INTERVISTE a Gianni Lanari
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 17/04/2009 "Rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono troppo frettoloso".
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 27/03/2009 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Il primo amore del figlio."
- 20/03/2009 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono una spiona sessuale?"
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 13/03/2009 "Obiettivo: famosi a tutti i costi." di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/03/2009 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mio marito non mi desidera più."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/02/2009 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Lui soffre di eiaculazione precoce."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 21/11/2008 "Mamma, mi sono fidanzato!" di Lorenzo Olivero
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 14/11/2008 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Gli adolescenti dormono poco?"
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 17/10/2008 "Si droga? C'è un test per scoprirlo" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 10/10/2008 "Film vietati ai minori. Sono pericolosi?" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 19/09/2008 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Questo è mobbing?"
- SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 19/09/2008 "Il benessere? Va coltivato" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 01/08/2008 "Mi vergogno del mio cognome" di Camilla Buffoli
-IL TIRRENO 18/07/2008 "In spiaggia ci si abbronza anche con il pc" di Elisa D'Alto
-
PAN
– Rivista Trimestrale LIDAP (Lega Italiana contro i Disturbi d’Ansia, da
Agorafobia e da Attacchi di Panico)
n. 2-3/2008
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 07/07/2008"rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Il sesso non mi piace."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 02/06/2008"Vado in vacanza, che stress!" di Lorenzo Olivero
-MENSILE NATURAL STYLE maggio 2008" Caro, proviamo a capirci " di Margherita Geronimo
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 02/05/2008 "Non riesco a smettere di fumare."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 02/05/2008 "Ho paura che mi venga un infarto."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 11/04/2008 "Dopo l'incidente non riesco più a guidare."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 04/04/2008 "Sorelle: amiche o nemiche?" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 28/03/2008 "Perfezionismo. Virtù o mania?" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 14/03/2008 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono ossessionata dal sesso."
-MENSILE FOX Marzo 2008 "Schiavi del web" di Marco Faletti
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 11/01/2008"Scuole superiori. E'ora di scegliere" di Valeria Ghitti
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 04/01/2008 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Il sesso? Non gli interessa."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 04/01/2008 "NATALE. C'é anche chi lo odia" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 12/10/2007 "Pregare aiuta a stare meglio?"di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 05/10/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Che cos'è la psicoterapia cognitiva?."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 31/08/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: L'ansia mi blocca."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 31/08/2007 "Non e vero, ma ci credo" di Norberto Festo
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 24/08/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Lo stress mi attanaglia."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 27/07/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Il mio ragazzo è un esibizionista."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 27/07/2007 "Servono i compiti delle vacanze?" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 20/07/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mia figlia è anoressica?."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 20/07/2007 "40 anni e vive ancora con la mamma" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 20/07/2007 "PASSIVI O AGGRESSIVI ? MEGLIO ASSERTIVI" di Valeria Ghitti
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/07/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Non smette di giocare."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/07/2007 "Cucina che ti passa" di Valeria Ghitti
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 29/06/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mio Figlio fa uso di cocaina."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 08/06/2007 "Burraco, il gioco che piace alle donne" di Camilla Buffoli
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 08/06/2007 "Gemelli: la loro individualità va rispettata" di Camilla Buffoli
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 01/06/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Con le mani nei capelli."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 01/06/2007 "Volontariato fa bene anche a se stessi" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 25/05/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono una caffeinomane?."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 11/05/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mio marito soffre di pornodipendenza web?."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 04/05/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Traumatizzato da un incidente."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 27/04/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mi abbuffo e sto male."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 20/04/2007 "Il nonno vuole fare un viaggio" di Rossana Pessione
-SETTIMANALE DI TUTTO 16/04/2007 "Il talamo nuziale si sdoppia. Ed è boom per le CAMERE DA LETTO SEPARATE" di Monica Marzano
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/04/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Con gli altri sono a disagio."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 30/03/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Ho delle paure assurde!"
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 16/03/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Come riconoscere gli attacchi di panico?"
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 09/03/2007 "rubrica MENTE CUORE SESSO PSICHE: Lavo le mani di continuo."
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 23/02/2007 "Scherzi della parola: colpa dell'inconscio?" di Nadia Accardi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI12/01/2007 "Parenti serpenti"di Claudia Ziliani
-SETTIMANALE VIVERSANI 24/11/2006 "Sempre più figli unici" di Lorenzo Olivero
-MENSILE BENEFIT Ottobre 2006 "I nuovi complici della ciccia" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 29/09/2006 "Vincere il mal da rientro" di Lorenzo Olivero
-SETTIMANALE DONNA MODERNA 23/08/2006 "Il panico ti attacca? E tu attaccalo" di Laura D'Orsi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 18/08/2006 "Attacchi di panico: possono diventare positivi" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 4/08/2006 "Chi ha paura delle vacanze?" di Silvia Finazzi
-MENSILE INSIEME Agosto 2006 "Spiaggia. Lui dov'è?" di Margherita Geronimo
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 5/05/2006 "Quando diventare papà fa paura" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 17/03/2006 "Bacio di donna" di Lorenzo Olivero
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 17/02/2006 "L'ossessione dello shopping" di Valeria Ghitti
-MENSILE BIMBISANI & BELLI Febbraio 2006 "Perchè mi sento così triste? La depressione post-partum, un fenomeno dalle molte sfaccettature" di Silvia Finazzi
-PORTALE LIBERO.IT 27/01/2006 "Problemi di coppia."
-MENSILE DONNA IN FORMA Dicembre 2005 "Per essere sexy basta volerlo" di Annamaria D'Alessandro e Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 16/12/2005 "Dislessia: vincerla si può" di Silvia Finazzi
-LA STAMPA web 7/12/2005 "Pornodipendenza web: Il fenomeno sommerso del popolo della rete" di Ivan Fulco
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 11/11/2005 "L'amore che non ti aspetti" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 7/10/2005 "Piromani: perchè appiccano il fuoco" di Sonia Parzani
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 26/08/2005 "Se ti piace l'uomo di un'altra" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 29/07/2005 "Perchè si sparla" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 10/06/2005 "Dai sfogo alla tua rabbia" di Silvia Finazzi
-MENSILE BENEFIT Giugno 2005 "La coppia che scoppia" di Arrigo Ribolla
-MENSILE BENEFIT Aprile 2005 "Il manuale del primo incontro" di Vera Pigorini
-SETTIMANALE DONNA MODERNA 9/03/2005 "Le piccole, grandi vergogne" di Serena Viviani
-SETTIMANALE PANORAMA 24/02/2005 "Aiuto web per pornotossici" di Angelo Sica
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 18/02/2005 "Collezionismo: passione o mania?" di Silvia Finazzi
-YOURSELF il magazine della psicologia Gennaio 2005 "Nell'era delle veline" di Chiara Settingiano
-SETTIMANALE ANNA 21/12/2004 "Acqua in bocca" di Paola Brianti
-MENSILE BENEFIT Dicembre 2004 "Il giocattolo giusto" di Silvia Finazzi
-YOURSELF il magazine della psicologia Novembre 2004 "Amica pigrizia ovvero: in fuga dalla fatica"di Barbara Songia
-MENSILE STARBENE Novembre 2004 "Fai con noi il tagliando!" di Roberto Sonaglia
-MENSILE BENEFIT Novembre 2004 "Lui, lei e....i soldi" di Silvia Finazzi
-SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 15/10/2004 "Gemelli: uguali ma diversi" di Silvia Finazzi
-PER ME - MENSILE FEMMINILE DI PSICOLOGIA Agosto 2004 "Da dove nasce la paura dell'acqua" di Gian Marco Merlo
- MF (il quotidiano dei mercati finanziari) 10/08/2004 "E' il momento di staccare la spina" articolo di Giuseppe Di Vittorio
- MENSILE BENEFIT Agosto 2004 "Miss e Veline - che cos'hanno in testa?" di Nadia Accardi
- SETTIMANALE BELLA 8/06/2004 "Perché sono così incostante?" di Silvia Finazzi
- BORSA & FINANZA 24/04/2004 "Malati di trading, il rischio è reale" di Andrea Fiorini
- MENSILE BENEFIT Aprile 2004 "La scuola multietnica" di Silvia Finazzi
- POLIZIA MODERNA Mensile Ufficiale della Polizia di Stato Marzo 2004 "Affari magici" di Annalisa Bucchieri
- MENSILE MEDICINA & SALUTE Marzo 2004 "Depressione: il male oscuro della mente" di Pasquale Navarra
- LA REPUBBLICA - inserto SALUTE - 18 Settembre 2003 "Fanno paura responsabilità e novità."
