Decisamente significativo su tale svolta l’atteggiamento delle figure
educative, dai genitori agli insegnanti, che devono essere fermi sul limite,
chiari sul valore e sulla leicità delle varie condotte, supportivi nel dare
spazio..ovvero un mix per nulla facile da realizzare.
In alcuni casi, specie a partire
dall’adolescenza, motivo psicologico tipico della bugia è il bisogno di
nascondere parti di sé; in questo
caso essa viene utilizzata per proteggere un segreto, spesso un Sé ancora
troppo insicuro per mostrarsi in pubblico. La parte di Sé che si sceglie di
nascondere può essere di volta in volta diversa: la propria pochezza e
dipendenza infantile, o all’opposto, la nuova identità, il corpo e la mente
che crescono.
E’ caratteristica dei maschi l’uso della bugia come esagerazione delle
proprie qualità; non a caso questa motivazione psicologica della bugia è
diffusa nella prima parte dell’adolescenza, quando a una vaga sensazione di
potenza in fieri, non si accompagna ancora la percezione di competenze in grado
di tradurla in atto.
Per le femmine mentire può essere più facilmente connesso ad un clima
relazionale di confidenze e segreti giurati e poi traditi, ad un gioco di
rilevazioni e nascondimenti. Questi diversi stili rimandano ad un differente
rapporto con l’ideale di ruolo sessuale, con un immagine del Sé sessuale
maschile più esibita ed un immagine del Sé femminile più giocata sulla
ritrosia, sul nascondere e rivelare.
Ci sono ragazzi che mentono solo in uno specifico contesto relazionale, in
famiglia o a scuola, con gli amici o nei rapporti sentimentali. In questi casi
sarà un aspetto specifico del Sé ad essere nascosto ad un determinato
interlocutore.
L’uso della bugia in adolescenza può dunque indicare una difficoltà di
integrazione dei diversi aspetti di Sé, in una fase evolutiva in cui i mondi
relazionali non sono ancora integrati tra loro.
In questo caso mentire è una esigenza fisiologica di carattere difensivo,
finalizzata a proteggere aspetti di Sé ancora molto fragili; l’uso della
bugia contribuisce infatti alla costruzione di uno spazio privato del Sé. Saper
mentire è da questo punto di vista un’espressione iniziale della capacità di
tenere le cose per sé, di tollerare, di avere uno spazio privato, segreto, non
condiviso con altri.
Un esempio è la storia di Henri Potter, dove il vivere in mondi paralleli, un
po’ magici, permette di meglio esprimere i vari aspetti del Sé e di
integrarli con maggiore chiarezza.
Un adolescente che non è in grado di sottrarsi allo sguardo dei genitori e
chiede di essere approvato in ogni suo comportamento, anche trasgressivo,
segnala, con il bisogno di condividere ogni esperienza emotiva e
comportamentale, la difficoltà a rendersi autonomo. In questo senso la
confidenza che alcuni genitori, in genere le madri, pretendono dai figli e
soprattutto dalle figlie, sulla loro vita sentimentale e sessuale, e che qualche
volta vantano di ottenere – “Guardi, ne sono certa, mia figlia mi racconta
proprio tutto, sono io la sua migliore amica…” – rappresenta una
violazione del nuovo Sé che va costruendosi e che si definisce alzando pareti
divisorie fra la propria vita emotiva e quella dei genitori.
Per concludere vorremmo soffermarci sul ruolo positivo della bugia negli adulti.
Alle volte nascondere la verità a noi stessi può aiutarci ad affrontare meglio
le situazioni problematiche. Chiameremmo “autoinganno terapeutico” quella
abilità di un soggetto a costruirsi visioni della realtà che lo conducano a
cambiare le sue disposizioni e reazioni disfunzionali.
Una strategia che illusoriamente crediamo ci aiuta a vivere meglio si basa sul
fatto che se ad un individuo per esempio piace pensare che un evento è vero può
ripeterselo nella mente, scriverlo e citarlo ripetutamente con formulazioni
diverse, sino a persuadere altri di ciò di cui vuole persuadere sé stesso. Se
riuscirà ad ottenere tale scopo, quello della persuasione altrui, avrà
costruito una credenza stabile nella sua mente, ma dovrà poi affrontare lo
sforzo continuo di tenere in piedi un castello che può crollare da un momento
all’altro. Nulla paga di più della chiarezza, senza per questo dover rivelare
i propri più profondi e intimi pensieri.
Dott.ssa
Elena Cristofori
Dott.ssa
Barbara Rossi
|