- ABITARE A ROMA - quindicinale di informazione - 2/10/2003 "Servizio Psicoinforma dal vivo."
- MENSILE MARIE CLAIRE Aprile 2003 "Self Help Web" di Mariangela Masino
- MF (il quotidiano dei mercati finanziari) 4/03/2003 "Tol, quando la passione diventa dipendenza" articolo di Giuseppe Di Vittorio
- BABELE - Periodico Quadrimestrale dell'Associazione Sammarinese degli Psicologi n.23 Gennaio 2003 "Settimana Nazionale della Prevenzione Psicologica"
- BOLLETTINO ORDINE PSICOLOGI REGIONE ABRUZZO Novembre 2002 "Settimana Nazionale della Prevenzione Psicologica"
- PSYCHIATRY ON LINE - Periodico Mensile di Informazione Medico Scientifica - Novembre 2002 - "Settimana Nazionale della Prevenzione Psicologica"
-MENSILE MEN'S HEALTH Settembre 2002 "Quando ti prende il PANICO" di Lorenza Guidotti
- MENSILE JACK (GRUNER MONDADORI) Novembre 2001 inchiesta "Pericolo: Prozac gratuito" di Anna Alberti
- RAI 3 26/10/2001 programma televisivo " Fobie: conviverci o curarle?"
- RADIO VATICANA 05/05/2001 "Trasmissione Orizzonti Cristiani - puntata dedicata alla DEPRESSIONE"
- DONNA MODERNA del 23 Gennaio 2002 "Ma le donne sono brave investitrici?" articolo di Mattia Pagnini
- MF (il quotidiano dei mercati finanziari) 20/02/2001 "Lo Psicologo: no all'eccesso di ottimismo o di pessimismo. Alla ricerca dell'equilibrio" articolo di Giuseppe di Vittorio
INTERVISTE AL CISP
- PSYCHOLOGIES MAGAZINE Ottobre 2005 "Affrontare la perdita di una persona cara"
- NEWS SETTIMANALE 21/09/2005 "Emergenza droga - alla ricerca di un dialogo" di Alessandro Valdina
- Mensile BENEFIT Agosto 2005 "Il vestito secondo lo psicoanalista"di Silvia Finazzi
-VITA magazine 25/05/2005 "Un gruppo di auto mutuo aiuto per chi ha perso il partner" di Gabriella Meroni
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 03/07/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Una fidanzata "asociale". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
"...Sono fidanzato da un anno con una ragazza molto dolce e intelligente che amo profondamente. L'unico problema fra noi è il suo rifiuto totale a stare insieme ad altre persone: stiamo sempre da soli e quando abbiamo occasione di vedere o conoscere gente nuova lei si inventa mille scuse. Si rifiuta di conoscere i miei amici e i miei genitori e non frequenta nessuno al di fuori di me. All'inizio la sua timidezza mi ha affascinato, ma ora sento di dover fare qualcosa per aiutarla. Anche perché la sua difficoltà di relazione le stanno facendo pensare addirittura di lasciare il lavoro. (Fabio, via email)
"...E' comprensibile il suo desiderio di fare qualche cosa per aiutare la sua ragazza. Da quanto descritto,ogni suo comportamento sembra teso a evitare situazioni di interazione con persone non famigliari. L'intensità e la persistenza di questi atteggiamenti fanno pensare che il problema, piuttosto che una semplice timidezza, possa essere una vera e propria fobia sociale. Questo disagio rientra nella categoria dei disturbi legati all'ansia ed è caratterizzato da una paura molto forte e persistente di vivere situazioni sociali in cui si è esposti e si interagisce con persone non famigliari, o si affronta il giudizio degli altri. In genere, chi ne soffre fa di tutto per evitare di doversi trovare nella situazione fobica e, se comunque ci si trova, prova una forte ansia che può manifestarsi con diversi sintomi, come per esempio palpitazioni, tremori, sudorazione, malessere gastrointestinale, tensione muscolare, arrossamento del viso, confusione. Il timore della manifestazione di questi sintomi davanti ad altre persone, fa insorgere una forte ansia anticipatoria, che porta a evitare molti comportamenti, come per esempio parlare in pubblico o mangiare davanti a persone non famigliari. Si cerca di evitare il più possibile i contatti con gli altri, per impedire che si accorgano di queste difficoltà. Può incoraggiare la sua ragazza a parlare di questa sua difficoltà, in modo che non abbia più bisogno di inventare scuse. Probabilmente con lei può trovare la forza di iniziare un percorso psicoterapeutico per uscire da una situazione difficile. Da quanto raccontato nella lettera, infatti, un aiuto sembra proprio necessario, in quanto la sua difficoltà interferisce in modo negativo non solo nella vostra relazione, ma anche nella sua vita professionale".
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 05/06/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Non riesco a eccitare il mio uomo". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"... Sono una donna di 46 anni e sto vivendo da qualche mese una relazione con un uomo poco più grande di me. Abbiamo entrambi riscoperto l'amore dopo due matrimoni drammatici. Fra noi è tutto bellissimo, ma non riusciamo ad avere rapporti sessuali soddisfacenti: lui dice di essere attratto da me, ma non ha mai un'erezione completa. Con la ex moglie non gli capitava, nonostante i problemi: quindi credo di essere io a non piacergli abbastanza..." (Beatrice, Lugano)
"... Da ciò che racconta, sembrerebbe che il suo compagno soffra di disfunzione erettile. Questo disturbo, molto comune soprattutto dopo i 50 anni, consiste nella difficoltà a raggiungere o a mantenere un'erezione adeguata. Quando gli esami medici e gli appositi test escludono qualsiasi tipo di causa organica, si parla di disfunzione erettile a prevalenza psicologica, i cui fattori scatenati più comuni sono depressione, stress, ansia e scarsa autostima. La fine di un matrimonio, per esempio, è un momento delicato che può aumentare notevolmente il livello di stress. La donna può percepire questo disagio come un rifiuto, che la porta a sentirsi inadeguata e poco attraente. E' sconsigliabile per entrambi i partner autocolpevolizzarsi, arrabbiarsi o lasciare spazio alla frustrazione perché, in questo caso, può instaurarsi un circolo vizioso che aumenta ulteriormente il livello d'ansia, rischiando di peggiorare la situazione".
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 22/05/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Paura di volare, disturbo o fissa?" Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"... Il mio fidanzato di 26 anni, con cui ho una storia a distanza da 3, sta mettendo un crisi il nostro rapporto perché si rifiuta di prendere l'aereo dicendo che ha paura di volare. Io trovo insensata questa fobia che ci costringe a vederci poco e dopo 8 ore di treno. A me sembra una fissazione". ..(lettera firmata)
"... Il suo fidanzato vive una fobia di volare che, da quanto lei dice, provoca un disagio alla vostra coppia. Le paure intense verso qualcosa che ragionevolmente non dovrebbe causare timore, possono essere considerate un vero disturbo qualora interferiscano significativamente con la vita di tutti i giorni, il lavoro o le relazioni. La paura di volare viene classificata come "fobia specifica di tipo situazionale", da distinguersi da altri tipi di fobie, come la paura degli insetti o degli eventi naturali come i temporali. Il suo fidanzato ha messo in atto, per proteggersi, una strategia di evitamento: evitare lo stimolo ansiogeno. Le consiglio di non considerare il disagio del suo ragazzo come una sciocca fissazione, ma di comprenderne la difficoltà e il senso di impotenza che questo disturbo può generare. Parlandone con lei senza sentirsi accusato può accettare l'idea di rivolgersi a uno psicoterapeuta".
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 17/04/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono troppo frettoloso". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Ho 36 anni, sono divorziato da un anno e, da qualche mese, ho una relazione con una ragazza molto più giovane di me. Con lei però non sono ancora riuscito ad avere rapporti sessuali soddisfacenti perché mi basta vederla nuda per avere un'eiaculazione. Prima non ho mai avuto problemi di questo tipo: che cosa mi succede?" (lettera firmata)
"... L'eiaculazione precoce è un problema sessuale molto diffuso e, spesso, le cause del disturbo sono psicologiche: periodi di vita stressanti, difficoltà sul lavoro, eventi famigliari importanti, cambiamento nello stile di vita possono avere ripercussioni sulla sessualità. Nel suo caso l'eiaculazione precoce potrebbe essere legata alla particolare situazione che sta vivendo: un evento come un divorzio potrebbe aver provocato uno stato di stress che ancora non ha superato. Inoltre, il fatto che la sua compagna sia molto più giovane di lei, può contribuire a creare uno stato di ansia da prestazione. Come la maggior parte dei disturbi della sfera sessuale, è preferibile affrontarlo in due: le consiglio, quindi, di intraprendere una psicoterapia che coinvolga anche la sua attuale compagna".
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 27/03/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Il primo amore del figlio." Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Sono molto preoccupata per mio figlio di 17 anni che, due mesi fa, si è fidanzato con una ragazza di due anni più grande di lui e ha cambiato totalmente il suo stile di vita: prima studiava, faceva sport e aveva tanti amici; ora sta di continuo con lei, escono quasi sempre da soli e non si dedica più allo studio come prima. Come devo comportarmi? E' opportuno che gliene parli, o devo fare finta di niente?" (Laura S., via email)
"...Suo figlio si è probabilmente imbattuto nella sua prima storia d'amore seria. Non c'è da stupirsi che un evento così importante influisca su tutti gli ambiti della sua vita, modificandola inevitabilmente. Il primo amore, come in genere tutto ciò che accade durante l'adolescenza, è spesso vissuto in modo estremo, con grande passione ed esclusività, caratteristiche tipiche di questa fascia di età. All'inizio di un rapporto, inoltre, è normale che la coppia viva una fase di forte vicinanza: questa fase è caratterizzata dall'idealizzazione dell'altro, dal bisogno di stare sempre insieme e dalla conseguente chiusura nei confronti del mondo esterno. Dopo questo periodo di "idillio" e fusione si passa, di solito, a una differenziazione, in cui crolla il sogno di perfezione dell'altro ed emergono le prime incompatibilità. Segue, quindi, una fase di esplorazione in cui i due diventano consapevoli in modo più realistico dell'altro e iniziano a "negoziare" la reciproca accettazione. Infine, si ha una fase di riavvicinamento, durante la quale la coppia consolida la propria unione, in modo più consapevole, equilibrato e realistico, rispetto all'idealizzazione e alla fusione delle fasi iniziali. Questo è ciò che dice la letteratura, ma nella realtà non si possono avere tempistiche certe e assolute: non si può, per esempio, sapere quanto dureranno le singole fasi, perché queste cambiano da coppia a coppia. Suo figlio probabilmente è immerso nella prima fase. L'evoluzione del rapporto dovrebbe portare a un cambiamento graduale nel modo di vivere la relazione, tale da risvegliare nei ragazzi gli interessi accantonati fino a quel momento. Non possiamo sapere i tempi necessari per questa evoluzione della coppia, anche perché la prima storie d'amore porta i ragazzi a confrontarsi con impegni e situazioni nuove. Il problema potrebbe sussistere solo quanto si arrivi a una "fissazione permanente" all'attuale stato simbiotico, cioè si resta incastrati nella prima fase. Ma dopo due mesi di relazione è ancora presto per dirlo.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 20/03/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono una spiona sessuale?". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"... Ho 30 anni e temo di avere qualcosa che non va: tempo fa ho sentito la mia coinquilina e il suo ragazzo durante un rapporto sessuale. Mi sono eccitata molto e ho cominciato a sperare che accadesse di nuovo. Ora è un'ossessione. Faccio in modo di essere in casa quando lei invita il suo ragazzo, prendo giorni di permesso al lavoro e invento scuse per non uscire con il mio fidanzato, che ormai non desidero più." (lettera firmata)
"... La situazione che descrive fa pensare a una dipendenza sessuale, caratterizzata dalla centralità del sesso nei pensieri di una persona, che la porta a trascurare gli altri aspetti della sua vita. E' importante sottolineare che provare un'eccitazione sentendo due persone durante un amplesso non è un fatto di per sé patologico: lo diventa se rappresenta l'unico modo per provare piacere e se danneggia o limita la vita di una persona. Inoltre, lei ha sostituito l'intimità con il suo partner con la ricerca di stimoli sessuali alternativi. Infatti, non lo desidera più e inventa scuse per non vederlo. La invito a riflettere sul perché prediliga un modo passivo di vivere la sessualità. E' importante capire anche come sta vivendo il rapporto con il suo compagno. Provi a concentrarsi sulla vostra relazione e a condividere con lui questa problematica, magari con l'aiuto di uno psicoterapeuta."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 13/03/2009
"Obiettivo: famosi a tutti i costi." di Silvia Finazzi
"... Abbiamo chiesto al dottor Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del CISP (Centro italiano sviluppo psicologia) di Roma un'opinione su questo fenomeno."
Oggi molti giovani ambiscono a lavorare nello spettacolo. Quali sono le ragioni principali di questo fenomeno?
Molti ragazzi vivono la possibilità di lavorare nel mondo dello spettacolo come un'occasione per uscire dall'anonimato e rincorrere il miraggio di guadagni elevati. Inoltre, in un mondo in cui l'apparire sembra vincere sull'essere, svolgere tale tipo di attività può essere vissuto come un modo per fare emergere se stessi e per dare un senso alla propria vita.
Come possono comportarsi i genitori di fronte a un figlio con queste ambizioni?
Il loro ruolo non è mai semplice. Da un lato i genitori hanno il diritto di dare consigli, ma dall'altro hanno il dovere di rispettare le decisioni del figlio. Meglio evitare un secco no: è un atteggiamento che crea distanza ed è inutile. La cosa migliore è cercare di costruire un dialogo con il ragazzo: la famiglia è l'unica che può stabilire dei limiti e allo stesso tempo allenare i figli a superarli, in modo da renderli più forti. E il modo migliore per raggiungere questi obiettivi è dialogare.
Come evitare che il ragazzo si illuda troppo?
Per evitare che il ragazzo si illuda in modo eccessivo è consigliabile stimolarlo ad avere delle aspettative realistiche sul mondo dello spettacolo. Un contesto in cui i sogni sono tanti, ma le realizzazioni poche. Mamma e papà dovrebbero insegnarli a essere ottimista e determinato, ma anche realista. Dovrebbero fargli capire che se ci si impegna tutto è possibile, ma non dovuto. Può succedere di mancare l'obiettivo, perché la sconfitta rappresenta esattamente il 50% delle possibilità.
Come gestire un eventuale insuccesso?
Ricordando le aspettative realistiche e aiutando il ragazzo a definire un tempo limite massimo per eventuali nuovi tentativi. E' bene non assumere un atteggiamento troppo consolatorio, ma nemmeno ignorare quanto successo: palarne insieme, analizzare la situazione con obiettività può aiutarlo a capire i motivi dell'insuccesso e a prendere coscienza di cosa è andata storto e di quali sono i suoi reali desideri.
E un successo?
Da una parte, è bene che i genitori gratifichino il successo del figlio, ma dall'altra devono aiutarlo a non crearsi aspettative eccessive. Il loro compito è anche quello di prepararlo alla gestione del momento in cui il successo non ci sarà più. E' importante continuare a essere presenti e, pur appoggiando il ragazzo, cercare di fargli capire che non è detto che tutto continuerà all'infinito.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/03/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mio marito non mi desidera più". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"... Sono una dona di 45 anni, sposata da 20. Da un anno non ho più rapporti sessuali con mio marito: lui non prende l'iniziativa e, se lo faccio io, mi rifiuta. Ho provato a parlarne, ma dice che non ci sono problemi, semplicemente non ne ha più voglia. A me sembra impossibile, perché abbiamo sempre avuto un'ottima intesa. Ho paura che abbia un'altra." (lettera firmata)
"... Forse suo marito non ha un'altra, ma soffre di un disturbo del desiderio sessuale. Il desiderio è un fenomeno dinamico, legato agli eventi della vita, e può andare dalla passione all'indifferenza, arrivando perfino all'avversione. Sono tre le componenti che lo costituiscono: una biologica, una psicologica e una culturale. Il livello del desiderio è il risultato della loro interazione. Suo marito potrebbe soffrire di un "disturbo del desiderio sessuale ipoattivo", caratterizzato della diminuzione o dall'assenza di fantasie erotiche e da una riduzione consistente dell'appetito sessuale, legato a cause soprattutto psicologiche. Per capirne le ragioni potrebbe essere utile interrogarsi sul periodo che state vivendo. E' stato un anno stressante? Il rapporto è cambiato? Sarebbe bene chiedersi se sia successo qualcosa in concomitanza alla scomparsa del desiderio. In genere, è consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta che, dopo una valutazione accurata, vi aiuterà a rintracciare le cause e a risolvere il problema.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 13/02/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Che cos'è la dipendenza sentimentale?". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"... Mia sorella ha 34 anni e fin dall'adolescenza ha collezionato storie d'amore disastrose. Mi ha fatto conoscere tutti i suoi ragazzi di cui era sempre pazzamente innamorata. Purtroppo, però, non è mai riuscita a farsi rispettare: ha subito tradimenti e umiliazioni ed è sempre stata lasciata. Appena finisce una storia si catapulta in un'altra. Ora frequenta un uomo sposato che non intende lasciare la moglie. Che cosa posso fare per risparmiarle l'ennesima delusione?" (Barbara, Milano)
"...Da quello che racconta, il problema di sua sorella si può ricondurre a ciò che viene definita "dipendenza sentimentale". Tale problema interessa soprattutto le donne. La dipendenza fa si che chi ne soffre abbia continuamente bisogno di un'altra persona a cui appoggiarsi per trovare un proprio equilibrio. Le cause di tutto ciò possono essere molteplici: in ogni caso, le donne più vulnerabili e insicure sono quelle maggiormente esposte al rischio. Speso, infatti, dietro la dipendenza sentimentale c'è una percezione distorta di sé: una persona può sentirsi incapace di provvedere a se stessa e credere di poter vivere solo all'interno della relazione di coppia. Il bisogno ossessivo di stare con qualcuno porta, spesso, ad assumere comportamenti sottomessi nei confronti dell'altra persona. La paura di perdere l'altro è così forte che, pur di evitare che tutto ciò accade, si annulla la propria personalità e, di conseguenza, anche la propria dignità. In tal modo, i bisogni dell'altro prendono il posto dei propri. Molto spesso essere dipendenti emotivamente da qualcuno è l'unica maniera che queste persone conoscono per mantenere un legame. Vorrei precisare che la dipendenza sentimentale non ha nulla a che vedere con l'amore. E' difficile vivere una relazione in modo "sano" se non si risolvono i problemi con se stessi. Per uscire da questo legame invischiante, è consigliato un aiuto professionale: potrebbe proporre a sua sorella di iniziare un percorso di psicoterapia, che le farà prendere maggiormente coscienza di sé."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 06/02/2009
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Lui soffre di eiaculazione precoce". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Sono preoccupata per il mio ragazzo: stiamo insieme da 2 anni e la nostra vita sessuale non va bene. Ho paura che soffre di eiaculazione precoce. Io sono la sua prima ragazza e pensavo che il problema fosse dovuto all'emozione e all'inesperienza. Credevo che col tempo tutto sarebbe risolto, ma così non e stato. I nostri rapporti sessuali sono sempre appaganti, a volte tutto finisce già con i preliminari. Abbiamo provato a parlarne con il risultato che lui si sente in colpa. Esiste una soluzione?" (Chiara, via email)
"...In queste situazioni, è importante impostare un buon dialogo di coppia, incentrato sulla complicità e comprensione reciproche. La consulenza di uno psicoterapeuta permette, inoltre, di riconquistare l'autostima, vincere l'ansia da prestazione e di avere una vita sessuale appagante. Dopo una diagnosi accurata per la miglior comprensione del problema, di solito si procede con esercizi rivolti alla coppia. La tecnica più diffusa è quella conosciuta con il nome di stop/start (arrestarsi e ricominciare): consiste in una serie di esercizi e manovre per bloccare l'eiaculazione nel momento in cui sta per cominciare, per poi riprendere la stimolazione sessuale; prevede anche di prestare maggior attenzione alle sensazioni che provengono dal proprio corpo per conoscerle e gestirle meglio. In tal modo, gradualmente il tempo trascorso fra l'inizio della stimolazione sessuale e il momento dell'eiaculazione aumenta. Di solito si può raggiungere un buon controllo eiaculatorio in 2-10 settimane di esercizio. Come le ho già accennato, il trattamento è rivolto alla coppia nel suo insieme e questo è molto importante per migliorare la complicità e l'intesa. Per alleviare il suo senso di colpa, provi a parlarne con suo ragazzo come di un problema che riguarda entrambi e che dovrete affrontare insieme."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 21/11/2008
"Mamma, mi sono fidanzato!" di Lorenzo Olivero
"... il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma dice che probabilmente la prima cotta si vive già all'asilo. Nei limiti dettati dalla mancanza di autonomia del bambino, i genitori dovrebbero conciliare le proprie esigenze con quelle del piccolo, cercando di rappresentare una sorta di "base sicura" da cui lui possa partire per sperimentare serenamente le emozioni..."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 14/11/2008
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE:Gli adolescenti dormono poco?" Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Mia nipote di 15 anni ha cominciato da alcuni mesi a dormire poco la notte, perché resta alzata fino a tardi dicendo che non ha sonno; poi, però, la mattina ha difficoltà a svegliarsi e resta sonnolente per l'intera giornata. Sono normali alla sua età queste difficoltà nell'addormentarsi?" (Lina, Milano)
"...Durante l'adolescenza lo sviluppo puberale può, a volte, comportare un aumento della sonnolenza, bisogno che, però, può non essere soddisfatto a causa delle nuove esigenze sociali, legate appunto all'età. La ragazza, probabilmente, trascorrerà più tempo con gli amici, magari nel week-end, protraendo l'ora del sonno. Questa abitudine, poi, si consolida anche quando, pur restando in casa durante la settimana, non ha voglia di andare a letto. Negli adolescenti, l'esigenza di coltivare le amicizie, i maggiori impegni scolastici e la spinta a contrastare le norme imposte, portano a non rispettare gli orari di sonno e risveglio, scatenando insonnia. Se sua nipote, però, risulta essere molto stanca, come lei dice, è consigliabile indurla a modificare le abitudini errate con un programma di comportamento corretto da adottare. E' bene, poi, consultare direttamente uno psicoterapeuta per verificare che l'eventuale disturbo del sonno non sia legato anche ad altri problemi."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 17/10/2008
"Si droga? C'è un test per scoprirlo" di Silvia Finazzi
"... il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma afferma che fare effettuare un test di questo tipo su un'altra persona, per quanto possa essere a noi molto cara, come un figlio, un partner o un amico, implica un controllo che oltrepassa la sfera privata. Nonostante lo si possa eseguire a fin di bene, un'iniziativa di questo tipo può implicare una mancanza di rispetto. A volte, si arriva ad assumere sostanze stupefacenti proprio per sfuggire a un rapporto asfissiante, nel quale ci si sente inglobati, per rifugiarsi nell'illusione di indipendenza e differenziazione che la droga può offrire. In tal caso, sentirsi controllati in modo così intrusivo può far emergere il disagio che sta alla base dell'uso di droghe. Per questo, bisogna fare molta attenzione..."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 10/10/2008
"Film vietati ai minori. Sono pericolosi?" di Silvia Finazzi
"... il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma afferma che da alcune ricerche americane, risulta che il 12,5 % dei giovani statunitensi fra i 10 e i 14 anni infrange i divieti e guarda film inadatti alla loro età. Viene quinti spontaneo domandarsi se c'è il rischio che la violenza delle scene possa desensibilizzare i bambini nei confronti dell'aggressività e portarli a considerarla normale..."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 19/09/2008
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Questo è mobbing?". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Ho 38 anni e vivo a Roma, dove lavoro come impiegata in una piccola società immobiliare. Da circa sei mesi la mia vita professionale è diventata impossibile. Il mio diretto superiore, dopo che gli ho fatto delle osservazioni su un problema che abbiamo avuto, mi rimprovera costantemente in maniera esagerata, non risponde alle mie domande, mi ha dato delle mansioni avvilenti, mi ha isolato dai colleghi e mi ha fatto sapere indirettamente che vorrebbe le mie dimissioni. Non riesco più a gestire questa situazione, che mi sta creando anche dei problemi di salute e nel rapporto con il mio partner. Che cosa posso fare?" (Francesca, Roma)
"...Il mobbing consiste in una situazione di aggressione, esclusione, emarginazione di un lavoratore da parte di colleghi o superiori. Chi ne è vittima viene isolato, sabotato, sminuito e deriso. La violenza psicologica esercitata di solito si evidenzia tramite le critiche distruttive più o meno velate, la maldicenza, l'isolamento, le richieste senza risposta, l'ostentazione di indifferenza o scarsa stima, i rimproveri ingiustificati o eccessivi, l'attribuzione di incarichi avvilenti. In una situazione del genere, il lavoratore prova disagio e, a volte, diventa aggressivo. Infatti, mette in discussione il suo valore, si sente insicuro, ansioso e depresso. Tutto ciò provoca una serie di disturbi (per esempio abbassamento delle difese immunitarie, problemi cardiaci, intestinali, tiroidei, della sfera sessuale, astenie e manifestazioni psicosomatiche), che possono diventare cronici. Con l'aiuto di uno psicoterapeuta avrà la possibilità di sapere come gestire al meglio questa situazione e ritrovare così il giusto benessere."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 19/09/2008
"Il
benessere? Va coltivato" di Silvia Finazzi
"...il dr Gianni Lanari, Psicoterapeuta, Presidente del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma afferma che l' horticultural therapy è una riabilitazione attraverso la natura, che comprende la piantagione e la cura dei fiori, piante e ortaggi, ma anche programmi di educazione ambientale, paesaggistico e progetti di sostegno per persone con vari problemi..."
Dal
SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 22/08/2008
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Mio figlio è eccessivamente timido". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Sono preoccupata per mio figlio di 17 anni. E' sempre stato un ragazzo molto timido, ma ultimamente la sua timidezza e aumentata. Dice che a settembre non vorrà più tornare a scuola, perché non riesce ad affrontare le interrogazioni, prova troppo vergogna quando deve parlare in presenza della classe. Ha difficoltà a confrontarsi anche con gli insegnanti da solo. Si sente in forte imbarazzo persino con i suoi compagni che vengono a studiare con lui a casa. Di che cosa può trattarsi?" (Lara, Milano)
"...La descrizione effettuata fa pensare a una fobia sociale. La caratteristica principale di tale disturbo è una paura, marcata e persistente, delle situazioni sociali in cui si è esposti a un possibile giudizio sulle proprie prestazioni. L'esposizione alla situazione temuta, tende a essere evitata e provoca ansia. La persona che ne soffre, riconosce spesso che le paure provate sono irragionevoli ed eccessive. L'evitare le persone, l'ansia anticipatoria o il disagio provato possono interferire significativamente con il rendimento lavorativo o scolastico. La presenza di diventi nell'infanzia può rendere il problema più sfavorevole, in quanto il disturbo attuale potrebbe essere connesso a caratteristiche strutturale di personalità, piuttosto che a situazioni temporanee. Sono consigliabili quindi una valutazione psicologica accurata e una eventuale successiva psicoterapia."
Dal
SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 01/08/2008
"Rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Credo
di essere masochista". Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma.
"...Sono una ragazza di 34 anni e penso proprio di essere masochista. A volte, infatti, trovo eccitante essere umiliata, rimproverata o legata dal mio compagno. Io so che lui non mi fa del male, ci amiamo e siamo davvero molto affiatati. Sarebbe forse il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta? Credo che non sia un comportamento del tutto normale". (Marta, Foggia)
"...Nel masochismo sessuale una persona prova eccitamento in situazioni reali nelle quali viene umiliata, picchiata oppure fatta soffrire in qualche altro modo. Nel sadismo sessuale, al contrario, il sadico prova eccitamento nel compiere azioni reali che inducono sofferenza psicologica, oppure fisica, nella propria vittima. Per considerare tutto ciò "malato", gli impulsi, le fantasie e i comportamenti in questione devono causare disagio e comportare problemi significativi nella vita di relazione, in quella sociale oppure sul posto di lavoro. In una coppia sado-masochista, queste pratiche possono anche costituire dei "giochi di coppia" che rafforzano il legame, creando maggiore complicità fra i partner. In tal caso, infatti, le pratiche in questione sono volontarie e non comportano mai alcun tipo di sofferenza (per esempio perdita di autostima, senso di insicurezza e vergogna, paura, ansia o addirittura danni fisici). Il confine fra normalità e disturbo in questo campo è, però, molto sottile. La vittima, per esempio, potrebbe non essere veramente consenziente, ma indotta a questi comportamenti da parte di un partner sadico. Di conseguenza, se lei avverte un certo disagio per questo genere di pratiche, rivolgendosi a uno psicoterapeuta avrà la possibilità di sviluppare fino in fondo il proprio benessere personale e anche quello di coppia."
Dal
SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 01/08/2008
"Mi vergogno del mio cognome" di Camilla
Buffoli
"...Abbiamo chiesto al dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma un'opinione in merito alla questione "cognome"
-Secondo lei può esistere davvero una sorta di depressione da cognome, o comunque una correlazione tra il cognome e la sfera psicologica?
-La depressione viene spesso correlata agli eventi di vita stressanti e per alcune persone il proprio cognome può diventare un fattore stressante. Dipende dal significato che si da agli eventi. Un evento, infatti, può essere considerato stressante da una persona e addirittura divertente da un'altra. E' l'interpretazione che si attribuisce alle situazioni a determinare i vissuti emotivi, che quindi variano da persona a persona. Un cognome ridicolo può essere un motivo di forte stress, malessere e sofferenza per alcune persone, particolarmente sensibili, fragili o provate da altre situazioni, mentre può essere solo un buffo accessorio per altri, che ne fanno oggetto di autoironia .
-Quali sono le possibili dinamiche psicologiche alla base?
-Un "cognome particolare" può diventare, con un pizzico di autoironia, il pretesto per stare bene con gli altri e farsi due risate. D'altro canto, può anche diventare la causa di vissuti emotivi sempre più negativi, che spingono a evitare gli altri e a vedere il mondo con "le lenti scure". L'ago della bilancia, il fattore determinante, in questo caso è proprio il vissuto della persona, il suo carattere, la sua capacità di reagire al problema o meno.
-Che cosa suggerisce per trovare una soluzione al problema?
-Con l'aiuto di una psicoterapeuta si può imparare progressivamente a modificare i propri vissuti soggettivi e i comportamenti disfunzionali, così da uscire della depressione e da conquistare il proprio benessere personale. Gli psicoterapeuti sono a disposizione anche di chi ha un cognome particolarmente non gradevole e che lo vivono, o rischiano di viverlo, con tensione e profondo malessere.
Dal quotidiano IL TIRRENO 18/07/2008
"In spiaggia ci si abbronza anche con il pc" di
Elisa D'Alto
Tutti d'accordo a usare internet in spiaggia? A quanto pare no. Questa "moda", infatti, fa sorgere un dubbio: possibile che non siamo in grado di staccarci dalla rete nemmeno in vacanza? "Internet è diventato uno strumento del quale non possiamo fare di meno - risponde il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma -, con la sua diffusione è cambiato il modo di lavorare, relazionarsi e divertirsi, tanto che è diventato un'estensione delle nostra mente della quale sentiamo la mancanza quando non è a disposizione". In alcuni casi, quindi, risulta quasi impossibile farne di meno: "Per le sue caratteristiche - continua Gianni Lanari internet è un mezzo che può portare a dipendenza, infatti consente di sostituire il mondo reale con uno artificiale. Facile quindi provare un gratificante sentimento di fuga della vita reale". Ma quando si parla di una vera e propria dipendenza? "Possibili campanelli d'allarme possono essere costituiti dall'eccessivo quantitativo di ore passate on line, dall'irritabilità manifestata quando si viene distratti o distolti dal computer e dal progressivo isolamento. La dipendenza della rete ha un suo nome: IAD (Internet Addiction Disorder) ed è caratterizzata dalla presenza di sintomi comuni alle altre dipendenze, come la sindrome d'astinenza, l'ansia e la depressione". Casi limite, forse. Sull'uso di internet in spiaggia, comunque, non pende un divieto assoluto: "Internet non dovrebbe rubarci il tempo da dedicare alla vacanza, se ci accorgiamo che ci stiamo perdendo qualcosa del mondo reale perché troppo presi da quallo virtuale allora è meglio provare a dimenticarsene, perlomeno in spiaggia". Come in ogni cosa, basta usare un pizzico di buonsenso: "Poiché internet fa parte della nostra vita, non sorprende che sorga la necessità di connettersi anche in vacanza, ma, come per la vita quotidiana - conclude Gianni Lanari -, è preferibile usarlo con moderazione".
Da PAN – Rivista Trimestrale
LIDAP (Lega Italiana contro i Disturbi d’Ansia, da Agorafobia e da Attacchi di
Panico) n. 2-3/2008
Non si può affrontare il tema della “cura” prescindendo
dal concetto di “cura di sé”: è improbabile che una persona incapace di
cogliere e rispettare i propri bisogni, sappia occuparsi in modo sano di
un’altra persona.
Grazie intanto a
tutti e tre, per averci regalato un po’ del vostro tempo: approfitto subito
della vostra disponibilità e chiedo, a ciascuno di voi, una definizione
personale di CURA.
Dr. Lanari: Tutto ciò che noi possiamo fare per trovare il giusto equilibrio
tra il voler bene a noi stessi e agli altri. Tale equilibrio diventa molto utile
per migliorare la nostra autostima.
Dr. Minervino: Cura è,
secondo me, quell’insieme di atti materiali, affettivi, professionali e non,
che una persona può rivolgere a un’altra persona oltre che a sé in una
condizione di bisogno da soddisfare.
Dr. Stefanini:
La cura, nei secoli, è stata una funzione affidata quasi esclusivamente ai
componenti la famiglia e ai vicini di casa (il prossimo). Nel tempo la funzione
si è specializzata in molti ambiti e, soprattutto nell’ultimo secolo e nei
paesi economicamente sviluppati, si è costruito un vero e proprio sistema di
servizi (educativi, sociali, sanitari) che hanno assorbito molte delle funzioni
di cura a suo tempo svolte dai componenti la famiglia allargata. Il senso di
insoddisfazione che spesso pervade le persone che entrano in questi sistemi
specialistici ripropone il tema della cura come fattore che ha componenti
psico-sociali e relazionali molto importanti. Sovente le persone, infatti,
lamentano, in questo caso, scarsa attenzione a se stessi. Non c’è sufficiente
cura per esempio nei processi massificati o quando “aiuto” e do aiuto
secondo schemi precostituiti, senza curarmi di comprendere i bisogni e i
desideri profondi delle persone. Potrebbe capitare che l’essere persone
aiutanti sia solo una nostra convinzione.
Un problema
specifico riguarda le persone che svolgono professioni di cura: spesso si dice
che la scelta di professioni di cura è motivata, in fondo, dai propri bisogni
di cura e, inoltre che essere centrati esclusivamente su processi di cura
rivolti agli altri può provocare vere e proprie malattie professionali o
quantomeno la sindrome del burn-out
(stress lavorativo specifico delle helping
professions).
Dottor Minervino, ci
può dare una definizione precisa di AUTOSTIMA? È una parola che compare spesso
nel linguaggio comune, ma non credo che sia un concetto semplicissimo e sempre
condiviso da noi profani...
È vero, si tratta di una
parola che, come tante altre, dall’universo delle parole psicologiche è
migrata nel linguaggio comune acquistando in familiarità, ma perdendo di
specificità. Il concetto di autostima si riferisce alla considerazione che uno
ha di sé, ed è una complessa confluenza di elementi percettivi, biografici,
affettivi di cui si ha una parziale coscienza. Intendo dire che una buona parte
degli elementi che vanno a costituire quella che indichiamo come autostima sono
inconsci, o per meglio dire non sono nel campo della consapevolezza: questo ci
rende conto della frequente differenza che si può riscontrare fra la stima che
abbiamo di noi e quella che hanno gli altri.
A lei, dottor
Lanari, chiedo invece di introdurci al concetto di ASSERTIVITA'...
Per assertività si intende la nostra capacità, nelle
situazioni conflittuali, di rispettare contemporaneamente noi stessi e gli
altri, invece che essere aggressivi (aggressivo è colui che rispetta se stesso,
ma non l’altro) o passivi (passivo è colui che rispetta l’altro, ma non se
stesso).
Dottor Minervino,
dottor Lanari, è sostenibile a vostro avviso la teoria che, alla base del
disagio psicologico, al di là dei sintomi con cui esso si manifesta, ci siano
problemi legati all’autostima e alla capacità di essere assertivi?
Dr. Minervino:
Certamente mi sembra sostenibile e per le ragioni che in parte ho esposto prima:
una collaudata capacità di essere assertivi e un sano livello di autostima
riparano dal rischio di disagi psicologici.
Dr. Lanari: Sono
delle variabili correlate. Di solito, se abbiamo una buona
autostima e siamo assertivi, abbiamo anche la capacità di stare bene.
Dottor Stefanini,
non solo gli individui, ma anche i gruppi sociali, possono essere incapaci di
essere assertivi: può tracciare l’identikit di un’organizzazione
anassertiva? Che tipo di disagio produce nelle persone che la compongono?
Per assertività si
intende la capacità di esprimere i propri bisogni e i propri desideri; in una
prospettiva relazionale comunicativa (nel senso che l’assertività gioca nelle
relazioni e non solo sulla singola persona), i gruppi sociali possono essere
aperti o chiusi all’espressione dei bisogni e dei desideri dei suoi componenti
oppure ne possono frustrare l’espressione con azioni sanzionatorie. Anche le
organizzazioni (intese come insieme di relazioni finalizzate al raggiungimento
di obiettivi condivisi) sarebbe auspicabile si sviluppassero secondo la logica
assertiva e quindi attenta a che i propri componenti possano, il più
liberamente possibile, esprimere i propri desideri e bisogni e non solo operare
in modo finalistico per gli obiettivi neutri dell’organizzazione stessa. In
sostanza, la qualità della organizzazione è definita anche dalla capacità di
essa di porre tra i propri obiettivi la soddisfazione dei propri componenti.
Dottor Minervino,
l’autostima si può imparare davvero?
Si può fare davvero molto per migliorare un livello di autostima
insufficiente e può essere proprio necessario farlo. Di solito è meglio
chiedere aiuto, non cimentarsi da soli in un’impresa che partirebbe senza i
minimi presupposti necessari: primo fra tutti proprio un livello di autostima
sufficiente. Molti sono gli strumenti cui ricorrere, più professionali come una
vera e propria psicoterapia individuale o di gruppo a vario orientamento, o meno
professionali come la partecipazione a gruppi di varia esperienza: teatro,
danza, meditazione, ecc.
E secondo lei,
dottor Lanari, come si può “curare” la mancanza di assertività?
Iniziando un trattamento psicoterapeutico
cognitivo-comportamentale.
Dottor Stefanini,
che rapporto c’è secondo lei tra la capacità di aiutare l’altro e il
livello di autostima e di assertività di colui che si presta a erogare tale
aiuto?
Un professionista
(ma non solo) se non ha un buon livello di autostima non può dare aiuto; questo
è un problema, ad esempio, per le professioni di aiuto a scarso valore sociale
(che spesso produce basso livello di autostima), pensiamo alle badanti (termine
quanto mai improprio e in sé spregiativo), agli ausiliari, ma anche agli
infermieri rispetto ai medici, ecc. Nello stesso tempo, proprio nelle relazioni
di cura spesso le persone sperimentano emozioni negative connesse
all’eccessivo senso di autostima di certi professionisti (“senza di me, il
deserto…”). È difficile definire il livello ‘giusto’ di autostima, se
non sulla base dei significati ed emozioni che esso trasmette nelle relazioni
tra le persone.
Se la mancanza di
autostima e la difficoltà a essere assertivi fossero una malattia, sarebbe una
malattia altamente contagiosa?
Dr. Lanari: A volte siamo schiavi di false credenze: ad es. nella vita di
tutti i giorni bisogna essere aggressivi per esser rispettati, oppure, chi
riesce a ottenere dei successi essendo aggressivo è da rispettare. Chi pensa
questo è fondamentalmente miope perché, con l’aggressività, anche se si ha
un apparente successo iniziale, nel breve e lungo termine si ha un effetto di
ritorno abbastanza negativo. Può succedere quindi di avere delle
convinzioni disfunzionali relative al “come stare bene” che tendono ad
essere “contagiose” finché. non troviamo il coraggio di metterci in
discussione ed iniziare una psicoterapia…
Dr. Minervino: Il
concetto di contagiosità si rifà classicamente ad agenti patogeni di tipo
virale o batterico, ma non è improprio parlarne anche in termini psicologici:
l’ansia ne è il miglior esempio. Per l’autostima e l’assertività, quando
difettano, non saprei dire, ma posso immaginare che alcuni atteggiamenti o
comportamenti che ne derivano potrebbe essere condizionanti per chi sta vicino e
forse in questo senso si potrebbe parlare di contagiosità.
Dr.
Stefanini: Evidentemente
esiste la possibilità, soprattutto nelle organizzazioni che si occupano di
cura, che si sviluppino sentimenti condivisi di scarsa autostima e assertività.
Questo induce a dare risposte standardizzate e quindi a ‘difendersi’ dal
dolore o dalla malattia altrui utilizzando schemi di riferimento collaudati
(peraltro, anche a tutela dell’ammalato, si pensi ai protocolli di intervento
su molte patologie ed eventi particolari). Se la persona agisce solo in virtù
di un protocollo effettuerà una buona (si spera) prestazione ma questo potrebbe
avere scarso valore terapeutico (inteso come capacità di produrre un vero
cambiamento).
Segnalo poi un
altro aspetto. La persona che si prende cura, spesso può andare in depressione
perché non trova spazi personali di manifestazione dei suoi bisogni e dei suoi
desideri: troppo presa a occuparsi dei bisogni degli altri non riconosce o non
si sente legittimata a parlare dei propri. Questo potrebbe innescare un circuito
negativo che, nel tempo, sarebbe molto negativo per lei stessa oltre che per le
persone di cui si cura.
*
Dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
Dr. Antonino
Minervino, medico, psichiatra, psicoterapeuta (Parma)
Dr. Pietro
Stefanini, sociologo (Parma)
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 07/07/2008
"rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Il
sesso non mi piace" Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
Sono molto a disagio nel rapporta di coppia con il mio compagno perchè credo di avere dei problemi sessuali. Non mi sento eccitata durante i rapporti, non ho mai raggiunto l'orgasmo e ho perso da tempo interesse per il sesso. Sono attratta da lui, ma non riesco a provare piacere e questo mi porta a evitare i rapporti sessuali, preferisco le coccole, e lui si sente un può rifiutato. Si può guarire? (Paolo, Mestre)
Dalla sua descrizione mi sembra di capire che il problema consista nell'incapacità di provare piacere. Di conseguenza, non riesce a raggiungere l'orgasmo e ha perso interesse per il sesso. Potrebbe trattarsi di disturbo dell'eccitazione femminile. Il trattamento si basa su un'accurata valutazione, che permette di scegliere le tecniche di intervento più opportune. Di solito, vengono prescritti alcuni esercizi per aumentare il tono dei muscoli implicati nella penetrazione, interventi che mirano alla stimolazione della fantasie sessuali, tecniche che si rivolgono alla coppia e alla loro relazione, capacità di comunicazione e intimità. Una buona psicoterapia, quindi, sicuramente può essere utile.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 02/06/2008"Vado
in vacanza, che stress!" di Lorenzo Olivero
"........il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma dice che le persone più a rischio stress pre-vacanze sono soprattutto quelle che già soffrono d'ansia, magari anche solo in forma latente. L'imminenza del periodo di vacanza, ricco di novità, può scatenare agitazione nelle persone ansiose perché comporta l'assunzione di tante responsabilità...."
Dal MENSILE NATURAL STYLE maggio
2008" Caro, proviamo a capirci " di Margherita
Geronimo
"........il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma afferma che non e difficile, assistere nel rapporto di coppia, a dei fraintendimenti tra lei e lui. Di solito i fraintendimenti aumentano quando vengono deluse le aspettative iniziali e viene a mancare la fiducia reciproca...."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 09/05/2008
" Bullismo : la battaglia inizia a scuola " di Silvia Finazzi
"........il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta, responsabile del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma afferma che la maggior parte dei casi di aggressione avviene nell'ambito scolastico. Il bullo, infatti, prova probabilmente dei sentimenti di inferiorità nei confronti dei compagni, magari per una serie di brutti voti o perché non si sente capito o integrato nel gruppo. Ecco perché molti istituti, in collaborazione con degli Psicoterapeuti, hanno lanciato delle iniziative speciali che puntano a coinvolgere direttamente gli adolescenti....."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 02/05/2008
"rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Non riesco a smettere di fumare." Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
Fumo da 30 anni e, nonostante numerosi tentativi, non sono mai riuscito a smettere. Ho provato da solo e con l'aiuto di farmaci ma, dopo brevi pause, ho ripreso. Esiste una terapia di tipo psicologico per risolvere questo problema? (Lorenzo, Milano)
Nel 1994 il tabagismo è stato inserito fra i disturbi psichiatrici nel Dsm (manuale di classificazione diagnostica dei disturbi mentali) come nicotino-dipendenza. Il fumo è una dipendenza provocata della nicotina, che comporta tolleranza (necessità di quantità sempre maggiori della sostanza o di assumere sempre la medesima quantità) e astinenza (manifestazioni fisiologiche e psicologiche in seguito a riduzione o interruzione dell'uso della sostanza). Il "fattore fumo" si inserisce nella personalità del fumatore e sembra aiutarlo nel gestire le emozioni, il tempo e le relazioni umani. Tali fattori rendono ragione del fatto che una terapia solo farmacologia può non bastare. Potrebbe rivolgersi a uno psicoterapeuta esperto in questa dipendenza e iniziare un percorso individuale o di gruppo. Il vantaggio è che è possibile condividere l'esperienza con altre persone con lo stesso problema. Ciò aiuta nei momenti di difficoltà, consente di rafforzare le motivazioni, crearne delle altre, consolidare la decisione presa e potenziare il benessere personale.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 02/05/2008
"rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Ho paura che mi venga un infarto." Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
"Negli ultimi due anni mi capita spesso di provare inaspettatamente la sensazione di avare un infarto. Ho dolore al torace, palpitazioni e non riesco a respirare. Ho paura di morire. Ho consultato un cardiologo, ma non sembra che ci siano problemi. Mi può aiutare? (Livio, Caserta)
"I sintomi descritti fanno pensare a un disturbo da attacco di panico. Tale disturbo rientra nella categoria dei disturbi d'ansia. Nonostante presenti una sintomatologia apparentemente somatica, si tratta di un disturbo psicologico. Indubbiamente la sua sofferenza è reale, ma non dovuta a problemi cardiaci, bensì a problemi legati alle emozioni. L'ansia e l'angoscia avvertite sono l'espressione di un segnale di pericolo, ma nel caso dell'attacco di panico il pericolo non è visibile. L'attacco si presenta in situazioni che non appaiono pericolose per l'integrità fisica della persona che lo sta provando. Il pericolo viene dall'interno, dalla parte più profonda della coscienza. Tali sensazioni potrebbero essere legate a situazioni di vita particolari che lei sta attraversando. Questo disturbo, se non tempestivamente curato, può comportare limitazione della libertà personale, dovuta alla tendenza a evitare luoghi e situazioni vissuti come potenzialmente scatenati l'emergere di un nuovo attacco e può compromettere la vita sociale, familiare e lavorativa, oltre a causare stati depressivi. Da tutto ciò però si può guarire rivolgendosi a uno psicoterapeuta e migliorando così la qualità della propria vita.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 11/04/2008
"rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Dopo l'incidente non riesco più a guidare." Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
"Un mese fa ho fatto un brutto incidente con l'auto. Fortunatamente non mi sono ferita gravemente, ma da allora sono terrorizzata all'idea di ricominciare a guidare. Mi faccio sempre accompagnare o uso i mezzi pubblici. Di notte spesso ho degli incubi relativi a incidenti d'auto e, a volte, durante la giornata mi capita di ricordare improvvisamente il momento della frenata brusca e sobbalzo spaventata. E' possibile che un'esperienza così comune a tante persone mi sconvolga a tal punto? (Maria, Empoli)
"L'episodio che lei ha vissuto, anche se comune, ha delle caratteristiche potenzialmente traumatizzanti, in quanto ha minacciato la sua integrità fisica. Ciò ha provocata in lei una forte paura, accompagnata dalla sensazione di essere inerme e impotente nei confronti della situazione pericolosa. Le reazioni ad avvenimenti di questo tipo dipendono molto dal vissuto soggettivo di chi li subisce e dai significati che si attribuiscono all'evento. Alcune persone possono essere più o meno vulnerabili di altre. Uno stesso evento può portare a reazioni in alcune persone e non in altre. Nel disturbo post-traumatico da stress si presenta, per almeno un mese dopo il verificarsi dell'evento traumatico, un insieme di sintomi fra i quali, il rivivere continuo dell'evento (nei sogni, nei pensieri o con frequenti flashback), l'evitamento degli stimoli associati con il trauma e variazioni della reattività generale. Si vive, quindi, una diminuzione dell'interesse per attività precedentemente ritenute piacevoli, sentimenti di distacco o diminuita capacità di provare emozioni. Un grosso aiuto per ritrovare la serenità e per riprendere sue normali attività quotidiane, come appunto tornare a guidare la macchina, potrà riceverlo rivolgendosi a uno psicoterapeuta.
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 04/04/2008
"Sorelle: amiche o nemiche?" di Silvia Finazzi
".....Il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma dice che a volte tra sorelle si è in perfetta sintonia, altre volte non ci si sopporta proprio, altre ancora questo "vincolo" oscilla tra amore e ostilità. Spesso crescere con una sorella aiuta però a sviluppare il senso della "condivisione" sia materiale che affettivo, della collaborazione e dell'unione. In tal modo si imparano fin da piccoli le regole basilari dei rapporti sociali e si sviluppa un maggiore altruismo e una propensione verso l'altro........"
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 28/03/2008
"Perfezionismo. Virtù o mania?" di Silvia Finazzi
".....Il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma dice che il perfezionista è tendenzialmente rigido, perché pensa che lasciarsi andare può significare scivolare, cadere, fallire e dato che difficilmente cede, dovrebbe offrirsi la possibilità qualche volta di " fare del proprio peggio"........."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 21/03/2008
"rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Esiste la dipendenza da internet? " Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
"Il mio ragazzo ha 24 anni, stiamo insieme da tre ed è ormai qualche mese che le cose non fanno che peggiorare. E' sempre stato un grande appassionato di internet, ma ultimamente non fa altro che passare il tempo davanti al computer: è ossessionato dalla posta elettronica, che controlla continuamente, oppure passa ore a chattare con amici e sconosciuti. Noi ci vediamo sempre meno e se riesco, a fatica, a farlo uscire, mi accorgo che è sempre nervoso. Non sono preoccupata solo per il nostro rapporto, ma anche per lui. Sono mesi che non riesce più a dare un esame all'università e sta abbandonando i suoi progetti." di Giulia, Firenze
"Dalla sua descrizione potrebbe trattarsi di un disturbo chiamato "internet addiction disorder", ossia dipendenza da internet. Questo tipo di problema è caratterizzato dal bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione, mancanza di interesse per le altre attività sociali, utilizzo ripetuto nonostante la consapevolezza dei problemi che provoca, sindrome d'astinenza (agitazione psicomotoria, ansia, depressione e pensieri ossessivi) quando se ne interrompe l'uso. La rete, per le sue caratteristiche, ben si presta come oggetto verso il quale è possibile sviluppare una dipendenza. Infatti, consente di sostituire il mondo reale con uno virtuale. Si sperimenta la sensazione di evasione o fuga dai problemi e di onnipotenza per la possibilità di superare i limiti personali, di spazio e di tempo. Per le persone presentano questo problema è difficile chiedere aiuto. Internet è, infatti, generalmente apprezzato ed è frequente il trincerarsi dietro l'opinione che il suo uso non può fare male. Chi ha tale disturbo, spesso, si sente solo. Ciò comporta ulteriori difficoltà a riconoscere il problema e a chiedere aiuto. Le consiglio, quindi, di parlare con calma con il suo fidanzato e di indirizzarlo verso una psicoterapia mirata."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 14/03/2008
"rubrica
MENTE CUORE SESSO PSICHE: Sono ossessionata dal sesso. " Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
"Ho 30 anni e mi sento ossessionata dal sesso. Da qualche tempo non faccio che pensarci, sono attratta e ho fantasie sulla maggior parte degli uomini che incontro. Ho sentito parlare della dipendenza dal sesso e ho paura che questo sia il mio caso. Che cosa ne pensa?" (Sonia)
"La dipendenza dal sesso, detta anche sex addiction, è caratterizzata dalla centralità della posizione occupata dal sesso nella vita della persona in questione, al punto da farle trascurare la famiglia, il lavoro, le relazioni, gli amici. Intorno al sesso ruotano tutti i pensieri e le azioni. E' vissuto come impulso irrefrenabile, indipendentemente dagli eventuali effetti negativi che può procurare a se stessi e agli altri. Tali comportamenti hanno un effetto sull'autostima e sulla gestione delle emozioni. Il partner sessuale spesso non viene "scelto", non si instaura una relazione con lui, ma è visto come un oggetto che consentirà la soddisfazione di un impulso. Pertanto, è facilmente sostituibile e può anche essere aggredito. Infatti, i comportamenti provocati dall'ossessione per il sesso sono compulsivi, fuori controllo e, per questo motivo, a volte anche ad alto rischio. Se lei avverte disagio in relazione ai suoi desideri e comportamenti sessuali, le consiglio di rivolgersi a uno psicoterapeuta, che potrà fare una diagnosi accurata e aiutarla a risolvere tutti i suoi dubbi."
Dal MENSILE FOX Marzo
2008 "Schiavi del web" di Marco Faletti
".....Il dr. Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro Italiano Sviluppo Psicologia di Roma afferma che fare a meno della rete diventa per molti sempre più difficile. In alcune situazioni si è in presenza di un vero e proprio disturbo: l'internet addiction disorder. Il Centro Italiano Sviluppo Psicologia si occupa da diversi anni di tale dipendenza, fornendo una rete di psicoterapeuti e gruppi di auto mutuo aiuto....."
Dal SETTIMANALE VIVERSANI & BELLI 15/02/2008
"rubrica
MENTE
CUORE
SESSO PSICHE: Ci sono dei siti per parlare del proprio malessere?" Risponde
il
dr.
Gianni
Lanari,
psicoterapeuta,
responsabile
del Centro
Italiano
Sviluppo
Psicologia
di
Roma
"Soffro di attacchi di panico da circa dieci anni. Questo disturbo mi ha portato gradualmente a evitare sempre più spesso le situazioni che consideravo rischiose. Avrei bisogno di sapere se esistono siti internet validi per poter condividere il malessere quotidiano con altre persone che soffrono dello stesso disturbo." di Martina, Firenze
"Oltre all'aiuto psicologico specialistico (psicoterapia), è importante anche l'auto-mutuo-aiuto. Al riguardo, le consiglierei di dare un'occhiata al sito www.ilsolenellavita.com: è rivolto alle persone che stanno vivendo disturbi psicologici, tra cui anche le crisi di panico. Collegandosi avrà la possibilità di capire l'origine della sua sofferenza. All'interno del sito esiste un forum di auto-aiuto, dove le persone possono confrontarsi sui propri disturbi e sulle esperienze di vita quotidiana. E'importante anche parlare con gli altri delle paure che chi sta male si trova ad affrontare. Paure che purtroppo, a volte, non vengono confidate neppure allo psicoterapeuta, quasi per una sorte di vergogna. Paure che comunque possono essere condivise e riconosciute nel vissuto dell'altro. Ciò aiuta a sentirsi più forti e a migliorare sempre di più la propria qualità di vita."
Dal quotidiano